Nora

Nessuno ti prepara quando diventi mamma o quantomeno nessuno ti prepara abbastanza alla profondità di emozioni che ti travolge e a tutto quello che il bimbo si aspetta da te, si lui si aspetta che tu sia preparata un po’ a tutto perché lui è talmente indifeso e inerme che conta su di te e quindi tu presa alla sprovvista su chi puoi contare?

Virginia è stata una persona che in punta di piedi mi ha regalato quel sollievo e quelle certezze che mi hanno risollevato in un momento in cui tutti parlavano ma nessuno con cognizione e competenza, e non dimenticherò mai quella spremuta d’arancia che mi preparò, quasi un elisir di pace e serenità, proprio per dire, non ti preoccupare qui ci sono io che penso a te, grazie ancora di tutto !

Nora

Neonato: le crisi dell’imbrunire

Neonato: le crisi dell’imbrunire

Neonato: le crisi dell'imbrunire

Neonato: le crisi dell’imbrunire

Quando la mamma esce dalla clinica con il suo neonato ha bisogno di un periodo di ambientamento, per ritrovare le forze fisiche, ma anche per riadattarsi a questa nuova condizione di mamma e di donna.

A volte c’è bisogno solo di pochi giorni per riprendersi fisicamente, poiché l’impegno con il suo bimbo ed il desiderio di essere di nuovo pronta per lui è tale che la ripresa è rapida e quasi tutto va nel migliore dei modi.

Erroneamente si pensa però che il neonato si adatti a questa nuova condizione in maniera semplice, invece anche lui ha bisogno di adattarsi a questa vita fuori dall’utero materno.

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Il libretto delle istruzioni neonato

Il libretto delle istruzioni neonato

Il libretto delle Istruzioni neonato.

Recentemente una mamma mi ha detto: “sono tornata a casa con il mio bimbo, ma non mi hanno rilasciato il libretto delle istruzioni!!”

Questa frase, se vogliamo simpatica, ci da la dimensione del fatto che, nonostante tutti i corsi fatti durante la gravidanza, ci si può sentire perse.

Oppure un’altra mamma: “ ho fatto un corso sull’allattamento, perché mi piaceva essere di aiuto a me ed ad altre mamme, credevo di sapere tutto, poi è nato il mio piccolo e mi sono resa conto che la pratica è un’altra cosa e le mie certezze si sono andate a far benedire, perché?”

O ancora una mamma medico che mi ha fatto osservare: “Io sono la mamma dei miei bimbi, non il loro medico, sono così dentro che non riesco ad avere la lucidità su cose ovvie per me”.

Una donna, quando diviene mamma, attraversa un periodo di grande sconvolgimento emotivo ed ha la necessità di essere supportata, compresa, ascoltata, accolta nelle sue fragilità.

Mi capita spesso di fare da interprete del libretto delle istruzioni alle neo mamme, ma sempre guidata dal mio cuore, oltre che dalla mia esperienza.

In effetti, aiutare a scoprire, senza ansia o paura, l’ingranaggio del meccanismo più bello del mondo, che la vita le ha regalato: il proprio bambino, è per me una grande gioia ed inestimabile fortuna oltre che una grande opportunità, e sono davvero grata alla mia professione.

Sono esagerata se penso di fare la professione più bella del mondo? Ma è davvero un lavoro? Una professione? Forse non lo comprenderò mai, a me non lo sembra!

