Mamma Pulcina

La nostra casa è piccolina e molto luminosa . Nei giorni in cui sono tornata a casa con la Bimba tutto mi sembrava completamente Nuovo. Virginia era discreta e al contempo sicura e competente. Sembrava essere sempre stata con Noi nella nostra casetta e sapeva darmi fiducia. Mi ha sussurrato i consigli migliori per allattare la mia Piccola e coccolato con torte e dolcetti insegnandomi a prendermi cura di me per prendermi cura di lei. Grazie Virgi, è passato un anno meraviglioso da quei giorni e ti ricordiamo sempre con affetto!

Carla e Cristian

Diventare mamma è un regalo, un dono prezioso che viene accordato alle donne, ma che apre una fase del tutto nuova della nostra vita. La nostra stessa esistenza si lega indissolubilmente a quella di un altro essere vivente che dipende totalmente ed incondizionatamente da noi. Finanche la persona più generosa e dedicata agli altri deve fare i conti con questa nuova realtà e con il carico di responsabilità e di impegni, fisici e morali, che essa comporta.

Non c’è nulla di più bello al mondo che avere tra le braccia il proprio bambino“. Tante volte abbiamo udito questa affermazione da chi ha provato l’esperienza della maternità, ma non ne comprendiamo appieno il senso fino a che non tocca a noi diventare madri. Parimenti l’accenno alle notti insonni o all’impegno che spesso si accompagna a tale frase è un eco priva di significato per chi la ascolta se non ha già, a sua volta, vissuto questa straordinaria esperienza. Inoltre, detto accenno è spesso pronunciato di fretta, a semplice corredo delle affermazioni che esprimono la gioia della maternità che, al contrario della fatica ad essa abbinata, non si dimentica mai.

Insomma, quando tocca a noi non siamo mai abbastanza preparate!

I mille dubbi, le ansie ed il senso di inadeguatezza rispetto al ruolo che siamo chiamate a rivestire si fanno strada, rischiando di offuscare anche la felicità pura che si lega all’arrivo del nostro bambino.

E’ quindi davvero importante poter avere accanto – in questi momenti – qualcuno che con serietà e professionalità, sappia assisterci per assumere appieno il nostro ruolo di madri.

Al di là dei parenti che, seppur nel miglior assetto di rapporti, sono chiamati a stare vicino alla mamma ed al bambino, ma che spesso – con le loro emozioni o trascinati dall’onda della memoria – possono andare ad alterare il fisiologico ed unico legame che si crea tra madre e figlio, la presenza di qualcuno che possa aiutarci a comprendere meglio i segnali che la nostra psiche manda in un momento così delicato, così come le esigenze del nostro bambino, credo sia fondamentale.

Grazie per questo a Virginia!

Grazie per esserci stata accanto, delicata e discreta come una fata che leggera e impalpabile ha vegliato su di noi e contribuito alla nostra serenità.

Con affetto e stima.

Carla e Cristian

Corso per Baby Sitter

Corso per Baby Sitter

Corso Baby Sitter

Corso Baby Sitter

Ieri 15 maggio si è concluso il Corso per Baby Sitter organizzato dall’agenzia I.CA.RE. per la Assindatcolf, un corso gratuito a cui hanno partecipato 14 persone meravigliose.

Meravigliose per diversi motivi: la gran parte di loro sono persone che già lavorano presso famiglie, alcune full time, altre part time, tutta la settimana, e la domenica, per un mese e mezzo, dalle nove del mattino alle 15 del pomeriggio, hanno rinunciato al loro riposo per venire a lezione.

Il corso ha dedicato gran parte del tempo alle lezioni riguardanti la cura del bambino, l’approccio con il bambino più grande, i giochi, ma anche tutte le problematiche che possono insorgere durante il percorso insieme al bambino.

Naturalmente seppure intenso, nel corso, non si potevano approfondire tutti gli argomenti, allora ci siamo dedicate molto alle possibili soluzioni delle problematiche più ricorrenti e sopratutto dando spazio alle varie persone ed alle diverse situazioni in cui si stavano trovando gli allievi.

L’interazione da parte loro è stata davvero attiva e abbiamo potuto toccare molti aspetti.

Ogni persona, che si trova ad affiancare un bimbo ha bisogno, sia che si occupi di lui per poche ore, che per un tempo più lungo, di avere chiaro un aspetto, il bimbo va aiutato nella sua crescita individuale ma sopratutto va rispettato e compreso e questo aspetto l’abbiamo messo sempre al primo posto.

Ieri al termine delle nostre ore di interazione abbiamo organizzato spontaneamente una piccola festa di arrivederci e ci siamo ripromesse di continuare a sentirci e scambiarci aiuti e condivisioni.

Buon cammino a tutti ragazzi

Pianto del neonato: quali sono le ragioni?

Pianto del neonato: quali sono le ragioni?

