Ciuccio si, ciuccio no!

Ciuccio si, ciuccio no!

La maggior parte delle neomamme, quando facciamo il primo incontro di conoscenza  per stabilire se posso affiancarle al rientro a casa dopo il parto, mi fanno tante domande:

–          Cosa ne pensa del ciuccio?

–          Il bambino vorrei che fosse fin da subito nella sua stanza è giusto?

–          Faccio bene a credere che se non lo prendo in braccio lui si abitua a stare da solo?

–          Come posso fare per far si che si addormenti senza il mio contatto?

–          Cosa pensa dell’allattamento a richiesta, ad orario?

Queste sono domande che più frequentemente mi rivolgono le mamme.

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Neonato: le crisi dell’imbrunire

Neonato: le crisi dell’imbrunire

Neonato: le crisi dell’imbrunire

Neonato: le crisi dell'imbrunire

Neonato: le crisi dell’imbrunire

Quando la mamma esce dalla clinica con il suo neonato ha bisogno di un periodo di ambientamento, per ritrovare le forze fisiche, ma anche per riadattarsi a questa nuova condizione di mamma e di donna.

A volte c’è bisogno solo di pochi giorni per riprendersi fisicamente, poiché l’impegno con il suo bimbo ed il desiderio di essere di nuovo pronta per lui è tale che la ripresa è rapida e quasi tutto va nel migliore dei modi.

Erroneamente si pensa però che il neonato si adatti a questa nuova condizione in maniera semplice, invece anche lui ha bisogno di adattarsi a questa vita fuori dall’utero materno.

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Neonato: le crisi dell’imbrunire

Il sorriso di un neonato!

EngelslächelnE’ dall’età di diciannove anni, ed ora ne ho 54 ( brrrrr ), che lavoro accanto ai bimbi ed alle mamme, prima come educatrice nell’asilo nido della Banca d’Italia, poi affiancando mamme al rientro a casa dalla clinica, per cui nel primissimo periodo di vita fuori dal grembo materno e non smetto di stupirmi, provare una emozione grande davanti ad un neonato.
Essere davanti a lui, guardarlo negli occhi, cogliere per pochi istanti la sua attenzione nello sguardo è una sensazione indicibile.
Suggerisco ad ogni mamma di prestare molta attenzione al messaggio che il bimbo ci invia con il sorriso, si il sorriso, poiché anche un neonato può sorridere, intenzionalmente, a mio avviso.
Quando un neonato è scosso da un dolore, infastidito da un forte rumore, o dal fatto che non riesce a prendere sonno, il suo faccino è triste, arrabbiato, sconsolato, la fronte è corrugata, il suo stato d’animo, è palpabile e visibile .eineiige Zwillinge- Schwestern beim schlafen und träumen
Così, è altrettanto vero che la sua beatitudine, il suo stato di benessere, ce lo comunica attraverso un sorriso, ha dei tratti del viso sereni, poiché in quel preciso momento ci sta ringraziando per averlo compreso, accolto, soddisfatto e, se volete, gratificato nelle sue richieste, nelle sue esigenze.
Non importa, per cui, che abbia 5 mesi o cinque anni, per ricevere un sorriso “vero”, lui lo sa già fare il suo sorriso, anche a 5 giorni.

Il racconto di una esperienza

Il racconto di una esperienza

IL RACCONTO DI UN’ ESPERIENZA

Tra le tante storie di nascite delle quali sono stata testimone, ho scelto di raccontarvi quella che ho vissuto insieme ad una mia cara amica e vicina di casa, Letizia.letizia
Abbiamo trascorso insieme, tra gioie e paure, le nostre gravidanze (io ero tre mesi e mezzo avanti a lei) e quando è stato il suo momento, mi ha voluto accanto.

Ecco la cronaca di quel giorno memorabile!
8.30 : Letizia mi chiama, dice che durante la notte ha avuto delle perdite chiare miste a sangue. La raggiungo: capisco che si è rotto il “tappo” di muco che chiude l’utero. Lei si sente tranquilla e non ha contrazioni. Con il passare del tempo le perdite aumentano: alle 10 finiamo insieme di preparare la sua valigia e alle 11 siamo in clinica insieme a suo marito.

12.00 : Letizia è stata visitata da un’ostetrica, prima ancora che arrivi il suo ginecologo cominciano le contrazioni. Camminiamo per la stanza, ad ogni contrazione si ferma e respira. Di tanto in tanto le massaggio la schiena. Il marito preferisce restare fuori, perchè ha paura di vederla soffrire: ci scherziamo un po’ su. Poi il ginecologo la visita: siamo già a 4 cm di dilatazione! Letizia è spaventata, ma la tranquillizza il fatto che io sia lì. Le letiziaebambinoinfermiere la preparano: depilazione, disinfezione, poi le chiedono se ha bisogno di andare in bagno.

13.30: Le contrazioni sono piu’ forti e più ravvicinate. Letizia decide di sdraiarsi un po’ sul letto, cominciamo il rilassamento, mettiamo in pratica gli esercizi di respirazione che avevamo imparato insieme. Siamo a 7 cm di dilatazione e l’ostetrica le fa i complimenti per come si sta comportando!

