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Lettera a tutte le mamme e le future mamme.

Carissime, sono 10 anni che io ho dato vita al mio sito www.doula.it , per Lettera a tutte le mamme e future mammeinformare le future mamme dell’aiuto che poteva venire dalla figura della doula, o aiuto madre, o educatrice perinatale, ed è proprio attraverso il mio sito che vorrei scrivere una lettera alle mie mamme ed a tutte le future mamme che hanno pensato o deciso di percorrere un tratto della loro vita affiancate da me.
Io vorrei ringraziarvi tutte perché nel corso degli anni mi avete dato la vostra fiducia, l’amicizia ,il vostro affetto e qualche volta, per motivi inerenti alla salute, avete anche affidato interamente i vostri piccoli tesori nelle mie mani, poiché impossibilitate o lontane, poiché ricoverate.
Io vi ringrazio per non avermi considerato una “tata”, anche se ho tutto il rispetto per le persone che svolgono questa professione, ma una persona che vi ha affiancato e dato sostegno, lasciandovi protagoniste in un periodo così bello, intenso e delicato come la nascita del vostro bimbo o bimbi.
Sì, perché sempre più spesso mi capita di essere di supporto ad una coppia di genitori in attesa di due bimbi e se non è semplice uscire di casa in due e rientrare in tre, quando si torna a casa dalla clinica in quattro la cosa è un pochino più ..impegnativa.
O ancora la mamma mi chiama, mi annuncia la futura nascita del secondogenito ed è molto bello sentire l’affetto con cui mi chiede: “ tu ci sarai vero? Tu sei parte della famiglia”.

Non ha importanza il fatto di essere già passate per quelle fasi e di sentirsi sicure per le cure del bimbo ma sapere di avere accanto un’amica oltre che una persona professionalmente preparata su cui contare è importante.
Ognuna di voi ogni volta che si concludono gli incontri giornalieri e si passa alla fase in cui ci si vede dopo qualche giorno, o semplicemente per prendere un tè, mi dice di aver appreso molte cose in quel periodo: la capacità di osservare il proprio piccolo, di comprenderlo, la possibilità di essere più serena in un periodo in cui la propria fragilità era più evidente.
Da parte mia devo dire invece che l’insegnamento che ognuna di voi mi offre, poiché non c’è una mamma uguale all’altra come non esiste una regola valida per tutti i neonati, anche se gemelli, è migliore rispetto a qualsiasi corso di formazione, a qualunque scuola o master che si possa frequentare.
A questo proposito un giorno un papà durante il cambio del pannolino del piccolo,mentre parlavo con uno dei suoi bimbi nei primi giorni di affiancamento mi disse proprio, “ho capito il suo segreto lei osserva molto i bimbi”! Io lo guardai un pò sorpresa e gli risposi,”non credevo di avere segreti, ma per comprendere i piccoli non posso fare altro che osservarli e capire cosa ci vogliono comunicare quando hanno una difficoltà”.
Sono una persona semplice e le mie emozioni traspaiono, ed anche miei affetti, nonostante abbia affiancato molte mamme e neonati nel corso della mia esperienza, ogni volta questa coppia madre-bambino non smette di suscitare in me tenerezza e grande rispetto; vederli crescere, poiché crescere un neonato dà modo di crescere anche una mamma, e sapere che ho dato il mio piccolo contributo per la loro serenità mi riempie di gioia e di gratitudine perché sento di crescere anch’io insieme a loro.

In occasione di un affiancamento più lungo dei soliti, mi venne chiesto di scrivere un pensiero, e quello che mi venne fu :” ti lascio non perché ti voglio meno bene, ma perché altre mamme come la tua possano sorridere essendo serene”.
In questa lettera aperta non posso fare a meno di ringraziare anche il mio compagno e le nostre figlie ormai grandi, che mi danno un grande supporto e non mi fanno sentire il peso del fatto che nei periodi di lavoro intenso sono meno presente, ma mi chiedono e partecipano con me alla crescita dei miei piccoli.
Un abbraccio a tutte voi e Buon cammino.

Virgy

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La nascita di Joel

LA MIA AVVENTURA

La nascita di Joel
tutto e’ iniziato con 2 righine rosa, così piccole e deboli da non poter credere che mi avrebbero cambiato la vita ed invece…
oh! …. 2 righine, una vita , 2 vite , la mia e la tua, piccolo essere ancora sconosciuto ma già forte ed imponente nella tua presenza.
sono una donna , fonte di vita , ora lo so, 2 righine, una vita, sono UNA MAMMA!
fiera ed emozionata nell’essere stata scelta per il viaggio che lo condurrà al mondo, mi preparo.
Ok, ce la posso fare.
Inizio il mio iter di analisi , ecografie, visite, ed ancora analisi ,ecografie visite e…
fermi tutti , sono una donna, culla di vita, casa e tempio del mio bimbo, non una ragazza che per sbaglio e’ incappata in una malattia, e allora?
Il magnifico viaggio di 9 mesi che viene illustrato nei libri e giornali e’ solo questo?
analisi , visite? ho una vita dentro di me, non un mal di pancia, UNA VITA.
Per ora sono sola con questo pensiero, lo tengo per me, quasi impaurita nel confessarlo, sarà si una vita, ma tra tante, di donne come me ce ne sono milioni e di vite come lui anche, i 30 minuti di visita bastano , ci sono altre donne che aspettano fuori, il bimbo cresce , e’ tutto ok, ci vediamo tra un mese.
Un attimo, ho mille domande da fare, ho bisogno di più tempo, di attenzione , ma non alla mia pancia, scusi dottoressa cosa mi succede dentro? intendo dire a livello emotivo, celebrale, cosa sono queste sensazioni, paura ,smarrimento, ricordi lontani e nascosti, di infanzie dimenticate un tempo ed ora cosi limpide, forti travolgenti, ho paura, so che ce la farò come molte prima di me, ma ho paura, devo avere paura della paura? e’ sbagliato? forse io sono sbagliata forse…
Signorina ci vediamo tra un mese, non si preoccupi il bimbo sta bene,
Grazie per il suo aiuto.
Ok vado in libreria, ne avranno scritti di libri sull’ argomento: lo stato emotivo della donna incinta, come vive il nuovo arrivato e come il nuovo arrivato vive lei.
Si ne hanno scritti, molti forse troppi, quale sarà quello giusto per me? quale?