Latte nero di Elif Shafak

“Un libro intenso, che tocca vari nervi scoperti dell’animo femminile: dal senso di inadeguatezza generico delle donne, all’obbligo di maternità alla depressione post partum.”
Questo in breve quanto scritto in una recensione dello libro “Latte Nero”, vorrei segnalarlo a tutte le mamme, perchè mi ha colpita, ho sentito dentro la disperazione di una donna, ma sopratutto la sua rinascita il suo uscire fuori da un vicolo buio.
Una grande speranza per tutte le donne che si trovano in un periodo analogo e non riescono a vedere la luce in tutto questo, ho tratto alcune pagine che sono secondo me significative e vorrei metterle a disposizione di tutte.
Eccole:
“Quel giorno misi la bambina nel passeggino e mi avventurai sulla strada trafficata. Prima con cautela, poi con più coraggio. Parlai con altre donne delle esperienze post partum e mi stupii di scoprire che molte avevano attraversato analoghe difficoltà emotive. Perché non ne sapevamo di più? Mi ero sempre sentita dire che le donne fanno i salti di gioia appena stringono i loro bebè tra le braccia. Nessuno mi aveva detto che, saltando, alcune sbattono la testa contro il soffitto e restano temporaneamente stordite.
Mentre scrivevo Lattenero, ebbi una miriade di conversazioni commoventi con donne di tutte le età e le professioni. Pian piano mi resi conto di non essere sola e questo mi aiutò moltissimo. Cercare sollievo nella com-pagnia era paradossale per una persona che si era sempre vantata di amare la solitudine, ma decisi di non curarmene.
Il fatto è che la depressione post partum è molto più diffusa di quanto la nostra società voglia credere.
Stranamente, in passato le donne lo sapevano. Le nostre bisnonne conoscevano le varie forme di instabilità post partum e dunque erano meglio preparate. Trasmettevano questo sapere alle figlie e alle nipoti. Oggi però ci siamo allontanate così tanto dal passato da non avere un vero accesso a questa saggezza. Siamo donne moderne. Quando siamo stanche e piene di lividi interiori, nascondiamo i segni con le ultime tecniche di make-up. Pensiamo di poter partorire un giorno e continuare con la nostra vita il successivo. Alcune lo fanno, naturalmente. Il problema è che altre non ci riescono.
In Turchia, le anziane credono che, nei quaranta giorni dopo il parto, la neomamma debba essere sempre circondata dai suoi cari. Se venisse lasciata sola, anche per pochi minuti, potrebbe essere esposta agli attacchi dei jinn, cadendo vittima di una valanga di ansie, timori e preoccupazioni. Questa è la ragione per cui le famiglie più tradizionali decorano ancora il letto della neo mamma di nastri scarlatti e spargono nella stanza semi di papavero consacrati per tenere lontane le creature soprannaturali che fluttuano nell’aria.
Non voglio dire che dobbiamo lasciarci guidare da una serie di superstizioni o pretendere che il personale sanitario appenda trecce d’aglio e amuleti contro il malocchio nei reparti maternità. Dico solo che le donne dei tempi pre-moderni – grazie alle loro storie, tradizioni e credenze da vecchie comari – erano consapevoli di un fatto essenziale che noi non siamo altrettanto brave a comprendere: nel corso della vita, la donna attraversa varie fasi importanti, e la transizione da una all’altra può non essere facile. Prima di ricominciare a vivere appieno il presente, può essere necessario chiedere aiuto, sostegno e consiglio. Mentre una donna – o un uomo – passa da un giorno al successivo, lottando, risolvendo i problemi, organizzando e controllando, ci sono momenti in cui la macchina del suo corpo può incepparsi. Nella nostra determinazione ad affermarci e a essere forti e sempre perfette, abbiamo perso di vista questa saggezza semplice e antichissima.
La Signora Debolezza non è molto popolare fra le rappresentanti della nostra generazione. Nessuno sa dove si trovi oggi, ma si mormora sia stata esiliata su un’isola del Pacifico o in un villaggio alle pendici dell’Himalaya. Tutte ne abbiamo sentito parlare, ma è proibito pronunciare il suo nome ad alta voce. Al lavoro, a scuola o a casa, ogni volta che la sentiamo menzionare, sussultiamo, temendo le conseguenze. Benché non sia esattamente sulla lista dei ricercati dall’Interpol, nessuno vuole essere associato alla sua figura.
Tutto ciò non esclude che la maternità sia uno dei doni più grandi della vita. Plasma il cuore come argilla, mettendo ci in sintonia con il ritmo dell’universo.
Non a caso molte donne affermano che la maternità è stata la cosa migliore che sia mai capitata loro. Sono pienamente d’accordo.
Ciononostante una donna non diventa madre nel momento in cui partorisce. Si tratta di un processo di apprendimento, e alcune impiegano più tempo di altre. Ci sono quelle che, come me, vengono profondamente disorientate da questa esperienza. Con questo non intendo dire che diventare madri sia più difficile per le persone creative, perché ho visto donne di tutte le professioni provare uno smarrimento analogo, anche se in misura variabile. Nessuna donna è totalmente immune alla depressione post partum. Forse proprio le più forti e fiduciose sono, in realtà, le più vulnerabili. Stranamente, ci si può ritrovare su queste montagne russe psicologiche tanto alla prima gravidanza quanto alla seconda, alla terza o persino alla sesta.
Dopotutto le gravidanze sono come i fiocchi di neve. Non ne esistono due identiche.”

Cosa ne pensate, condividete la mia opinione? La gravidanza ed un bambino sono un punto di partenza o di arrivo per una donna?
La depressione post partum non è una punizione o una cosa di cui vergognarsi, ma un’esperienza che costringe alla riflessione a fermarsi e ciò può rappresentare una risorsa per la mamma da cui ripartire.
Aspetto i vostri commenti.

