di Virginia Mereu | Gen 2, 2012 | Alimentazione-neonati, Allattamento, Articoli principali, Esperienze di mamme, Neonato
Allattamento materno, allattamento artificiale.
Quando una mamma mi chiede un parere in merito a queste due possibilità io cerco quasi sempre di rimanere neutrale, chiedo a lei cosa ne pensa, cosa vorrebbe per lei ed il suo neonato, cerco inoltre di illustrarle i lati positivi e negativi della scelta.
Alla volte l’allattamento al seno inizia in modo semplice, naturale e nel corso del tempo non ci sono intoppi, febbre da montata lattea, ragadi, ingorghi, mastiti, o altri disturbi, la propensione al proseguimento è spontanea.
Altre volte invece, e questo mi accade quando vengo chiamata per una difficoltà, c’è una mamma con ragadi, che pensa che interrompere l’allattamento sia la cosa più giusta da fare, con un neonato che piange disperato.
Certo è quasi del tutto scontato che con un allattamento artificiale abbiamo degli orari scanditi, una crescita scontata e magari dei bimbi gonfi , mentre con un allattamento naturale, al seno la mamma può dover allattare all’inizio anche dopo un’ora e mezza, trascorrere anche un’altra ora con il neonato al seno che si addormenta, che va stimolato, specie i nati prematuri.
Tutto ciò aiuta entrambe a capirsi, ad avere fiducia uno nell’altro a comprendere che ci si può lasciare andare.
Qui vorrei riportare un’esperienza che mi fece molto riflettere e allo stesso tempo piacere qualche anno fa.
Una mattina mi chiamò una mamma in preda all’ansia ed alla disperazione, il suo neonato di venti giorni piangeva interrottamente per ore lei non sapeva più cosa fare e cosa inventarsi.
Era tornata a casa da due settimane dopo aver avuto un cesareo stabilito insieme al suo ginecologo per la grande paura del parto spontaneo da parte sua ed il timore da parte del medico che comunque fosse la cosa migliore vista la non giovane età della mamma.
A prima vista il piccolo non mi destava molta preoccupazione, si i suoi pianti erano molto intensi e destabilizzanti soprattutto, per una mamma molto stanca ma il piccolo si attaccava bene al seno, bisognava solo modificare la posizione durante l’allattamento al seno e bastarono una cuscino morbido ed una buona poltrona per fare la differenza.
Purtroppo l’allattamento misto era già stato introdotto per mancanza di fiducia da parte della mamma, “ il mio latte non è nutriente, forse per questo piange molto”, allora suggerii per i primi giorni di non modificare l’allattamento di notte, misto appunto, poiché avrebbe dato motivo di ulteriore ansia alla mamma, ma di dare durante la mattina solo il latte materno, e magari un aggiunta al pomeriggio se lei si sentiva stanca.
Nel giro di una settimana, la situazione si modificò nettamente, tanto da non effettuare più un allattamento misto ma esclusivamente naturale.
Dopo due settimane di affiancamento la mamma partì con il suo neonato per le vacanze estive e per un anno e mezzo non ebbi più notizie, fino al giorno in cui mi chiamò per darle un aiuto a smettere di allattare poiché lei aveva così tanto latte che non riusciva a smettere.
di Virginia Mereu | Gen 2, 2012 | Aiuto per la mamma, Alimentazione-neonati, Allattamento, Articoli principali, Doula, Esperienze di mamme, Gemelli, Neonato
Il pianto del neonato
Il pianto del neonato è senza dubbio una delle cause di grande stress da parte di neo mamme e la cosa non deve meravigliarci, lo stress della mamma è causato dall’impotenza, dal fatto che nonostante lei si prodighi per il benessere del suo neonato lui continui ad avere un disagio e che lo esprima attraverso il pianto.
Molte volte le mamme mi dicono, il neonato è pulito ha mangiato, ha fatto il ruttino, ma non riesco a capire, piange e non riesco a consolarlo ed io mi sento completamente inadeguata.
Il pianto è l’unico mezzo che il neonato ha per esprimere un disagio e le cause possono essere molte, un dolorino al pancino, una bolla d’aria che non riesce ad uscire, un problema di reflusso gastro- esofageo.
Un pediatra neonatologo mi diceva che negli ultimi anni l’incidenza di questo problema nei neonati è aumentato del 120% una percentuale che indubbiamente fa riflettere.
Ma le cause del pianto del neonato possono essere anche non soltanto di origine fisica, può sentirsi solo.
Si, esattamente, può aver bisogno di coccole.
Io faccio sempre questa osservazione con le neo mamme durante tutta la gestazione, che come tutti sanno può terminare alla 40 settimana, il bimbo è all’interno dell’utero, dove può toccare le pareti e provare sicurezza, è continuamente massaggiato dall’acqua che ha intorno, pensiamo a noi nella vasca da bagno ed al piacere che proviamo, avvolto in una temperatura a lui congeniale.