Passano i mesi in maniera travolgente e veloce, ora sono al 7 °, la pancia si fa ingombrante, i pensieri pure, provo a renderli parte di me, delusa dal fatto di non potergli dare spazio perché incapace di comprenderli.
Sto andando nella strada giusta? forse no, forse mi sfugge qualcosa, non dovrei sentirmi sola ed incompresa, no non dovrei.
Ed ecco che arriva lei, la mia Zietta preferita così la chiamo
Una pancia,una mamma, una donna,
- e’ si una mamma, una donna, un po’ intimorita perché, vorrei capire ,vorrei chiedere , sapere
- senza fretta, con calma .
- senza fretta?
e’ iniziata cosi, un po’ per caso un po’ per destino, la mia “seconda gravidanza”, seconda perché da quel giorno e’ stata tutta un altra cosa.
Ad ogni dubbio, domanda o pensiero ho iniziato a chiedere a lei, forte ogni giorno che passava del fatto che in fondo le mie domande non erano stupide.
Ogni donna in questo periodo di evoluzione e’ assalita da dubbi, ricordi, sentimenti contrastanti , perché diciamolo, prima di mettere al mondo il nostro cucciolo ci sentiamo in dovere di analizzare la nostra vita, capire i nostri difetti. Fare silenzio intorno per comprendere meglio.
Il tempo per fare tutto questo c’è, sono sola nella fredda e grigia Milano io, il mio pancione e la mia tesi di laurea, il mio bimbo nascerà a primavera proprio a maggio e con lui affronterò il mio esame finale niente male no!….
Manca poco, e’ ora di prepararsi seriamente, anche perché fino ad ora a parte la teoria puramente ostetrica non ho in mano nulla, zietta ci sei?

Lei vive e lavora a Roma però è molto presente in questo periodo per cui quando arriverà il momento salirà da me.

Si parte!!!
Via allora : respirazione , contrazione, rilassamento, regole base per un buon travaglio,
Cosa ne pensi del parto attivo? travaglio in acqua? se mi fanno il cesareo ? vorrei il mio bimbo sempre con me, anche in ospedale, e’ cosa buona? si può fare? e se non riesco ad allattare?
- respirazione, contrazione, espirazione, rilassamento.
Il potere e’ realmente nelle nostre mani, o in questo caso nella nostra pancia,
Il parto e’ un processo estremamente naturale , che va avanti da milioni di anni, scritto in modo indelebile nel dna, nella nostra mente, nella nostra anima,
fidati di te , del tuo bambino e di me se vorrai.
non manca più nulla ormai, il tempo e’ finito
Partorirò a Milano, ci sarai anche tu ?
Sto arrivando
Sono con lei ora, e mi sento più sicura, forte e fiduciosa,
ha esperienza e gentilezza commovente se paragonata a quella dei miei dottori,
mi porta a rispondere alle mie stesse domande attraverso riflessione,
non impone mai le sue idee , e non boccia mai le mie, seppur strambe, non impone nulla di lei , ne nei modi ne nei pensieri, mi accompagna dentro e fuori i pensieri e nelle sensazioni in modo discreto, fluido , perfetto per me, ragazza strana, dalle idee folli, da tenere sotto controllo, dicevano i medici.
Sono dieci giorni che siamo insieme, e del grande evento non si vede ancora l’ombra.
Credevo di arrivare impaziente alla fine, ed invece… ho assaporato ogni singolo giorno di quell’ ultima attesa, insieme a lei, lunghe passeggiate per smuovere il mio pigro bimbo, chiacchierate rilassanti davanti ad una tazza di the, e la ricerca di un ospedale che abbia voglia di accogliermi.
Zietta vorrei partorire al Buzzi, li fanno parto attivo, posso tenere il bimbo con me 24 ore su 24 , c’è’una vasca per il parto in acqua
-Non ci sono i posti
-Ma io vorrei il Buzzi
- Troveremo il posto vedrai.
- Ok

