Giorgia, Marco e la piccola Giada

Roma Settembre 2010

Mi chiamo Giorgia e sono ora la mamma felice di Giada, dopo tanta sofferenza vissuta accanto a Virginia.
Perché parlare di sofferenza quando si parla di un bimbo e della sua nascita?
Per rispondere ho bisogno di fare un passo indietro.
Io e il mio compagno abbiamo desiderato molto un bambino, dopo anni di convivenza e ci sembrava fosse proprio arrivato il momento. Dopo soli due mesi rimasi incinta, ci siamo lasciati andare alla nostra gioia e con tanto amore e dedizione abbiamo vissuto questo periodo molto intensamente.
Purtroppo però non tutto andò secondo i nostri sogni. Cesareo d’urgenza, quattro settimane prima del termine, in un’ ospedale dove, se ci fossero state delle complicazioni per entrambe, tutto poteva essere sotto controllo e facilmente accessibile. Non so se è stato proprio questo grande imprevisto ma dentro di me è scattato qualcosa, anzi forse è meglio dire è saltato qualcosa, e… quando ho guardato per la prima volta la nostra piccola ero tanto felice quanto inquieta e con una grande angoscia dentro.
Man mano che i giorni passavano e riprendevo le forze, riuscivo a stare seduta, poi addirittura ad alzarmi, parallelamente la mia felicità e quello che tutti dicono il senso materno scompariva. Non avevo il desiderio di prenderla in braccio, di allattarla con la scusa che mi faceva male il seno e quando poi la sentivo piangere avevo un grande senso di impotenza e di rabbia che mi faceva desiderare di allontanarmi.
Il mio compagno comprese immediatamente che non ero io quella persona, che stava accadendo qualcosa e che bisognava intervenire in qualche maniera. Prese contatti con il nostro ginecologo il quale fece il nome di Virginia un’educatrice perinatale ma anche una persona attenta alle eventuali problematiche della mamma.
Tornammo a casa e lì già ci aspettava la nostra “esperta” , non l’ho presa bene all’inizio, ma almeno mi dicevo qualcuno si occuperà della piccola, da parte mia continuavo a piangere ed a dormire cercando di evitare contatti con entrambe. Dopo due settimane mi resi conto che non si occupava solo della piccola, ma con la stessa dedizione e discrezione si prendeva cura anche di me. I giorni passavano e pian piano, ma solo oggi lo comprendo, cercava di coinvolgere anche me, con varie scuse per farmi intervenire con la bimba e soprattutto cercava un colloquio, cercava di ascoltarmi rassicurandomi. Io mi sentivo a poco a poco più forte dentro e più desiderosa di prendermi cura della mia bimba.
Con piccole ricadute e grandi accelerazioni siamo andate avanti fino alla completa uscita da questo tunnel che oggi posso chiamare con il suo vero nome: depressione post-parto.
L’aiuto di Virginia oltre quello del mio compagno e della mia stessa bimba è stato fondamentale, il suo starci ad ascoltare, poiché anche mio marito faceva capo a lei, il non sentirmi giudicata, ma compresa ed accettata, aver compreso che tutto ciò che stava accadendo non era dovuto al mio egoismo, ma proprio alla mia sensibilità ha dato un senso a questo periodo così buio.
Ora stiamo benissimo, tutti e tre, il sole è tornato a risplendere sulle nostre vite.

Grazie Virgy da Giorgia, Marco e la piccola Giada.