Il pianto del neonato

Il pianto del neonato è una delle ragioni di forte ansia da parte della mamma, perché mette in crisi tutte le certezze e mette in atto, da parte di tutte le persone circostanti, dei consigli, modi di fare, azioni, atti a farlo smettere.

Pianto del neonato

Pianto del neonato

Il pianto però è l’unico mezzo che il neonato conosce per esprimere un disagio, un bisogno, un dolore, una necessità, insomma è una richiesta di aiuto ed è per cui importante che la mamma, il papà e chi ruota intorno a lui, si metta in ascolto per comprendere questa richiesta.

Vediamo insieme quali possono essere le cause.

Il pianto del neonato causato dalla fame

La prima è senza ombra di dubbio la fame, il neonato in questo può passare dal sonno, in pochi istanti, al pianto disperato, e non appena viene messo al seno, nel caso di un allattamento materno, o al biberon per quello in formula, il suo pianto cessa e se siamo fortunate a fine poppata si addormenta nuovamente fino a quella successiva.

Altro aspetto sono le quantità di latte, premesso che ogni bimbo ha le sue caratteristiche, date dalle settimane di gestazione della gravidanza: possiamo avere un bimbo prematuro, un neonato di due chilogrammi e trecento nato a termine , o un bimbo di quattro chilogrammi, non possiamo metterli sullo stesso piano, poiché le loro esigenze sono di gran lunga diverse.

Comunque sia dobbiamo essere certi che la quantità di latte che sta assumendo sia quella corrispondente alle sue esigenze.

Quando abbiamo un neonato allattato con latte in formula, il biberon ci fornisce immediatamente la risposta, ha preso 60 ml o 120 ml , quando c’è un allattamento a richiesta però dobbiamo essere più attente.

Per prima cosa il bimbo all’ inizio starà al seno dai trenta ai quarantacinque minuti, perché deve ancora imparare ed ancora perché può addormentarsi spesso. Dopo però, quando il piccolo si staccherà dovrà passare almeno un’ora e tre quarti minimo per la poppata successiva, altrimenti se i tempi sono più stretti, chiediamoci perché.

Un’ altra possibilità di pianto può essere il fastidio di sentirsi sporco, con la popo’ al sederino, od ancora di sentire troppo caldo, o al contrario avere freddo, poiché i neonati hanno un maggiore bisogno di calore, specie se sotto peso.

Altro aspetto molto spesso sottovalutato è la digestione, spesso i neonati, ma anche i lattanti, cioè i bimbi dopo i quaranta giorni, in entrambe i casi di allattamento, con una esigenza maggiore per quelli allattati con latti in formula, hanno bisogno di fare dei ruttini, questo può accadere anche dopo un’ora dalla poppata, cioè il piccolo aveva mangiato e dopo un po’ si era addormentato, ma si risveglia piangendo, in quel caso, prima di pensare a chissà quale problema, possiamo prenderlo in braccio, dare qualche colpetto dietro la schiena, cercando di rassicurarlo che va tutto bene e che siamo li per lui ed aspettare che questo ruttino esca.

Pianto Neonato

Pianto Neonato

Il pianto del neonato causato dalla stanchezza

Altro aspetto del pianto inconsolabile del bimbo può molto spesso essere la stanchezza che non gli permette di lasciarsi andare al sonno.

Quante volte a noi adulti capita di essere troppo stanchi, o ancora pieni di emozioni e stimoli e pur avendo molto sonno non riusciamo ad abbandonarci. Ecco la stessa cosa accade ai neonati od ai lattanti, presi in braccio da più persone, vezzeggiati, o sottoposti a stimoli forti e per tanto tempo, oppure sottoposti a rumori, colori ecc.. Questo problema accade più frequentemente di quanto pensiamo.

Un neonato, un lattante di tre, quattro mesi, hanno bisogno di andare a dormire o quanto meno essere messi nella loro culla per potersi rilassare ed entrare nel sonno serenamente.

L’errore è proprio nei tempi, e quando si aspetta che lui ci dia cenni di stanchezza è per lo più troppo tardi, specie per alcuni bimbi, quelli più ”vispi”.

Andando avanti, parlando sempre di pianto del neonato, una importanza rilevante ha quello dovuto alle coliche gassose, i bimbi ritraggono le gambine e se mettiamo la mano sul pancino sentiamo dei rumori, dei movimenti. Cosa fare in questi casi ? Mai perdere la speranza, ce la possiamo fare e, soprattutto, diciamolo al nostro piccolino, tenendolo in braccio, cercando, se ce lo fa fare, un massaggino al pancino in senso orario, per aiutarlo a fare ”puzzette”.

Mettiamolo a pancia in sotto poggiandolo sul nostro braccio, ma soprattutto diamogli conforto tenendolo stretto a noi.

Molto spesso in questi casi i pediatri consigliano fermenti lattici con probiotici e devo dire che molti bimbi provano giovamento, se dati con costanza.

La cosa migliore però in quei momenti è non essere sole, ma avere qualcuno che con noi condivida il momento critico, il papà, una puericultrice, che attraverso la sua professionalità sappia sostenere mamma e neonato, o una persona amica, una zia non invadente.