A 9 mesi e 10 giorni la nostra tattica a avuto i suoi effetti.
Il 23 maggio alle 16.00 si presenti per il parto signorina.
- Ci siamo Zietta, ci siamo!…, io il bimbo, tu ed il Buzzi, sono pronta.
Per non rischiare di finire in balia dell’agitazione al mattino mi recai a scuola come di abitudine e
alle ore 15 esco da scuola, lei e’ li, con la valigia in mano ed un sorriso sicuro stampato sul viso
- andiamo?
-Si!
Alle 16 avviene il ricovero, con fare sicuro mi avvio al reparto, mi cambio, mi rilasso, non ricordo agitazione, ma tranquillità,
Non ricordo solitudine, smarrimento, paura.
Ricordo fiducia, piena dentro di me accanto a lei,
Con tutta l’ incoscienza che fa parte di me ho iniziato a non pensare ,
Il parto e’ cosa naturale, avverrà tutto da sé, ovviamente con mia partecipazione concreta quando sarà il momento.
Per il resto c’e’ lei, a ricordarmi ciò che e’ meglio e come farlo al meglio,
Sarà lei a guidarmi, sarà’ i miei occhi e le mie orecchie, perché nel tumulto che ci sarà sicuramente perderò eventi parole e sguardi.
Sarà lei a catturarli per me.
Lei e’ la persona giusta, perché non vivrà il turbine di emozioni tipiche di mamme, non si farà sopraffare dalla paura se ci dovessero essere complicazioni, e’ la mia zietta preferita ma è una persona esperta, sa ciò che vorrei per me e per il mio piccolo ne abbiamo parlato tante volte.
Sono in buone mani.
Passa la notte , il mio piccolo principe e’ ancora ancorato alle pareti del mio utero, lei mi è accanto , con un occhio chiuso ed uno aperto, pronta ad aiutarmi nel caso in cui ce ne fosse bisogno,
e’ ancora tutto tranquillo, dormo.
E’ mattina, ed e’ ancora tutto tranquillo, ma allora piccolo amore, che dobbiamo fare?

ore 12, inizio parto indotto, arrivano le prime contrazioni, lei e’ andata a cambiarsi, arriverà presto,
tranquilla arriverà.
altre contrazioni
Eccola!
Zietta stavolta ci siamo
- inspirazione , contrazione, rilassamento,
- oddio non mi ricordo più come si respira? come si fa?
- Facciamolo insieme, inspirazione , espirazione, gonfia la pancia , sgonfia la pancia
- ecco una contrazione , eccone un’altra, iniziano ad essere forti, molto forti…
Ero convinta, con molta presunzione, che io non avrei urlato come le altre donne, perchè io ero forte sopra ogni cosa.
Confesso: ho urlato, minacciato il suicido e trattato male qualche ostetrica ma a parte ciò vi dico che mi sono divertita, ho riso, molto insieme a lei, punto fermo in un grande via vai generale , ho riso per le mie uscite e per le sue risposte, ho riso del mio dolore e di come reagivo a ciò, ho riso del mio viso, un po’ provato , ho riso della forza che ho richiesto a lei per sorreggermi nei momenti più duri, non so quante volte mi sono aggrappata a lei, l’ho stretta e abbracciata per dar sollievo al mio dolore, e ridevo vedendo il suo, schiacciata da una donna stanca con un enorme pancione .
Ecco l’ostetrica che ricompare, ma mi sembra diversa, non che avessi prestato molta attenzione ma … a si la prima aveva finito il turno ed e’ andata via
Altra visita per dare modo di capire a che punto siamo
Sono sfinita penso non ce la faccio
- si vedono i capelli, ci siamo dice l’ostetrica vuoi vedere?
- portatemi uno specchio uno specchio.
Oh!… il primo sguardo posato su di lui … che riccioli meravigliosi ho pensato.
- ci siamo Raffaella mi sono detta ora devi iniziare a spingere, ora ? sono ore che sento il bisogno di spingere e me lo impedite, ed ora che sono stanca mi chiedete di farlo,
-coraggio, un ultimo sforzo,

vado in sala parto, mi appoggio a lei, mi sorregge , mi accarezza, mi massaggia,
mi dice quando spingere, quando rilassarmi, quando spingere ancora , è proprio ora,
-spingi mi dicono tutti
-sono stanca,
-un ultimo sforzo, ecco la contrazione, -
-spinga signora, spinga
- prendi l’orario appena tutto il corpicino e’ fuori, non mi fido di quello che scrivono i dottori,
- tranquilla
-spinga!
arriva la contrazione , io spingo o faccio finta, non so ero troppo frastornata per capire bene se lo immaginavo o lo facevo, lei e’ dietro di me , mi mette una mano dietro la nuca,
- spinga
mi alza la nuca e mi spinge il mento sul petto, il bimbo esce,
- 16.04 è nato JOEL annuncia la mia Zietta
io sorrido, mi porgono quel piccolo pargolo sul petto, sul seno, lo guardo,
il dolore e’ svanito, improvvisamente e meravigliosamente.
Lo guardo, e’ un piccolo alieno, gli do il benvenuto, gli conto le dita, devo dire che non mi importava nulla di quante dita avesse, ma dicono che tutte le mamme controllano queste cose , meglio non essere da meno.
Arriva l’ infermiera, vuole portarlo via per il bagnetto, non voglio che il mio bimbo si immerga nel primo contatto con il mondo tra le mani di una sconosciuta,
- signora può farlo la mia zia il bagnetto ?
l’ infermiera mi guarda un po’così ma non mi interessa, il bimbo e’ mio,
Zia va , mi giro per dare un occhiata, sono curiosa, la vedo attraverso lo specchio, vedo il suo viso, le sue espressioni di pura dolcezza, i sorrisi che rivolge al mio amore, posso imparare molto da lei , mi dico, trasmette dolcezza, tenerezza e sicurezza, Joel non le toglie gli occhi di dosso è tranquillo sereno.

