La storia di Andrea

La storia di Andrea

Virgy Poppins

Virgy Poppins

Era la metà di gennaio del 2017. L’ennesima mattina che al risveglio di mio marito dicevo “io non ce la faccio più”. Ero arrivata dopo 1 mese e mezzo di vita del piccolo Andrea al vero annullamento umano, dormendo per più di un mese circa 2-3 ore al giorno. Dalla grande gioia dell’arrivo del piccolo e stupendo Andrea (molto voluto specialmente dopo 2 precedenti gravidanze negative) ero passata a vivere momenti di disperazione e stanchezza. Avevo i nervi a fior di pelle.

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Aglaia e la piccola Vera.

Quando ho chiamato Virginia (trovata su internet dal mio compagno) cercavo e speravo di trovare (sperando che esistesse) la traduttrice simultanea di mia figlia che mi insegnasse come interpretare i suoi pianti, i suoi movimenti, le sue espressioni.

E nei commenti che leggevo nel suo blog dove scrivo ora, cercavo conferme del fatto che stavo per chiamare la persona giusta.

Quasi tutti i commenti però non parlavano di questa qualità magica (esistente?????) ma citavano la parola FIDUCIA.

Sapevo di sentirmi inadeguata come madre.

Un ruolo protagonista che ancora (mia figlia adesso ha 5 settimane) ha bisogno di maggiore definizione ma che senz’altro Virginia mi ha aiutato a riconoscere.

Virginia non mi ha tradotto mia figlia ma mi ha aiutato a sintonizzarmi con la mia innata capacità, in quanto madre, di entrare in rapporto a lei e questa nuova situazione.

Mi ha aiutato, e spero continui a farlo, a legittimarmi nel ruolo di madre e nelle mille e controverse e contraddittorie emozioni che questo ruolo e questo legame, generano.

Mi ha, con forza e costanza, smorzato e levigato le mie tendenze drammatiche che tenderebbero a vedere tutto con apprensione.

Mi ha vietato di colpevolizzarmi per i mille motivi per cui mi sarei colpevolizzata e soprattutto è stata, ed è, disponibile concretamente con consigli, scambi e consulenze.

Insomma a me e alla famiglia che sto creando, è servita molto.

Ha però un difetto.

Vorresti rapirla e portartela fissa dentro casa!

Aglaia e la piccola Vera.

Simona e la piccola Celeste

Ho contattato Virginia in un momento in cui mi sentivo in difficoltà, poco dopo la nascita della mia bambina.

Virginia ha saputo guidarmi con delicatezza e professionalità.

Mi ha restituito fiducia e mostrato nuove modalità di gestione efficaci in quel momento, senza dimenticare di darmi una prospettiva temporale più ampia proponendomi attività e strumenti che si sarebbero rivelati utili più avanti.

Mi è stata vicina quando io e la mia piccola ci siamo ammalate, sempre premurosa anche quando era lontana.

Mi ha dato preziosi consigli, grazie a lei sono tornata a dormire la notte ed ho ricevuto tanti spunti interessanti.

Grazie Virginia, di cuore!

Simona

Il sonno del neonato: attenzione ai tempi.

Il sonno del neonato: attenzione ai tempi.

Durante quest’anno 2016, appena trascorso, ho affiancato molte mamme, ho ascoltato tante problematiche di genitori in difficoltà per il sonno dei bimbi, disturbato, alle volte assente, e non sto parlando solo di bimbi più grandi di otto o dieci mesi, ma anche di neonati, per cui bimbi di 40 giorni.

Neonata e papàMamme con una grande stanchezza e tanta fragilità dovuta alla mancanza di sonno, il  racconto è sempre lo stesso, lo allatto e lui si addormenta, poi aspetto che dorma profondamente e tento di metterlo in carrozzina o nel lettino e lui come tocca il materasso si risveglia e grida come lo avessi abbandonato nudo sotto un ponte.

La scorsa settimana una mamma mi confidava sono ostaggio del mio bimbo che dorme solo attaccato a me nel lettone dalle 20.30 della sera alle 6 del mattino, se tento anche solo per pochi minuti di andare a fare la pipì piange e rimane sveglio per tre ore ed io non ce la faccio più, dopo sei mesi di questa storia sono esausta.