Inoltre non dimentichiamo che ascolta il battito del cuore della mamma, la sua voce, tutto questo è per lui fonte di grande sicurezza, ed allora perché non dovrebbe sentirsi solo perché non dovrebbe esprimere un bisogno di stare tra le braccia della mamma, o del papà?.
Molti mi dicono: allora è già viziato, già ha compreso le braccia, cosa significa? Perché non dovrebbe essere più sereno se lo abbiamo in braccio? A pensarci bene, se noi dobbiamo affrontare un piccolo intervento o abbiamo un dolore cerchiamo di stringere una mano amica, tutto ciò non attenua il dolore vero e proprio, quello rimane, ma la nostra percezione cambia e lo sopportiamo meglio, perché per un neonato dovrebbe essere diverso.
Io quando affianco una neomamma ed il neonato piange disperato le chiedo di prenderlo e di parlargli con dolcezza, spiegandogli che lei è lì per lui che sta cercando di comprendere quale sia il problema e di aiutarlo di avere pazienza che insieme lo risolveremo.
Comprendo perfettamente che una neomamma, vorrebbe vedere risolto in un click, poiché oggi è così che siamo abituati, il pianto del suo neonato; vorrebbe che la stanchezza di una gravidanza e di un parto, a volte spontaneo altre cesareo, fossero subito alle spalle, ma non è così semplice e veloce, c’è bisogno di tempo c’è bisogno di aiuto da dedicare a se stesse per poter tornare ad essere serene oltre che in forma.
In fondo un neonato è tale fino a 40 giorni e cosa sono di fronte a una vita?
di Virginia Mereu | Set 11, 2011 | Aiuto per la mamma, Articoli principali, Doula, Esperienze di mamme, Neonato
Sto arrivando … vedrai … arriverò presto …
Paura, gioia immensa, smarrimento, emozione … tantissima …
Tantissima emozione.
Lo desideravo tanto e al primo tentativo è andata bene?
Per la prima volta mi è successa una cosa in maniera naturale, semplice… senza drammi?
Possibile davvero?
Il mio desiderio si è esaudito ma adesso…
Oddio… il mio sangue… la mia eparina… può aver fatto male al bambino…
Le analisi cosa dicono?
Fino alla 6° settimana posso stare tranquilla: L’ematologo mi aveva detto di essere prudente il giorno dopo la prima ecografia …
Speravo in un’esperienza rilassante ed emozionante, invece sono uscita dal suo studio piangendo.
<< Si… qualcosa c’è signora … Il sacco amniotico ed un “micro” sacco vitellino… si vedono …
Ma mi dispiace dirglielo … potrebbe finire tutto così … in una bolla di sapone.
Non si faccia troppe illusioni. >>
Illusioni io?
Io che fino a non più tardi di 6 anni fa lottavo per sopravvivere … Ora sono incinta!
Quale bolla di sapone… io sono incinta… capite… io sono i-n-c-i-n-t-a !!!
Nonostante i miei problemi di salute.
La creatura dovrebbe nascere il 5 maggio… il giorno del compleanno di mia madre… e questo è un segno… forse che il destino mi ha tolto lei ma per donarmi un amore ancora più grande nella vita!
Ed io lo so … andrà tutto bene!
Sono stati mesi in cui mi sono presa molta cura di me stessa…
Mio marito viveva a 600 km di distanza e lo vedevo poco: passavo giornate intere senza vedere nessuno.
Descrivere ora il mio stato d’animo è davvero difficile, vivevo in uno stato di grazia… ma con molte ansie.
Ero seguita da due medici contemporaneamente ed anche se facevo un controllo a settimana, io ero sicura… Lei era mia figlia e avrei vissuto con lei. L’avrei vista crescere.
Nulla avrebbe potuto impedirmelo.
Dopo il quarto mese ho salutato uno dei due medici… e mi sono affidata al ginecologo più pratico, conciso, incisivo e realista che potessi trovare.
E così per 3 mesi, andavo alle lezioni di nuoto per gestanti due volte alla settimana.
Facevo una vita tranquilla: non troppo tempo in macchina, non troppe ore fuori casa, non troppo tempo in piedi !
Insomma stavo bene.
Poi all’ecografia di controllo alla 30° settimana, i medici riscontrarono un livello di liquido amniotico piuttosto scarso.
<< … Riposo totale per un mese…. >> Ovviamente vivendo sola con due cani non era facile.
Dire di essere stata completamente a riposo… comunque non potrei.
E così… dopo 5 settimane ecco il ricovero “preventivo” e poi… il parto cesareo.