Poco dopo torna, con il piccolo , vestito con il suo piccolo completino bianco, me lo fa vedere, mi chiede se lo voglio prendere, le chiedo un attimo di tempo per realizzare il nuovo stato, ora siamo due entità separate, ora sono di nuovo me, ho bisogno di un minuto.
Arriva l’ infermiera, lo deve portare a far la visita, non posso rifiutarmi,
Zia lo posa delicatamente tra le braccia dell’ infermiera,
In un momento di lucidità penso: ma Joel non ha pianto? guardo zia un po’ intimorita pronta a porgli la mia domanda quando sento il piccolo piangere, la guardo allora stupita,
Joel ha pianto solo ora, ora che e’ tra le braccia di una sconosciuta; non ha pianto con me , non ha pianto con lei, sono proprio fortunata mi dico compiaciuta di aver preso la decisione giusta il giorno in cui mi sono affidata a lei.
Mi portano nella ” sala di controllo “, arriva con me anche Joel, lo prendo in braccio, lei si avvicina lo sistema vicino al seno, il piccolo annusa e si attacca, con una spontaneità strabiliante, che cosa incredibile la natura!
Il latte arriverà mi dice, devi solo tenere accanto il bimbo.
Fa un po’ male all’ inizio ma poi vedrai che passa, è ora di andare in camera, decido di rifiutare la carrozzella, ho partorito non sono stata operata,
Raffy non c’e’ bisogno di fare l’ eroina,
Perchè no’!
inizio a camminare prendo l’ascensore mi avvivo per il corridoio, mi devo sedere , mi gira la testa, cavolo se solo ascoltassi di più!
Arrivo in camera, mi portano Joel, dorme tranquillo nella sua culla, anch’ io riposo.
Con un immensa gratitudine nel cuore, mi addormento, non ricordo se l’ho ringraziata abbastanza per tutto ciò che ha fatto per me.
Lo farò domani.

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IL RACCONTO DI UN’ ESPERIENZA

Tra le tante storie di nascite delle quali sono stata testimone, ho scelto di raccontarvi quella che ho vissuto insieme ad una mia cara amica e vicina di casa, Letizia.Il racconto di una esperienza di neomamme
Abbiamo trascorso insieme, tra gioie e paure, le nostre gravidanze (io ero tre mesi e mezzo avanti a lei) e quando è stato il suo momento, mi ha voluto accanto.

Ecco la cronaca di quel giorno memorabile!
8.30 : Letizia mi chiama, dice che durante la notte ha avuto delle perdite chiare miste a sangue. La raggiungo: capisco che si è rotto il “tappo” di muco che chiude l’utero. Lei si sente tranquilla e non ha contrazioni. Con il passare del tempo le perdite aumentano: alle 10 finiamo insieme di preparare la sua valigia e alle 11 siamo in clinica insieme a suo marito.

12.00 : Letizia è stata visitata da un’ostetrica, prima ancora che arrivi il suo ginecologo cominciano le contrazioni. Camminiamo per la stanza, ad ogni contrazione si ferma e respira. Di tanto in tanto le massaggio la schiena. Il marito preferisce restare fuori, perchè ha paura di vederla soffrire: ci scherziamo un po’ su. Poi il ginecologo la visita: siamo già a 4 cm di dilatazione! Letizia è spaventata, ma la tranquillizza il fatto che io sia lì. Le infermiere la preparano: depilazione, disinfezione, poi le chiedono se ha Il racconto di una esperienza di neomammebisogno di andare in bagno.

13.30: Le contrazioni sono piu’ forti e più ravvicinate. Letizia decide di sdraiarsi un po’ sul letto, cominciamo il rilassamento, mettiamo in pratica gli esercizi di respirazione che avevamo imparato insieme. Siamo a 7 cm di dilatazione e l’ostetrica le fa i complimenti per come si sta comportando!

Continuo a massaggiarla, le ricordo di lasciare arrivare le contrazioni senza irrigidirsi, respirando come ha appreso a fare. Ma il dolore è forte e Letizia si lamenta un po’: mi stringe la mano e non vuole più che mi allontani, neanche per uscire a parlare con suo marito, e fargli sapere come va. Le resto accanto ogni secondo, le suggerisco tempi e modi della respirazione, le parlo dolcemente cercando, quando è opportuno, di proporle immagini da visualizzare che la aiutino a rilassarsi: “Immagina di essere uno splendido fiore, guarda i tuoi petali di mille colori! Sentili che sbocciano, si aprono per portare alla luce il tuo piccolo!”

14.30: Ora le contrazioni sono davvero molto intense e ravvicinate. Il ginecologo la visita, il monitoraggio mostra che il piccolo sta bene.

15.30: La dilatazione è completa, andiamo in sala parto. Letizia mi dice che ha paura di non farcela, si sente esausta, non ne può più! la conforto, e cerco di rassicurarla quando sembra che il parto stia rallentando. Ci sembra di capire che il ginecologo potrebbe proporci una soluzione diversa, ci guardiamo, c’e’ un istante di incertezza, di paura. Ma 10 minuti dopo il piccolo nasce: con l’aiuto dell’ostetrica, che spinge sulla pancia di Letizia. E` nato!