Però quando non ci sono e di pomeriggio c’è la signora che mi dà un aiuto lui dorme nel suo letto.

Allora la domanda sorge spontanea, perché tutto questo? Dove si è sbagliato? Ma sopratutto come fare?

Per prima cosa qualsiasi azione andate a fare chiedetevi se siete convinta di farla, perché ancora prima di voi il vostro bimbo sa se siete capaci e convinti di farla, altrimenti non ce la farete mai.

Se si pensa: “ci provo e poi vediamo se funziona”; non andrà a buon fine sicuro! Statene certe.

Voglio fare questa cosa perché questo è il suo bene ed è per la sua autonomia. Questo vi darà forza e il bimbo lo comprenderà.

Poi, un’altra cosa di estrema importanza e che viene sempre disattesa, è il fatto che i neonati, ma anche i lattanti, cioè i bimbi di tre quattro mesi, ma anche quelli di sei o sette mesi, dopo un poco che sono svegli hanno bisogno di andare nel loro lettino o nella loro culla a dormire.

Aspettare che il neonato o il bimbo piccolo ci dia il segnale che è stanco è già tardi per la gran parte di loro; poi non riuscirà a dormire perché è andato oltre.

Provate a pensare a voi, quando siete più stanche avete più difficoltà ad addormentarvi e poi riposate male.

Per i bimbi accade la stessa cosa, ma portata all’ennesima potenza.

Mettiamo nella culla o nel lettino, non dentro la carrozzina, il bimbo quando è ancora sveglio, facendogli sentire la nostra presenza con una canzoncina, un massaggio, mettiamo intorno a lui qualcosa che lo faccia sentire protetto coccolato, offriamo un dudu’, cerchiamo di fare sempre le stesse azioni, una “coccolina” che gli faccia riconoscere il momento, ma sopratutto facciamo attenzione al tempo, a non andare oltre.

Molte volte capita che fino ad un attimo prima gioca, ride dei nostri giochi e un minuto dopo grida come se non ci fosse un dopo.

Attenzione ai troppi stimoli insomma.

Quando mi chiamano e vado, e a volte intervengo, ed il bimbo si addormenta facilmente, le mamme mi chiedono, ma come hai fatto? Non c’è magia, non c’è nulla di inconsueto o strano in ciò che faccio, ma solo credo in quello che faccio ed osservo il bimbo per comprendere i suoi messaggi.

Cerco di non andare oltre la soglia di stanchezza e mi dedico esclusivamente a lui facendo in modo che il piccolo comprenda che sono lì per lui e con lui anche se non in braccio o tanto meno al seno.

Pianto del neonato: quali sono le ragioni?

Pianto del neonato: quali sono le ragioni?

Il pianto del neonato

Il pianto del neonato è una delle ragioni di forte ansia da parte della mamma, perché mette in crisi tutte le certezze e mette in atto, da parte di tutte le persone circostanti, dei consigli, modi di fare, azioni, atti a farlo smettere.

Pianto del neonato

Pianto del neonato

Il pianto però è l’unico mezzo che il neonato conosce per esprimere un disagio, un bisogno, un dolore, una necessità, insomma è una richiesta di aiuto ed è per cui importante che la mamma, il papà e chi ruota intorno a lui, si metta in ascolto per comprendere questa richiesta.

Vediamo insieme quali possono essere le cause.

Il pianto del neonato causato dalla fame

La prima è senza ombra di dubbio la fame, il neonato in questo può passare dal sonno, in pochi istanti, al pianto disperato, e non appena viene messo al seno, nel caso di un allattamento materno, o al biberon per quello in formula, il suo pianto cessa e se siamo fortunate a fine poppata si addormenta nuovamente fino a quella successiva.

Altro aspetto sono le quantità di latte, premesso che ogni bimbo ha le sue caratteristiche, date dalle settimane di gestazione della gravidanza: possiamo avere un bimbo prematuro, un neonato di due chilogrammi e trecento nato a termine , o un bimbo di quattro chilogrammi, non possiamo metterli sullo stesso piano, poiché le loro esigenze sono di gran lunga diverse.