Depressione post-partum

Le esperienze di questi anni, gli affiancamenti fatti, le difficoltà incontrate, le mamme conosciute mi hanno spinto a scrivere su un argomento scottante quanto attuale come la depressione post- parto.
Tengo a precisare che non sono un medico o una psicologa, ho solo studiato psicologia a scuola ed essendo sempre stata affascinata dall’ aspetto emotivo della persona umana ne ho approfondito lo studio.
Inoltre io stessa in un periodo della mia vita ho fatto analisi e questo ha contribuito oltre che alla mia crescita personale anche a pormi in una posizione di ascolto maggiore verso gli altri e di ulteriore sensibilità.
La gravidanza e la nascita di un bimbo sono esperienze molto coinvolgenti, straordinarie, entusiasmanti per una donna, ma anche sconvolgenti, sia da un punto di vista fisico che psichico, a cui alcune volte non si è preparate.
Tutto ciò anche a causa della nostra cultura, poiché ancora adesso, si pensa che essere donna sia l’equivalente di essere mamma , ma non è esattamente così o almeno non per tutte.
Donne, come mamme, si diventa attraverso un percorso interiore a cui non ci si può sottrarre e con cui la mamma deve fare i conti prima o poi.
Per questo seguire un corso di preparazione al parto in cui le donne possano dialogare tra di loro, parlare con la conduttrice, esprimere i propri dubbi, le sensazioni, rivivere un po’ il proprio vissuto, è importante per conoscersi più a fondo e magari superare degli antichi conflitti.
Qui naturalmente escluderei quei corsi in cui ci sono molte coppie di genitori sedute in una sala in cui gli oratori vengono a tenere le loro lezioni di puericultura, psicologia, fisiologia e rilassamento,poiché non servono a molto, favorendo invece i piccoli gruppi in cui ognuno anche se timido, può trovare la forza di esprimere il proprio pensiero e il proprio vissuto.
Non ho avuto, nel corso della mia esperienza , mamme incorse nella depressione quando le ho conosciute ed affiancate prima della nascita del piccolo.
Non dico questo perché voglio arrogarmi il merito di ciò, ma perché a mio avviso la mamma che pensa di farsi sostenere da un’altra persona professionalmente preparata, che sente la necessità di investire su di sé delle risorse economiche è una persona particolarmente sensibile e che non ha il timore di guardarsi dentro e mettersi in gioco.
Per tornare all’investimento economico che una donna affronta quando decide di farsi affiancare da una doula questo ritorna come beneficio per tutta la nuova famiglia.
Lo sconvolgimento ormonale dovuto proprio al travaglio e al parto è molto forte e il sostegno che può venire da una persona esterna è importante poiché una mamma più serena è più disponibile, più rilassata con il proprio bimbo e di conseguenza con il proprio compagno.
Inoltre tutti i neo papà dopo pochi giorni, salvo eccezioni, rientrano al lavoro, altri non hanno proprio potuto assentarsi ed allora la mamma si ritrova nella solitudine più totale e questo può rivelarsi pesante.
Quando vengo chiamata a cose fatte,quando la mamma ed il piccolo sono a casa, quando cioè il problema si è già instaurato e la coppia sente la necessità di venirne fuori ,le cose sono un po’ più complesse, ma sempre risolvibili con un po’ più di pazienza.
Ritrovarsi sole, a casa, senza più il campanello accanto da poter suonare per avere un aiuto alle volte è destabilizzante e mette in atto delle crisi di panico che non si dimenticano facilmente.
Tornando alla depressione vorrei fare una precisazione; quando una donna ha avuto anche solo nella sua giovane età problemi di depressione, superati e magari anche quasi del tutto dimenticati nel momento in cui si affaccia alla maternità dovrebbe parlarne al suo medico di fiducia , o alla sua ostetrica e con la sua doula.
Questo per mettere alle persone che la affiancano di avere un atteggiamento più attento nei suoi confronti.
La depressione non è una vergogna da tenere nascosta,ma può essere una risorsa da cui ripartire.
Un altro aspetto da non sottovalutare in questo periodo è il fatto aver sofferto di disturbi alimentari quali anoressia o bulimia sono problematiche di cui parlare con serenità per ricevere supporto adeguato ed evitare altre sofferenze.
Infatti in un periodo così delicato come la gravidanza ed il parto possono riacutizzarsi anche se si sta bene con se stesse avere presente ciò significa permettere alle persone che si prenderanno cura della coppia madre-bambino di avere degli aiuti specifici.
Per concludere vorrei solo aggiungere un pensiero, impariamo a chiedere aiuto facendosi rispettare nella propria intimità, ma impariamo a chiedere, se siamo fortunate dalla nostra mamma, da una sorella, da una suocera, se ci sentiamo supportate, altrimenti facciamoci dare un aiuto economico per un aiuto esterno di un’educatrice perinatale, o doula, o aiuto madre e tutta la nuova famiglia ne trarrà gioia!!!

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