L’ostetrica gli aspira il muco dal naso e dalla bocca, lo avvolge in un lenzuolo e me lo porge: Lorenzo mi guarda, i grandi occhi neri spalancati Mi avvicino a Letizia, ma lei non si sente ancora di prenderlo in braccio. Stremata e un po’ delusa, mi dice: “Ma è bruttino!” Allora lo stringo a me, lo coccolo un poco fino a quando l’infermiera non lo mette al caldo sotto la lampada.
Torno da Letizia, la abbraccio. Finalmente esplodiamo in un pianto liberatorio, un pianto di emozione e felicità. Letizia dice che senza di me non ce l’avrebbe fatta: non è vero, ma mi fa piacere. Le resto accanto durante il secondamento e mentre finiscono di darle i punti, poi riesco a lasciarla per pochi istanti e vado dal papa` per raccontargli tutto!Il racconto di una esperienza di neomamme

Quando Letizia si è un po’ ripresa può tornare in camera. Le portano il piccolo, e li lascio tutti e tre mentre stanno insieme per la prima volta. Torno dalla mia piccina di tre mesi e mezzo : per lei, è nato un grande amico.

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Racconta il tuo parto

Proprio ieri parlando con una mamma che ho affiancato nel settembre del 2009, mi manifestava la sua esigenza di scrivere a proposito del suo parto immaginato in un certo modo e poi finito in tutt’altro modo, un cesareo d’urgenza con tutte le implicazioni psicologiche e fisiche che questo determina.Raccontare il parto
Poichè non sempre le cose vanno come si vorrebbe, come si è sognato, e questo da origine a problematiche che vanno in qualche modo affrontate.
Allora anche poter fissare sulla carta ciò che è accaduto può essere di grande aiuto.
Aspetto per questo i vostri racconti belli ma anche le vostre esperienze sul parto che non sono andate come avreste voluto.
A presto dunque, questa è la vostra pagina.

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Lorenzo diciotto anni dopo.

E’ con grande emozione e tanta gioia che riapro questa pagina dopo ben 18 Donne gravide diciotto anni dopoanni, è già proprio la scorsa domenica, 26 dicembre 2011 abbiamo festeggiato la maggiore età di Lorenzo.

Abbiamo rivissuto con la mia carissima amica Letizia i nostri giorni con il pancione, poiché i nostri ragazzi sono nati con tre mesi e mezzo di differenza, a settembre la mia Silvia ed a dicembre il suo Lorenzo.

Quello che ha reso la nostra amicizia molto forte sono probabilmente quei mesi in cui abbiamo trepidato insieme per le nostre gravidanze, prima incerte, poi sempre più forti  dandoci forza a vicenda perché le cose si stavano normalizzando.

Al mattino facendo colazione insieme ed al pomeriggio riposando sdraiate sul suo o sul mio divano.

Poi finalmente la nascita della mia bimba Silvia dove accanto alle coccole del papà e della sorella Valentina e di me naturalmente Silvia poteva contare anche le braccia della zia Letizia.

A dicembre la nascita di Lorenzo, un’emozione grande, che ancora oggi  suscita in me un’infinita  dolcezza.

Ora poi sentirlo parlare della patente, vederlo lavorare con passione  nei momenti liberi dallo studio per acquistare questa benedetta moto è davvero una sensazione profonda.

E’ quasi inutile dire che l’amicizia tra le nostre famiglie si è intensificata nonostante il fatto che noi 2 anni dopo abbiamo lasciato la nostra casa di Roma di fronte alla loro e ci siamo trasferiti a Mentana.

Lorenzo e Silvia sono rimasti amici, grandi amici, i primi due anni trascorsi uno a casa dell’altro a giocare, a correre, a bisticciare, li ha veramente aiutati a crescere sereni  ed ora si vedono, si telefonano, si confidano e magari bisticciano ancora tra di loro. È  bello sapere che come noi due amiche Letizia ed io possiamo contare una sull’altra loro fanno altrettanto.

La cosa meravigliosa è sentire l’affetto incondizionato di un ragazzo così bello e simpatico che ho visto e in qualche modo ho aiutato a crescere insieme alle mie bimbe.

Grazie Lorenzo!!!

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About me

Mi chiamo Virginia Mereu ho 52 anni e dall’età di 18 anni mi occupo di bimbi e di mamme.
Dopo aver conseguito un diploma di Ass. di Comunità infantile Montessori ho lavorato per diversi anni nell’asilo nido della Banca d’Italia con bimbi fino ai tre anni.
Il mio interesse però si rivolgeva sempre più al neonato ed a tutta quella fase precedente che è la gravidanza ed il parto.
Con grande naturalità e serenità mi sono affacciata alla prima esperienza di giovane mamma, godendo pienamente il mio pancione e poi la mia piccola bimba.
Il periodo dell’allattamento al seno, durato cinque mesi e mezzo, è stato davvero bellissimo e direi molto intimo, ma anche tutte le piccole e grandi conquiste hanno dato una vera svolta alla mia vita.
Con la nascita della seconda figlia avvenuta dodici anni dopo e con delle vicissitudini molto intense, ho davvero preso la mia vita professionale tra le mani e l’ho rivoluzionata.
Ho iniziato a frequentare corsi, partecipare a conferenze, incontri che potessero formarmi e farmi comprendere meglio come fare per essere accanto ad una mamma in quel periodo così intenso, particolare, unico e se vogliamo anche critico della gravidanza,del parto, del primo periodo di vita del piccolo,e della formazione di una nuova famiglia.
Nessun corso però è così formativo come l’essere accanto ad una mamma ed al suo bimbo in questo particolare periodo.
Ogni volta mi stupisco di come i miei insegnanti siano loro e di come attraverso loro io riesco a crescere.
La prima cosa che ha sottolineato la mia professione è il rispetto dell’altro in questo caso della mamma e più ancora del neonato e mai come in questo periodo della vita di una donna deve essere applicato.

