La prima pappa di Leo

La prima pappa di Leo

La prima pappa di Leo

La prima pappa di Leo

La prima pappa di Leo

Alle volte, per la prima pappa, i bimbi ci danno un segnale, proprio quando sono pronti a fare un passo avanti, e sta a noi adulti, ed alla mamma in particolare, cogliere questo segnale e modificare il modo di fare, la strada da percorrere.

Da qualche giorno la mamma di Leo, molto attenta e delicata nell’approccio con il suo piccolo, mi diceva che coglieva in lui un particolare interesse quando lei ed il papà  erano a tavola, quasi come se avesse l’acquolina in bocca vedendo il loro cibo; in aggiunta a ciò notava una “svogliatezza” nei confronti dell’allattamento al seno, senza contare che stava distanziando le poppate da solo.

Leonardo ha compiuto cinque mesi e sta abbandonando la posizione sdraiata, favorendo quella seduta con il supporto di un cuscino, è un bimbo molto attento, socievole e molto avanti con le tappe di sviluppo.
Anche il suo peso e la lunghezza ci hanno convinte che poteva essere il momento giusto.

Allora ci siamo dette: “perché non ora?”, è un momento tranquillo, la prossima settimana può essere più impegnativa per l’arrivo di una tata, poi ci sarà il vaccino.

La prima pappa della sua vita

Questo è il momento giusto: brodo vegetale preparato bene e velocemente, crema di riso c’è, ma sopratutto lui è sereno e riposato dopo la nanna.

Abbiamo preparato ogni cosa con cura, la sedia giusta per lui, il piatto, il bicchiere, la tovaglietta, insomma la tavola delle grandi occasioni.
La cosa che mi ha colpito è stata la loro intesa, lo sguardo di Leo nei confronti della sua mamma, è stata una grande emozione.

Il risultato? Gustatevi il video, anche quello è nato lì per lì, senza pretese.
A proposito , un grazie a Leo ed uno particolare a Daniela, per avermi dato la disponibilità di pubblicarlo.

Un bacino ad entrambe.

 

Il momento della pappa!

Il momento della pappa!pappa1-150x150

Tante volte penso che i bimbi vengono troppo spesso sottovalutati e questo mi fa davvero soffrire.

Quando vengo chiamata per una consulenza per un bimbo che ha problemi di alimentazione o perché è iperattivo, al primo incontro facciamo un passo indietro con la mamma, mi racconta la sua gravidanza il parto ed il primo periodo di vita insieme a lui.

A volte rimango sorpresa perché c’è un grande desiderio di far crescere il proprio bimbo da una parte, ma i segnali che gli vengono dati  non sono per aiutare l’autonomia del piccolo, e sono contrastanti.

Il momento dello svezzamento , della prima pappa, è un traguardo importante anzi, guai a non immaginarlo così, però allo stesso tempo non si effettuano tutti i passaggi per far diventare davvero grande ed indipendente questo bimbo. Perché?

Il fatto stesso che il bambino non è più in braccio a noi, ma davanti a noi, non c’è più un biberon, ma un cucchiaino, e l’acqua , sono tutti segnali di cambiamento che incidono nelle vita di un bambino.

pappa2-150x150Il bicchiere? Ma non è troppo piccolo? Mi chiedono le mamme ! Se è pronto per la pappa perché non dovrebbe esserlo per un bicchiere?

Ovviamente di acqua nel bicchiere ne va messa pochissima, e possibilmente lo stesso deve essere piccolo, di vetro, come quelli infrangibili del caffè, poiché di lì a poco potrà lui stesso prenderlo da solo.

La pappa sarà accanto a lui, in modo che possa vederla, assaggiarla con le manine, anche impiastricciarsi, perché no? tutto questo gli darà modo, domani, con il suo cucchiaino, di cominciare a sperimentarsi .”Io posso”.

Abbiamo deciso che è pronto per la pappa? Allora è in grado anche di iniziare a fare piccoli esperimenti. Pensiamoci!!  Ed impariamo ad affrontarlo con modalità adeguate.

“Aiutami a fare da solo”, e non “fai tu per me”.

 

Allattamento materno, allattamento artificiale.

Allattamento materno, allattamento artificiale.

Quando una mamma mi chiede un parere in merito a queste due possibilità io cerco quasi sempre di rimanere neutrale, chiedo a lei cosa ne pensa, cosa vorrebbe per lei ed il suo neonato, cerco inoltre di illustrarle i lati positivi e negativi della scelta.

Alla volte l’allattamento al seno inizia in modo semplice, naturale e nel corso del tempo non ci sono intoppi, febbre da montata lattea, ragadi, ingorghi, mastiti, o altri disturbi, la propensione al proseguimento è spontanea.

Altre volte invece, e questo mi accade quando vengo chiamata per una difficoltà, c’è una mamma con ragadi, che pensa che interrompere l’allattamento sia la cosa più giusta da fare, con un neonato  che piange disperato.

Certo è quasi del tutto scontato che con un allattamento artificiale abbiamo degli orari scanditi, una crescita scontata e magari dei bimbi gonfi , mentre con un allattamento naturale, al seno la mamma può dover allattare all’inizio anche dopo un’ora e mezza, trascorrere anche un’altra ora con il neonato al seno che si addormenta, che va stimolato, specie i nati prematuri.

Tutto ciò aiuta entrambe a capirsi, ad avere fiducia uno nell’altro a comprendere che ci si può lasciare andare.

Qui vorrei riportare un’esperienza che mi fece molto riflettere e allo stesso tempo piacere qualche anno fa.

Una mattina mi chiamò una mamma in preda all’ansia ed alla disperazione, il suo neonato di venti giorni piangeva interrottamente per ore lei non sapeva più cosa fare e cosa inventarsi.

Era tornata a casa da due settimane dopo aver avuto un cesareo stabilito insieme al suo ginecologo per la grande paura del parto spontaneo da parte sua ed il timore da parte del medico che comunque fosse la cosa migliore vista la non giovane età della mamma.

A prima vista il piccolo non  mi destava  molta preoccupazione, si i suoi pianti erano molto intensi e destabilizzanti soprattutto, per una mamma molto stanca ma il piccolo si attaccava bene al seno, bisognava solo modificare la posizione durante l’allattamento al seno e bastarono una cuscino morbido ed una buona poltrona per fare la differenza.

Purtroppo l’allattamento misto era già stato introdotto per mancanza di fiducia da parte della mamma, “ il mio latte non è nutriente, forse per questo piange molto”, allora suggerii per i primi giorni di non modificare l’allattamento di notte, misto appunto, poiché avrebbe dato motivo di ulteriore ansia alla mamma, ma di dare durante la mattina solo il latte materno, e magari un aggiunta al pomeriggio se lei si sentiva stanca.

Nel giro di una settimana, la situazione si modificò nettamente, tanto da non effettuare più un allattamento misto ma esclusivamente naturale.

Dopo due settimane di affiancamento la mamma partì con il suo neonato per le vacanze estive e per un anno e mezzo non ebbi più notizie, fino al giorno in cui mi chiamò per darle un aiuto a smettere di allattare poiché lei aveva così tanto latte che non riusciva a smettere.

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