Ciuccio si, ciuccio no!

Ciuccio si, ciuccio no!

La maggior parte delle neomamme, quando facciamo il primo incontro di conoscenza  per stabilire se posso affiancarle al rientro a casa dopo il parto, mi fanno tante domande:

–          Cosa ne pensa del ciuccio?

–          Il bambino vorrei che fosse fin da subito nella sua stanza è giusto?

–          Faccio bene a credere che se non lo prendo in braccio lui si abitua a stare da solo?

–          Come posso fare per far si che si addormenti senza il mio contatto?

–          Cosa pensa dell’allattamento a richiesta, ad orario?

Queste sono domande che più frequentemente mi rivolgono le mamme.

(altro…)

La pappa di Ethan

Questo meraviglioso video di pochi istanti ci da la dimensione di come un bimbo di soli 10 mesi possa mangiare la sua pappa da solo.Ho affiancato la sua mamma per la nascita del fratellino di 3 anni in occasione del loro soggiorno lavorativo in Italia. In quell’occasione abbiamo parlato tanto con la mamma di come affrontare lo svezzamento e lei è stata bravissima nel seguire alcuni consigli anche per il secondo bimbo. Questo è lo splendido risultato.

Alimentazione

Svezzamento o Divezzamento,

con il termine “divezzamento” si intende la graduale introduzione nella dieta di alimenti non lattei, cereali, vegetali, latticini, frutta, carne, pesce, uova.

La necessità di introdurre cibi diversi dal latte materno risiede nel fatto che, dopo i 6 mesi di vita, i fabbisogni nutrizionali non vengono soddisfatti completamente dal solo latte materno o da quello di formula

Questo è quanto è scritto nei testi di dietetica infantile ma io non voglio parlare di diete, tabelle e brodi vegetali, questo potete trovarli su qualsiasi sito di alimentazione infantile, o dal vostro pediatra di riferimento, ma piuttosto accompagnarvi al vostro momento di svezzamento dal vostro bambino che finora avete nutrito e che quindi dipendeva da voi in maniera esclusiva.

Il divezzamento è un passaggio “obbligato” nello sviluppo del bambino che, dalla prima alimentazione ad esclusiva base di latte, passa alla scoperta di nuovi alimenti, e quindi di nuovi sapori e consistenze. E’ una necessità fisica, ma allo stesso tempo l’opportunità per porre le basi di una nuova autonomia

 

Il divezzamento è il primo grande cambiamento che il piccolo affronta dopo la nascita e quindi è necessario procedere molto gradualmente in tutti i mutamenti che vengono inseriti.

Iniziare con calma: possiamo supporre un tempo orientativo di 2 mesi dalle prime sperimentazioni alla completa accettazione e “al piacere” del cibo.

Ogni bambino ha i suoi tempi: permettiamogli di sperimentare, poco per volta, sia la nuova posizione che il nuovo cibo.

 

Sono “pronto”.

 

C’è un tempo opportuno per il divezzamento. Bisogna coglierlo, e tutto sarà facile

Ci sono dei piccoli segnali che ci possono indicare che il piccolo è pronto ad iniziare l’avventura del divezzamento:

  • comincia a stare seduto e si mostra abile nel tenere in mano gli oggetti;
  • è capace di prendere e scegliere un oggetto tra altri e raccoglierlo da solo se gli cade dalle mani;
  • inizia a sviluppare giochi con la madre o con le altre figure di riferimento come ad es. un ripetuto offrire e ricevere un oggetto, giocato tra passaggio di mani e sguardi di intesa;
  • anche il primo dentino può essere una indicazione che il bambino è pronto ad assumere un cibo diverso dal latte.

Cose da  evitare di fare

Distrarre il bambino con canzoni, racconti, o peggio giochi che tengono occupate le manine. E’ il nuovo cibo il gioco più bello.

Mettere la pappa nel biberon: si perde così la possibilità di avviare il bambino verso la sperimentazione e l’autonomia.

Impedire la manipolazione del cibo, spesso “incartando” il bambino con ampi canovacci in modo che non possa usare le mani.

Evitare di dare cibo (ad es. come consolazione ad un pianto) tra un pasto e l’altro, soprattutto dolci.