Non ci sono clichè che possano andar bene per tutti, per ognuno c’è una modalità diversa un approccio del tutto unico ed è solo grazie all’osservazione ed al dialogo che emerge quella migliore.
Si certamente ogni mamma ha bisogno di essere rassicurata, ma solo per far emergere quella grande risorsa interna che forse ancora non sa di possedere.
E’ una gioia intensa quella che proprio pochi giorni fa ho provato quando una mamma che ho per l’appunto affiancato due mesi fa e telefonicamente mi diceva ‘’ vieni a vederlo, il piccolo ti cerca’’ .

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Il Neonato, questo sconosciuto

Portare dentro di se per nove mesi, il proprio bimbo, ci dà la sensazione di conoscerlo e di sapere che tutto sarà prevedibile e semplice.

Nelle ultime settimane, quando gli abbiamo parlato, quando alle nostre carezze o discorsi del papà lui ha risposto con un calcetto, questo ci ha fatto pensare: lo conosco, è  proprio il mio bambino.

Poi  il neonato viene alla luce, trascorrono due giorni o alle volte cinque, se si effettua un cesareo, ed ecco che si torna a casa dalla clinica.

Una volta entrati a casa tutto cambia, alle volte le mamme dicono, ma non è più lui, o lei, non lo riconosco più, sembra uno sconosciuto, cosa è accaduto!

Il neonato piange, sta attaccato al seno e quando tento di metterlo nel suo lettino si sveglia, e non riesce a riprendere sonno se non lo rimetto al seno perché accade tutto ciò?

La risposta è semplice ed al contempo difficile da comprendere.

Consideriamo il fatto che quando era nella nostra pancia era cullato nel liquido amniotico, massaggiato, non aveva la sensazione di fame o freddo, nessuno lo sollecitava per una cosa o un’altra, e si addormentava sereno al ritmo del cuore della mamma.

Ora improvvisamente tutto ciò è cambiato e lui ha bisogno di comprendere, lui ha semplicemente bisogno di essere rassicurato che la mamma gli è accanto, con delle modalità diverse, ma può contare su di lei e sul suo amore, può tornare ad avere fiducia in lei.

Non sarà sempre così, ma in questo particolare periodo lui ha essenzialmente ed inesorabilmente bisogno della sua mamma, della sua vicinanza e negargliela servirebbe solo ad alimentare insicurezza in lui

Con ciò vorrei rassicurare le mamme che dare questa presenza fisica ed affettiva al bimbo non significa essere con il seno un ciuccio del proprio bimbo, ma invece permettergli di andare verso il futuro serenamente.

 

 

I nonni

I nonniNonno e nipote
Oggi vorrei parlare un po’ dei nonni, tanto amati e cercati da molti ma soprattutto da chi li ha lontani, e tanto temuti e a volte tenuti lontani da chi li ha “troppo vicini”.
I nonni, in fondo i nostri genitori, o i genitori del nostro compagno sono fondamentalmente delle persone preziose, importanti per i nostri figli poiché possono offrire proprio quella parte che noi non possediamo: pazienza, tempo, disponibilità e molto altro.
In questo mondo che corre in fretta loro rappresentano a volte un porto sicuro.
Non vanno di fretta, possono essere più attenti alle piccole cose ed i bimbi piccoli sono affamati di cose che all’adulto frettoloso sembrano insignificanti.
Tutto questo a patto però che non debbano stare con i bimbi per dieci, dodici ore al giorno, a mio avviso, perché dovrebbero poter stare con i bimbi senza occuparsi della loro educazione, che spetta ai genitori, i nonni devono fare i nonni, la passeggiata, la giostrina in più, perché la mamma dice solo 2 giri, ed i nonni invece li fanno andare per 4 volte. Insomma anche le piccole marachelle, quelle tenere, della serie, “ arriva la nonna con il nonno e si fanno cose belle”.
Quando ero “giovane “ io, i nonni avevano all’incirca tra i 50 / 55 anni, oggi si diventa genitori intorno ai 40 anni, per cui nonni ad almeno 65 alle volte anche 70 anni ed oltre, non ci sono più le risorse fisiche per stare dietro ad un bimbo piccolo anche se ne avrebbe il desiderio.
Quando poi si è costretti a farlo per esigenze economiche dei genitori può diventare gravoso per loro e pesante anche per i piccoli.
Pur rimanendo una grande risorsa non devono e non possono essere sfruttati per i nostri comodi.