Spesso il pianto del neonato avviene alla sera e, a volte, se non lo si capisce subito, si protrae fino a notte alta, momento in cui, stremato e sfiancato, crolla nel sonno per poi svegliarsi nuovamente a ridosso della poppata successiva.

Quando tutto ciò accade, non è per vizio, come spesso viene detto, ma perché il piccolo ha bisogno di far uscire tutta la stanchezza, lo stress accumulato durante la giornata.

La cosa migliore in quei casi è mantenere la calma, contenerlo attraverso l’abbraccio, rassicurandolo che siete lì per lui o lei, insomma più che arginare e spegnere questo pianto , accoglierlo e consolarlo.

Alle volte è davvero dura, non ci sono dubbi, poiché, se è vero che una mamma deve imparare a comprendere il linguaggio del suo bimbo, è altrettanto vero che il neonato ha bisogno di ambientarsi ed adattarsi, come e molto più di noi, ma con una buona dose di pazienza ed amore senza dubbio avremo dei risultati incredibili e quelli che nei primi giorni erano pianti inconsolabili diverranno presto momenti di gioia incredibile.

Bagnetto del neonato: quando fare il primo?

Bagnetto del neonato: quando fare il primo?

Bagnetto del neonato: quando fare il primo?

Bagnetto del neonato

Bagnetto del neonato

Ci sono delle regole che stabiliscono quando fare il primo bagnetto del neonato?

In linea di massima il primo bagnetto ad un neonato, al rientro a casa, può essere fatto dopo un paio di giorni  dalla caduta del moncone ombelicale.

Naturalmente se non ci sono dei dubbi, e cioè se, ad esempio, vediamo che la pelle intorno alla piccola cicatrice è arrossata, o gonfia e dolente quando la sfioriamo.

In quei casi è meglio non farlo ed anzi segnalare la cosa al pediatra di fiducia, se ne abbiamo già uno.

Se però tutte le cose sono in ordine e noi siamo lì ad aspettare tanto questo momento possiamo procedere.

Il bagnetto del neonato: facciamolo la sera.

Considerando il fatto che il bagno è un momento di grande benessere, e che tende a rilassare, diamo la preferenza alla sera, prima della poppata delle 20 o 21 , pensando anche al fatto che andrà a far parte dei rituali serali che avviano al sonno notturno.

Se fosse poi preceduto da un massaggio sarebbe il massimo per il neonato.

La temperatura dell’acqua ideale potrebbe essere intorno ai 36 / 37  gradi, ma solo con il passare dei giorni comprenderete meglio quale temperatura preferisce il vostro piccolo.

Per esperienza posso dire che ci sono dei bimbi che amano l’acqua del bagno piuttosto calda, altri invece il contrario.

Quando il bimbo è allattato al biberon è più facile comprenderlo, poiché si comporta allo stesso modo con il latte, non lo prenderà se si raffredda, nel caso lo preferisca caldo, o al contrario, lo prenderà solo se freddino.

Questo in genere si riflette anche per il bagnetto del neonato, ma come dicevo dovrete farne alcuni per comprendere meglio.

La vaschetta per il bagnetto del neonato.

Bagnetto del neonato

Bagnetto del neonato

Riempite a metà la vaschetta del bagno, in modo che possa essere ben coperto dall’acqua e soprattutto fate in modo che la vasca non sia la piscina olimpionica, ma che possa toccare i bordi, questo per dargli sicurezza.

Il bagno schiuma, o detergente o il sapone? Se proprio non potete farne a meno sceglietene uno neutro, altrimenti potete evitarlo, poiché la sua pelle non necessita di nulla.

Nel caso in cui però la pelle del neonato si presentasse squamata specie intorno al pancino, od alle caviglie o sulle manine, allora potremmo mettere dell’avena o amido di riso.

Quando mettete il vostro piccolo in acqua fatelo entrare sempre con i piedini come faremmo per noi e pian piano lo immergeremo tutto.

Altro piccolo consiglio

Cullatelo e dondolatelo in acqua come se facesse una danza.

Per quanto tempo? Dieci minuti o anche di più se non è affamato! Altrimenti rischiamo che nell’acqua sta bene ma quando esce ci rompe i timpani.

Dopo averlo dondolato e cullato nell’acqua potete prenderlo nell’accappatoio, asciugatelo tamponandogli la pelle  e, con attenzione particolare l’interno delle orecchie,  nelle pieghe del collo, e rivestirlo e dargli la poppata o la pappa.

Buon bagno a mamma e bimbo!

“Aiutami a fare da solo” (Maria Montessori)

“Aiutami a fare da solo” (Maria Montessori)

Questa bellissima frase di Maria Montessori mi accompagna ormai da molto tempo, dai tempi dello studio come Assistente  di Comunità Infantile con indirizzo Montessori, ma cosa vuol dire? ed è ancora attuale?

Partiamo però da una breve storia. (altro…)

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