La mia bimba è piccolina… vederla portare in incubatrice è stato un misto di gioia e dolore.
Sapevo che non avrei potuto portarla subito in camera con me, ma non immaginavo che il suo peso non arrivasse nemmeno a 2 kg…
Come non immaginavo la terapia intensiva…
Mio marito l’ha vista, è tranquillo. Dice << è in incubatrice al caldo: l’aiutano con un po’ d’ossigeno …
Ma va tutto bene, i medici sono tranquilli >>.
Anche io lo vedo tranquillo… Ma già leggere l’opuscolo delle regole comportamentali da tenere nel reparto, assieme al fatto di avere una chiave per l’armadietto, mi fa capire che di tempo ne passeremo tanto lì dentro.
Finalmente arriva l’attimo in cui incontro la mia piccolina:
non sono riuscita nemmeno a darle un bacio appena nata, non conosce il tocco della mia mano…
Dolorante e ancora incapace di camminare, mi dirigo con la sedia a rotelle in quella stanza dove si può accedere solamente con grembiule e mascherina…..
Quando vidi la mia cucciola, volevo morire.
Le sue piccole costole si allargavano a dismisura ad ogni suo affannoso respiro, e soprattutto quel respiratore al naso !
<< Come ho potuto farle questo… >> è stata la prima cosa che ho pensato… come ho potuto non essere un nido accogliente per lei, un luogo sano… io sono la sua Mamma !!!
Io che sono stata 6 mesi attaccata ad un respiratore per poter sopravvivere, non posso accettare che mia figlia già dal suo primo respiro, debba patire la stessa cosa.
Mi ricordo che il pediatra cercava di rassicurarmi, mentre le lacrime e i singhiozzi prendevano il sopravvento.
Ricordo di avergli chiesto: ”sopravviverà vero ?“
Adesso, la vedo come la domanda più sciocca che potessi fare.
Bastava guardarsi intorno: cucciolini di poco più di 500gr che lottavano per la vita …
Dopo un paio di giorni mi sono sentita molto fortunata.
Certo le persone non aiutano, mi guardavano quasi con disgusto quando dicevo che la mia bimba era nata prematura e che troppo piccola, stava in TIN.
Le ostetriche molto distaccate, sembrava quasi ingiusto che io chiedessi assistenza, solamente perché non avevo la bimba in camera con me.
Qualcuno m’ha detto: ”con quelle tette piccole non ti verrà mai il latte”.
Io lo tiravo ogni 3 ore e ne usciva pochissimo:
Stremata dalla febbre, dagli antibiotici, dalla situazione, mi sentivo dire: ”tutto li ??”
Tutto questo è durato ben 14 giorni ma quei brutti momenti sono stati spazzati via da gioie continue.
Tornare a casa con uno scricciolino di 2 kg mi intimoriva un po’ …
Ma ad aspettarmi a casa c’era Lei.
Lei che per caso è entrata nella nostra vita, Lei che dopo una telefonata, ho subito sentito essere parte della famiglia. La sua voce così calma, il suo sorriso così materno, il rispetto verso ogni piccolo gesto nei confronti della mia cucciolina.
In un momento davvero difficile tra me e mio marito lei era li, a darmi quei consigli da mamma che ho desiderato per nove mesi, con quella comprensione e quella tranquillità che non ero più riuscita a trovare.
Per una settimana è stata la mia confidente, il mio punto fermo e so che per sempre sarà
… un’amica mia.
Valentina e la piccola Sveva.
di Virginia Mereu | Mag 29, 2011 | Aiuto per la mamma, Allattamento, Articoli principali, Doula, Esperienze di mamme, Neonato
“Un libro intenso, che tocca vari nervi scoperti dell’animo femminile: dal senso di inadeguatezza generico delle donne, all’obbligo di maternità alla depressione post partum.”
Questo in breve quanto scritto in una recensione dello libro “Latte Nero”, vorrei segnalarlo a tutte le mamme, perchè mi ha colpita, ho sentito dentro la disperazione di una donna, ma sopratutto la sua rinascita il suo uscire fuori da un vicolo buio.
Una grande speranza per tutte le donne che si trovano in un periodo analogo e non riescono a vedere la luce in tutto questo, ho tratto alcune pagine che sono secondo me significative e vorrei metterle a disposizione di tutte.
Eccole:
“Quel giorno misi la bambina nel passeggino e mi avventurai sulla strada trafficata. Prima con cautela, poi con più coraggio. Parlai con altre donne delle esperienze post partum e mi stupii di scoprire che molte avevano attraversato analoghe difficoltà emotive. Perché non ne sapevamo di più? Mi ero sempre sentita dire che le donne fanno i salti di gioia appena stringono i loro bebè tra le braccia. Nessuno mi aveva detto che, saltando, alcune sbattono la testa contro il soffitto e restano temporaneamente stordite.