alimentazione bambinoFin dalla nascita uno dei  quesiti che si pone la neo mamma è come far crescere nel migliore dei modi il proprio bambino.
Le domande più comuni che mi vengono poste sono, il mio bambino mangia abbastanza?  Quando poi è allattato al seno le domande sono più incalzanti, il mio latte sarà per lui sufficiente? Sarà buono? “sostanzioso”  perché magari un’amica o un’ anziana zia le ha suggerito che il latte può essere poco nutriente, o che il suo era acqua ed il suo neonato non cresceva, non dormiva e così via..….
La cosa che tengo per prima cosa a sottolineare con le mamme è che il latte materno è l’alimentazione migliore per il proprio neonato, che non esistono mamme che producono latte non sostanzioso per il proprio bimbo e che il fatto che il piccolo lo richieda più spesso delle canoniche tre ore come quello in formula dipende dal fatto che è più digeribile che è molto diverso dall’essere poco nutriente.
L’allattamento esclusivo al seno non presuppone la necessità di dare aggiunte di acqua o tisane anche se la temperatura esterna è molto alta.
Tutto questo però non deve precluderci il fatto di pensare all’alimentazione futura del nostro neonato ma soprattutto a come affrontarla.
Infatti studi scientifici ci raccomandano di non introdurre  prima dei sei mesi altri alimenti, frutta, farine lattee e ancora meno carne e verdure, poiché i bimbi non sono pronti.
Il nostro neonato ha però bisogno di iniziare a prepararsi  a strumenti che non sono il seno o la tettarella, ed ecco che il cucchiaino classico, non quello di silicone ci offre la possibilità di un avvio all’indipendenza.
Poiché la stragrande maggioranza dei bimbi prende le vitamine, quando dobbiamo offrirle al piccolo possiamo farlo con il cucchiaino così lui potrà prendere confidenza con questo strumento.
Il periodo del divezzamento è per il nostro piccolo un momento di grande importanza, intanto cambia anche la posizione, mentre prima era in braccio alla mamma, ora è di fronte a lei, allora possiamo metterlo davanti ad un piatto, con poca pappa e dare la possibilità a lui di aiutarlo, lui con un cucchiaio e noi con il nostro.
Certamenalimentazione bambinote all’inizio per lui sarà un gioco, ma uno speciale esercizio di crescita , indipendenza , la dottoressa Montessori diceva una frase che per me rispecchia tutta la sua filosofia “Aiutami a fare da solo” e non fai tu per me.
Quando iniziamo il divezzamento consideriamo che questa fase può durare  un mese per arrivare ad  un pasto completo, alle volte ci vuole molto meno ma ,non andiamo di fretta, ne vale la riuscita stessa della nostra impresa, la pappa della sera introduciamola quando la prima è ben accettata.
Il mangiare un poco, da solo un senso al fatto di essere seduti a tavola, di starci per il tempo necessario della pappa, senza sentire il bisogno di alzarsi a fare un’altra cosa.
Altro tema importante è lo stare insieme, proviamo a pensare alla differenza di quando mangiamo da soli o quando siamo con le persone che amiamo.
I bimbi hanno bisogno di osservare per poter imparare ed allora la cosa migliore e vederci mangiare insieme, forse non proprio i primi giorni, ma in un tempo successivo i bimbi imparano da noi e con noi possono stare a tavola.
In un primo momento dovremo mangiare noi le sue cose poco condite, con il vantaggio di fare un’alimentazione sana e di disintossicarci poi, sempre attenti a come cucinarle, potremo offrire anche a lui i nostri cibi.
Purtroppo spesso vengo consultata per dei problemi legati all’alimentazione che si sarebbero potuti ovviare se solo le persone avessero avuto una maggiore disponibilità nei confronti dei bimbi.
Non ci sono adulti che mangiano spaghetti nel biberon, e neppure ci sogneremo mai di mettere l’antibiotico nel caffè perché ha un cattivo sapore, però lo facciamo ai bimbi magari mettendo la medicina nella spremuta, con il risultato che alla fine il bimbo non berrà più la spremuta e tanto meno l’antibiotico, poiché oltre  tutto si sente ingannato.
Cosa fare allora? Spiegargli che siccome c’è la necessità di prendere la medicina e che non si può davvero fare diversamente, dopo che lui l’ha presa noi possiamo offrire a lui una spremuta o una cosa che a lui piace molto, magari facendogliela scegliere.

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Il rispetto del neonato!
Oggi vorrei affrontare un tema a me molto caro e importante, il rispetto del neonato.
Si proprio il rispetto, poiché molte volte anzi troppe, leggo in alcuni  libri o nelle riviste specifiche per le mamme i cosiddetti metodi per avviare i neonati, insomma una sorta di corso su come abituare il bimbo alle nostre regole e non farci sopraffare da lui.
Cosa vuol dire tutto questo? Che lui nasce indisciplinato e noi dobbiamo correggerlo? Che lui porta con sé oltre che un corredo genetico anche una sorta di vizi che dobbiamo mettere a tacere altrimenti sono guai?
Allora non prenderlo in braccio è una tra queste regole, altrimenti si vizia, ma cosa significa questo? Lui è stato per nove mesi nell’utero materno, cullato, massaggiato dall’acqua, in un ambiente  caldo dove la luce era ovattata, dove i suoni esterni venivano percepiti ma non era mai aggredito da questi.
Dove il battito cardiaco della mamma scandiva il tempo e la sua voce lo rassicurava.
Inoltre non aveva la percezione della fame, dei “crampetti” allo stomaco, poiché la mamma gli forniva momento per momento tutto ciò di cui aveva bisogno, non ultima la sicurezza dello stare bene.
Improvvisamente una volta nato viene catapultato in un mondo di suoni, colori, odori che lui non conosce di cui deve prendere coscienza e con cui deve fare i conti.
Non dimentichiamo che molte volte il contatto con l’adulto non è piacevole ma doloroso, si pensi solo agli screening che vengono effettuati nei nidi.
Molte volte mi è capitato di sentire persone che dicono, lascialo dormire nella stanza con il televisore acceso, con il telefono che squilla incessantemente, con persone che parlano ad alta voce, così si abitua.
Ma io vorrei fare una domanda, ma se un vostro familiare si mette a riposare dopo pranzo, voi lasciate che la porta della sua stanza aperta o cercate di accostarla? Ma se vi sentite sole o tristi o semplicemente non riuscite a digerire e qualcuno si avvicina a voi e vi fa una carezza, vi chiede cosa  può fare per voi, voi come vi sentite? Allora perché non va così per un neonato? Perché lui se ha il pannolino pulito, il pancino pieno non deve mostrare altre necessità, non può chiedere altre attenzioni  da parte dell’adulto?
Io rimango sbalordita e inorridita,  il sabato pomeriggio nel centro commerciale , a vedere i neonati allattati nel caos più totale,vedere mamme che allattano al seno o al biberon nella più completa indifferenza, ma il rispetto  del neonato dove è finito?
Possibile che una coppia di genitori riesca a svagarsi solo così? E poi ci chiediamo se al rientro a casa il piccolo è nervoso, ma tutto il bombardamento che ha ricevuto è una cosa di cui non tener conto?
Provate voi ad entrare in una centrifuga e poi ditemi come vi sentite, vi sembro esagerata? O è capitato anche a voi di farvi delle domande in merito al rispetto del neonato.
Noi chiediamo ai nostri bimbi davvero molto, ma quanto rispettiamo noi i loro bisogni? Quanto siamo attenti alle loro necessità.
Visto che abbiamo noi scelto di averli, siamo noi che possiamo cercare di adattare le nostre esigenze alle loro ? o loro devono imparare il nostro modo di vivere perché così vanno le cose?
Una persona che non viene rispettata nel suo essere,  non sarà da grande una persona che ci rispetterà, o che rispetterà l’altro, poiché non saprà farlo e non per suo volere, forse dovremmo rifletterci un poco non vi sembra?

