“Aiutami a fare da solo” (Maria Montessori)

“Aiutami a fare da solo” (Maria Montessori)

Questa bellissima frase di Maria Montessori mi accompagna ormai da molto tempo, dai tempi dello studio come Assistente  di Comunità Infantile con indirizzo Montessori, ma cosa vuol dire? ed è ancora attuale?

Partiamo però da una breve storia.

Maria Montessori

Maria Montessori nacque nel 1870, fu medico, pedagogista , scienziata, filosofa, educatrice , mise a punto del materiale specifico per aiutare la crescita armonica del bambino.

Cercò di far comprendere come lo stare accanto ad un neonato, e successivamente ad un bimbo,  con amore, unito a tanto rispetto, poteva fare la differenza, offrendo a lui gli strumenti per raggiungere l’indipendenza, senza per questo invaderlo, dandogli la possibilità di esprimersi e soprattutto ascoltandolo.

Credenze comuni

Un paio di settimane fa affiancando una neo mamma, lei mi chiedeva:  “Ma ci sono ancora scuole Montessori? Il metodo è ancora valido?”

Io credo di aver fatto, in tutto il mio percorso lavorativo, al nido, quando ho avuto la mia prima figlia e poi ancora con la seconda dopo dodici anni, una bella esperienza e posso affermare con certezza che questo metodo, questo rispetto del bambino, questo aiuto dato stando sempre ad un passo dal bimbo, pronta ad intervenire qualora ce ne fosse la necessità effettiva, ha premiato tutto questo.

“Aiutami a fare da solo” al quale  io aggiungo “e non fai tu al mio posto” questa è la chiave giusta, secondo il mio pensiero, per seguire un bambino.

Dare la possibilità di sperimentare l’ambiente e sperimentarsi in esso  è la strada migliore, offrendo stimoli che possano aiutarlo nelle piccole conquiste di ogni giorno.

Contributo all’autonomia

"Aiutami a fare da solo" - Maria Montessori

“Aiutami a fare da solo” – Maria Montessori

Il contributo alla sua autonomia può essere offerto fin dai primi giorni di vita, attraverso gesti semplici che possono essere ad esempio, offrire le vitamine con il cucchiaino, poiché in questo modo imparerà a rapportarsi con questo strumento.

Mettere il bimbo a pancia in giù per allacciare un golfino, così imparerà ad alzare e  girare la testa da un lato, rinforzando le spalle e favorendo domani il “gattonamento”.

Quando lo vestiamo poi chiediamogli di offrirci il braccio o la  gamba destro o sinistro, così quando avrà pochi mesi collaborerà e saprà distinguere le parti del suo corpo anche se non saprà ancora nominarle.

Quando piange e non possiamo prenderlo rivolgiamoci a lui rassicurandolo che lo prenderemo non appena saremo in grado di farlo e come per incanto lui si tranquillizzerà aspettando.

Insomma, trattiamo lui come vorremmo che qualcuno trattasse coi, con amore ma anche con tanta considerazione e rispetto, e tutto questo darà dei risultati incredibili.

Ogni nostro gesto deve essere fatto pensando a cosa produrrà domani e se all’inizio potrà risultare difficile perché pensiamo sia troppo presto, pian piano che i giorni passano diventerà una modalità normale.