Mentre scrivevo Lattenero, ebbi una miriade di conversazioni commoventi con donne di tutte le età e le professioni. Pian piano mi resi conto di non essere sola e questo mi aiutò moltissimo. Cercare sollievo nella com-pagnia era paradossale per una persona che si era sempre vantata di amare la solitudine, ma decisi di non curarmene.
Il fatto è che la depressione post partum è molto più diffusa di quanto la nostra società voglia credere.
Stranamente, in passato le donne lo sapevano. Le nostre bisnonne conoscevano le varie forme di instabilità post partum e dunque erano meglio preparate. Trasmettevano questo sapere alle figlie e alle nipoti. Oggi però ci siamo allontanate così tanto dal passato da non avere un vero accesso a questa saggezza. Siamo donne moderne. Quando siamo stanche e piene di lividi interiori, nascondiamo i segni con le ultime tecniche di make-up. Pensiamo di poter partorire un giorno e continuare con la nostra vita il successivo. Alcune lo fanno, naturalmente. Il problema è che altre non ci riescono.
In Turchia, le anziane credono che, nei quaranta giorni dopo il parto, la neomamma debba essere sempre circondata dai suoi cari. Se venisse lasciata sola, anche per pochi minuti, potrebbe essere esposta agli attacchi dei jinn, cadendo vittima di una valanga di ansie, timori e preoccupazioni. Questa è la ragione per cui le famiglie più tradizionali decorano ancora il letto della neo mamma di nastri scarlatti e spargono nella stanza semi di papavero consacrati per tenere lontane le creature soprannaturali che fluttuano nell’aria.
Non voglio dire che dobbiamo lasciarci guidare da una serie di superstizioni o pretendere che il personale sanitario appenda trecce d’aglio e amuleti contro il malocchio nei reparti maternità. Dico solo che le donne dei tempi pre-moderni – grazie alle loro storie, tradizioni e credenze da vecchie comari – erano consapevoli di un fatto essenziale che noi non siamo altrettanto brave a comprendere: nel corso della vita, la donna attraversa varie fasi importanti, e la transizione da una all’altra può non essere facile. Prima di ricominciare a vivere appieno il presente, può essere necessario chiedere aiuto, sostegno e consiglio. Mentre una donna – o un uomo – passa da un giorno al successivo, lottando, risolvendo i problemi, organizzando e controllando, ci sono momenti in cui la macchina del suo corpo può incepparsi. Nella nostra determinazione ad affermarci e a essere forti e sempre perfette, abbiamo perso di vista questa saggezza semplice e antichissima.
La Signora Debolezza non è molto popolare fra le rappresentanti della nostra generazione. Nessuno sa dove si trovi oggi, ma si mormora sia stata esiliata su un’isola del Pacifico o in un villaggio alle pendici dell’Himalaya. Tutte ne abbiamo sentito parlare, ma è proibito pronunciare il suo nome ad alta voce. Al lavoro, a scuola o a casa, ogni volta che la sentiamo menzionare, sussultiamo, temendo le conseguenze. Benché non sia esattamente sulla lista dei ricercati dall’Interpol, nessuno vuole essere associato alla sua figura.
Tutto ciò non esclude che la maternità sia uno dei doni più grandi della vita. Plasma il cuore come argilla, mettendo ci in sintonia con il ritmo dell’universo.
Non a caso molte donne affermano che la maternità è stata la cosa migliore che sia mai capitata loro. Sono pienamente d’accordo.
Ciononostante una donna non diventa madre nel momento in cui partorisce. Si tratta di un processo di apprendimento, e alcune impiegano più tempo di altre. Ci sono quelle che, come me, vengono profondamente disorientate da questa esperienza. Con questo non intendo dire che diventare madri sia più difficile per le persone creative, perché ho visto donne di tutte le professioni provare uno smarrimento analogo, anche se in misura variabile. Nessuna donna è totalmente immune alla depressione post partum. Forse proprio le più forti e fiduciose sono, in realtà, le più vulnerabili. Stranamente, ci si può ritrovare su queste montagne russe psicologiche tanto alla prima gravidanza quanto alla seconda, alla terza o persino alla sesta.
Dopotutto le gravidanze sono come i fiocchi di neve. Non ne esistono due identiche.”
Cosa ne pensate, condividete la mia opinione? La gravidanza ed un bambino sono un punto di partenza o di arrivo per una donna?
La depressione post partum non è una punizione o una cosa di cui vergognarsi, ma un’esperienza che costringe alla riflessione a fermarsi e ciò può rappresentare una risorsa per la mamma da cui ripartire.
Aspetto i vostri commenti.