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…e dopo il parto?

dopo il partoQuando una donna scopre di aspettare un bimbo, quando capisce che dopo nove mesi la sua vita cambierà radicalmente tutto muta.
Comprende solo allora che avrà il suo piccolo neonato tra le braccia di lì a poco,  forse non lo aveva mai raffigurato questo quadretto dentro di lei, dopo il primo momento di emozione, entusiasmo, di sconvolgimento, di apprensione, alle volte di paura, di grandi sentimenti contrastanti , iniziano le prime domande ,  l’ho cercato, ma forse non lo volevo veramente, ed ora cosa accadrà del rapporto con il mio compagno? Diventerò mamma senza essere più donna? O amica? O amante? cosa sarà di me? Come farò ad affrontare questa nuova condizione? Sarò una brava mamma? Come posso fare per affrontare al meglio tutto ciò?
Essendo una donna, la futura mamma, inizia pensare, all’organizzazione, a guardarsi intorno, cosa hanno fatto le amiche, a chi si sono rivolte, insomma iniziano le ricerche, dove poter si preparare al grande evento.
Nella gran parte delle volte ci si organizza in coppia, si cercano posti da frequentare la sera o comunque anche il papà cerca uno spazio per accompagnare e sostenere al meglio la compagna, tutto ciò è bellissimo, denota il grande cambiamento che sta avvenendo nell’ambito della coppia e della famiglia.
Il contributo del futuro papà è fondamentale perché la mamma viva più serenamente questo periodo così delicato.
Inoltre c’è tutta la parte organizzativa della stanza del neonato,l’acquisto del corredino, della culla, della carrozzina, le ultime cose poiché le pubblicità rendono tutto assolutamente utile e indispensabile,  insomma si cerca di fare tutto al meglio e di non trascurare nulla.
Tutto ciò è senza dubbio molto bello, emozionante, e certe cose fanno si che questo periodo prenda forma, anche l’acquisto più banale può avere la sua importanza.
Poi, ecco che un giorno, magari inaspettato, accade tutto, le prime contrazioni, una perdita di liquido amniotico, il sogno diventa realtà.
A volte come lo si è immaginato, a volte molto meglio del previsto altre non proprio come lo si sognava, magari un cesareo d’urgenza, insomma ora il piccolo è nato davvero, cosa fare però, si è davvero pensato a tutto?
Molte volte la mamma torna a casa, e superato il primo giorno in cui il papà è con lei ad affrontare i dubbi e le incertezze, il papà torna al lavoro e la mamma? Rimane sola a casa! Il campanello della clinica per cercare aiuto non c’è, la sua mamma non è più  in grado di sostenerla costantemente, perché ha le sue problematiche, o abita lontana, le amiche ci sono ma hanno il loro lavoro e i bimbi e la casa da mandare avanti.
Insomma secondo la mia esperienza si parla molto della gravidanza e del parto e tutto ciò va benissimo, ma non si parla abbastanza del dopo, del bisogno che ogni mamma ha di essere sostenuta ed aiutata.
L’essere donna non è l’equivalente di essere mamma, la natura non a caso impiega 40 settimane per far nascere un bimbo e dare modo alla futura mamma di comprendere questa realtà.
Ancora troppo spesso sottovalutiamo questo aspetto dando grande importanza al prima alla gravidanza, al parto, ma sottovalutando il dopo-parto , lasciando ed accorgendoci troppo tardi di aver lasciato una mamma da sola, con la sua stanchezza e con la sua fragilità legata al periodo.
Impariamo a mettere nel nostro budget non solo la clinica , la carrozzina, ciuccio e monitor per ascoltarlo se siamo in un’altra stanza, ma usiamo una parte delle nostre risorse, anche quelle economiche, per avere al fianco una persona che ci dia un aiuto professionale con il nostro neonato.
Alle volte bastano pochi incontri e poca spesa per fare una sostanziale differenza , ed avere una mamma ed un bambino più sereni, l’alternativa può essere quella di farsela regalare dalle persone che tengono a voi.

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