Comunque sia dobbiamo essere certi che la quantità di latte che sta assumendo sia quella corrispondente alle sue esigenze.

Quando abbiamo un neonato allattato con latte in formula, il biberon ci fornisce immediatamente la risposta, ha preso 60 ml o 120 ml , quando c’è un allattamento a richiesta però dobbiamo essere più attente.

Per prima cosa il bimbo all’ inizio starà al seno dai trenta ai quarantacinque minuti, perché deve ancora imparare ed ancora perché può addormentarsi spesso. Dopo però, quando il piccolo si staccherà dovrà passare almeno un’ora e tre quarti minimo per la poppata successiva, altrimenti se i tempi sono più stretti, chiediamoci perché.

Un’ altra possibilità di pianto può essere il fastidio di sentirsi sporco, con la popo’ al sederino, od ancora di sentire troppo caldo, o al contrario avere freddo, poiché i neonati hanno un maggiore bisogno di calore, specie se sotto peso.

Altro aspetto molto spesso sottovalutato è la digestione, spesso i neonati, ma anche i lattanti, cioè i bimbi dopo i quaranta giorni, in entrambe i casi di allattamento, con una esigenza maggiore per quelli allattati con latti in formula, hanno bisogno di fare dei ruttini, questo può accadere anche dopo un’ora dalla poppata, cioè il piccolo aveva mangiato e dopo un po’ si era addormentato, ma si risveglia piangendo, in quel caso, prima di pensare a chissà quale problema, possiamo prenderlo in braccio, dare qualche colpetto dietro la schiena, cercando di rassicurarlo che va tutto bene e che siamo li per lui ed aspettare che questo ruttino esca.

Pianto Neonato

Pianto Neonato

Il pianto del neonato causato dalla stanchezza

Altro aspetto del pianto inconsolabile del bimbo può molto spesso essere la stanchezza che non gli permette di lasciarsi andare al sonno.

Quante volte a noi adulti capita di essere troppo stanchi, o ancora pieni di emozioni e stimoli e pur avendo molto sonno non riusciamo ad abbandonarci. Ecco la stessa cosa accade ai neonati od ai lattanti, presi in braccio da più persone, vezzeggiati, o sottoposti a stimoli forti e per tanto tempo, oppure sottoposti a rumori, colori ecc.. Questo problema accade più frequentemente di quanto pensiamo.

Un neonato, un lattante di tre, quattro mesi, hanno bisogno di andare a dormire o quanto meno essere messi nella loro culla per potersi rilassare ed entrare nel sonno serenamente.

L’errore è proprio nei tempi, e quando si aspetta che lui ci dia cenni di stanchezza è per lo più troppo tardi, specie per alcuni bimbi, quelli più ”vispi”.

Andando avanti, parlando sempre di pianto del neonato, una importanza rilevante ha quello dovuto alle coliche gassose, i bimbi ritraggono le gambine e se mettiamo la mano sul pancino sentiamo dei rumori, dei movimenti. Cosa fare in questi casi ? Mai perdere la speranza, ce la possiamo fare e, soprattutto, diciamolo al nostro piccolino, tenendolo in braccio, cercando, se ce lo fa fare, un massaggino al pancino in senso orario, per aiutarlo a fare ”puzzette”.

Mettiamolo a pancia in sotto poggiandolo sul nostro braccio, ma soprattutto diamogli conforto tenendolo stretto a noi.

Molto spesso in questi casi i pediatri consigliano fermenti lattici con probiotici e devo dire che molti bimbi provano giovamento, se dati con costanza.

La cosa migliore però in quei momenti è non essere sole, ma avere qualcuno che con noi condivida il momento critico, il papà, una puericultrice, che attraverso la sua professionalità sappia sostenere mamma e neonato, o una persona amica, una zia non invadente.

Spesso il pianto del neonato avviene alla sera e, a volte, se non lo si capisce subito, si protrae fino a notte alta, momento in cui, stremato e sfiancato, crolla nel sonno per poi svegliarsi nuovamente a ridosso della poppata successiva.

Quando tutto ciò accade, non è per vizio, come spesso viene detto, ma perché il piccolo ha bisogno di far uscire tutta la stanchezza, lo stress accumulato durante la giornata.