Continuo a massaggiarla, le ricordo di lasciare arrivare le contrazioni senza irrigidirsi, respirando come ha appreso a fare. Ma il dolore è forte e Letizia si lamenta un po’: mi stringe la mano e non vuole più che mi allontani, neanche per uscire a parlare con suo marito, e fargli sapere come va. Le resto accanto ogni secondo, le suggerisco tempi e modi della respirazione, le parlo dolcemente cercando, quando è opportuno, di proporle immagini da visualizzare che la aiutino a rilassarsi: “Immagina di essere uno splendido fiore, guarda i tuoi petali di mille colori! Sentili che sbocciano, si aprono per portare alla luce il tuo piccolo!”

14.30: Ora le contrazioni sono davvero molto intense e ravvicinate. Il ginecologo la visita, il monitoraggio mostra che il piccolo sta bene.

15.30: La dilatazione è completa, andiamo in sala parto. Letizia mi dice che ha paura di non farcela, si sente esausta, non ne può più! la conforto, e cerco di rassicurarla quando sembra che il parto stia rallentando. Ci sembra di capire che il ginecologo potrebbe proporci una soluzione diversa, ci guardiamo, c’e’ un istante di incertezza, di paura. Ma 10 minuti dopo il piccolo nasce: con l’aiuto dell’ostetrica, che spinge sulla pancia di Letizia. E` nato!

L’ostetrica gli aspira il muco dal naso e dalla bocca, lo avvolge in un lenzuolo e me lo porge: Lorenzo mi guarda, i grandi occhi neri spalancati Mi avvicino a Letizia, ma lei non si sente ancora di prenderlo in braccio. Stremata e un po’ delusa, mi dice: “Ma è bruttino!” Allora lo stringo a me, lo coccolo un poco fino a quando l’infermiera non lo mette al caldo sotto la lampada.
Torno da Letizia, la abbraccio. Finalmente esplodiamo in un pianto liberatorio, un pianto di emozione e felicità. Letizia dice che senza di me non ce l’avrebbe fatta: non è vero, ma mi fa piacere. Le resto accanto durante il secondamento e mentre finiscono di darle i punti, poi riesco a lasciarla per pochi istanti e vado dal papa` per raccontargli tutto!ibambiniinsieme

Quando Letizia si è un po’ ripresa può tornare in camera. Le portano il piccolo, e li lascio tutti e tre mentre stanno insieme per la prima volta. Torno dalla mia piccina di tre mesi e mezzo : per lei, è nato un grande amico.

Il pianto del neonato

Il pianto del neonato

Il pianto del neonato è senza dubbio una delle cause di grande stress da parte di neo mamme e la cosa non deve meravigliarci, lo stress della mamma è causato dall’impotenza, dal fatto che nonostante lei si prodighi per il benessere del suo neonato lui continui ad avere un disagio e che lo esprima attraverso il pianto.

Molte volte le mamme mi dicono, il neonato è pulito ha mangiato, ha fatto il ruttino, ma non riesco a  capire, piange e non riesco a consolarlo ed io mi sento completamente inadeguata.

Il pianto è l’unico mezzo che il  neonato ha per esprimere un disagio e le cause possono essere molte, un dolorino al pancino, una bolla d’aria che non riesce ad uscire, un problema di reflusso gastro- esofageo.

Un pediatra neonatologo mi diceva che negli ultimi anni l’incidenza di questo problema nei neonati è aumentato del 120%  una percentuale che indubbiamente fa riflettere.

Ma le cause del pianto del neonato possono essere anche non soltanto di origine fisica, può sentirsi solo.
Si, esattamente, può aver bisogno di coccole.

Io faccio sempre questa osservazione con le neo mamme durante tutta la gestazione, che come tutti sanno può terminare alla 40 settimana, il bimbo è all’interno dell’utero, dove può toccare le pareti e provare sicurezza, è continuamente massaggiato dall’acqua che ha intorno, pensiamo a noi nella vasca da bagno ed al piacere che proviamo, avvolto in una temperatura a lui congeniale.

Inoltre non dimentichiamo che ascolta il battito del cuore della mamma, la sua voce, tutto questo è per lui fonte di grande sicurezza, ed allora perché non dovrebbe sentirsi solo perché non dovrebbe esprimere un bisogno di stare tra le braccia della mamma, o del papà?.

Molti mi dicono: allora è già viziato, già ha compreso le braccia, cosa significa? Perché non dovrebbe essere più sereno se lo abbiamo in braccio? A pensarci bene, se noi dobbiamo affrontare un piccolo intervento o abbiamo un dolore cerchiamo di stringere una mano amica, tutto ciò non attenua il dolore vero e proprio, quello rimane, ma la nostra percezione cambia e lo sopportiamo meglio, perché per un neonato dovrebbe essere diverso.

Io quando affianco una neomamma ed il neonato piange disperato  le chiedo  di prenderlo e di parlargli con dolcezza, spiegandogli che lei è lì per lui che sta cercando di comprendere quale sia il problema e di aiutarlo di avere pazienza che insieme lo risolveremo.

Comprendo perfettamente che una neomamma, vorrebbe vedere risolto in un click, poiché oggi è così che siamo abituati, il pianto del suo neonato; vorrebbe che la stanchezza di una gravidanza e di un parto, a volte spontaneo altre cesareo, fossero subito alle spalle, ma non è così semplice e veloce, c’è bisogno di tempo c’è bisogno di aiuto da dedicare a se stesse per poter tornare ad essere serene oltre che in forma.

In fondo un neonato è tale fino a 40 giorni e cosa sono di fronte a una vita?

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