La cosa migliore in quei casi è mantenere la calma, contenerlo attraverso l’abbraccio, rassicurandolo che siete lì per lui o lei, insomma più che arginare e spegnere questo pianto , accoglierlo e consolarlo.

Alle volte è davvero dura, non ci sono dubbi, poiché, se è vero che una mamma deve imparare a comprendere il linguaggio del suo bimbo, è altrettanto vero che il neonato ha bisogno di ambientarsi ed adattarsi, come e molto più di noi, ma con una buona dose di pazienza ed amore senza dubbio avremo dei risultati incredibili e quelli che nei primi giorni erano pianti inconsolabili diverranno presto momenti di gioia incredibile.

Bagnetto del neonato: quando fare il primo?

Bagnetto del neonato: quando fare il primo?

Bagnetto del neonato: quando fare il primo?

Bagnetto del neonato

Bagnetto del neonato

Ci sono delle regole che stabiliscono quando fare il primo bagnetto del neonato?

In linea di massima il primo bagnetto ad un neonato, al rientro a casa, può essere fatto dopo un paio di giorni  dalla caduta del moncone ombelicale.

Naturalmente se non ci sono dei dubbi, e cioè se, ad esempio, vediamo che la pelle intorno alla piccola cicatrice è arrossata, o gonfia e dolente quando la sfioriamo.

In quei casi è meglio non farlo ed anzi segnalare la cosa al pediatra di fiducia, se ne abbiamo già uno.

Se però tutte le cose sono in ordine e noi siamo lì ad aspettare tanto questo momento possiamo procedere.

Il bagnetto del neonato: facciamolo la sera.

Considerando il fatto che il bagno è un momento di grande benessere, e che tende a rilassare, diamo la preferenza alla sera, prima della poppata delle 20 o 21 , pensando anche al fatto che andrà a far parte dei rituali serali che avviano al sonno notturno.

Se fosse poi preceduto da un massaggio sarebbe il massimo per il neonato.

La temperatura dell’acqua ideale potrebbe essere intorno ai 36 / 37  gradi, ma solo con il passare dei giorni comprenderete meglio quale temperatura preferisce il vostro piccolo.

Per esperienza posso dire che ci sono dei bimbi che amano l’acqua del bagno piuttosto calda, altri invece il contrario.

Quando il bimbo è allattato al biberon è più facile comprenderlo, poiché si comporta allo stesso modo con il latte, non lo prenderà se si raffredda, nel caso lo preferisca caldo, o al contrario, lo prenderà solo se freddino.

Questo in genere si riflette anche per il bagnetto del neonato, ma come dicevo dovrete farne alcuni per comprendere meglio.

La vaschetta per il bagnetto del neonato.

Bagnetto del neonato

Bagnetto del neonato

Riempite a metà la vaschetta del bagno, in modo che possa essere ben coperto dall’acqua e soprattutto fate in modo che la vasca non sia la piscina olimpionica, ma che possa toccare i bordi, questo per dargli sicurezza.

Il bagno schiuma, o detergente o il sapone? Se proprio non potete farne a meno sceglietene uno neutro, altrimenti potete evitarlo, poiché la sua pelle non necessita di nulla.

Nel caso in cui però la pelle del neonato si presentasse squamata specie intorno al pancino, od alle caviglie o sulle manine, allora potremmo mettere dell’avena o amido di riso.

Quando mettete il vostro piccolo in acqua fatelo entrare sempre con i piedini come faremmo per noi e pian piano lo immergeremo tutto.

Altro piccolo consiglio

Cullatelo e dondolatelo in acqua come se facesse una danza.

Per quanto tempo? Dieci minuti o anche di più se non è affamato! Altrimenti rischiamo che nell’acqua sta bene ma quando esce ci rompe i timpani.

Dopo averlo dondolato e cullato nell’acqua potete prenderlo nell’accappatoio, asciugatelo tamponandogli la pelle  e, con attenzione particolare l’interno delle orecchie,  nelle pieghe del collo, e rivestirlo e dargli la poppata o la pappa.

Buon bagno a mamma e bimbo!

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