Evitate di mischiare i cibi in un unico “pappone”, per di più frullato. Questo è molto limitativo per la possibilità di fare esperienze sia sul piano fisico che psichico.

Evitate di insistere forzando la volontà del bambino quando rifiuta un cibo. Riprovate con calma anche più volte.

Mostrare disagio se il bambino sporca, soprattutto nei suoi primi approcci con il cibo e nei suoi primi tentativi con il cucchiaino. Mettete a sua disposizione poca, pochissima pappa per volta

Non fate coincidere lo svezzamento con altri grandi cambiamenti come l’ambientamento al nido o il trasferimento in una nuova casa.

Dare le medicine con il cucchiaino soprattutto nella fase in cui lo sta sperimentando.

Svezzamento per i più grandi

Le preferenze alimentari di un bambino sono il risultato del gradimento innato per i cibi dolci, garanzia di un buon apporto calorico necessario all’accrescimento e di un processo di apprendimento iniziato fin dal ventre materno. Anche altri fattori influenzano il gradimento di un cibo: fondamentali sono la presentazione degli alimenti, le abitudini familiari, l’educazione scolastica e l’influenza della pubblicità e della televisione.

Quando un bimbo inizia a camminare sviluppa gradualmente una resistenza nei confronti di nuovi alimenti, denominata “neofobia”, cioè rifiuto di assaggiare e mangiare cibi nuovi, mai conosciuti in precedenza. Il bambino non vuole modificare le sue certezze, la sicurezza degli alimenti che conosce. Questo comportamento innato è il retaggio di un adattamento evolutivo ad un ambiente ostile che ha permesso di sopravvivere ai nostri antenati bambini che iniziavano ad “esplorare” ambienti pieni di pericoli alimentari (erbe velenose, alimenti deteriorati per esempio); il rifiuto di alimenti che non erano già stati registrati durante i primi mesi, sotto la tutela materna, era una garanzia per la sopravvivenza.

In linea con questo programma genetico, sviluppatosi nel corso di millenni e a tutt’oggi conservato, la neofobia è minima nei primi due anni di vita, cresce durante tutta la prima infanzia, per poi diminuire gradualmente con l’avvicinarsi dell’età adulta.
Ecco perché i primi due anni di vita sono importantissimi per abituare il bambino ai diversi sapori e per fargli conoscere il maggior numero possibile di nuovi alimenti. La neofobia è lì, in agguato, allo scoccare dei due anni: circa il 20-30% dei bambini sono significativamente neofobici, i maschi lo sono più delle femmine. Durante la fase neofobica i bambini rifiutano nuovi frutti, verdure e proteine più facilmente degli altri alimenti.

In un interessante studio canadese pubblicato nel maggio 2012 ho letto come un lavoro scientifico abbia dimostrato che ilcoinvolgimento dei propri figli nella preparazione dei pasti è fondamentale nell’insegnamento dell’educazione alimentare Secondo questa recente ricerca, infatti, i bambini che più frequentemente aiutano nella preparazione e nella scelta dei cibi, hanno percentualmente una migliore alimentazione (maggior consumo di frutta e verdura), più varia ed equilibrata, e una minore incidenza di sovrappeso/obesità..

altri effetti positivi secondari sono conseguenti:

  • riduzione del numero di pasti consumati fuori casa;
  • orari dei pasti in famiglia più definiti;
  • preparazioni meno elaborate e più sane;
  • coinvolgimento del bambino  nell’acquisto dei generi alimentari con maggiore inclinazione alla sperimentazione;
  • tendenza del bambino ad assaggiare più facilmente alimenti nuovi se preparati insieme;
  • tempo di qualità dedicato alla relazione genitore-figlio;
  • riduzione del consumo di cibo-spazzatura.

Quando e come iniziare? Direi che non c’è un’età specifica.

Già a 1-2 anni un bambino può godere a pieno dello sperimentare: è opportuno iniziare giocando quindi serve un po’ di tempo per poter pasticciare. Fino ai 5 anni il bimbo potrà già sbucciare la frutta (mandarini, mele o arance), condire l’insalata, tagliare (con le mani o con un coltellino di plastica, per esempio l’estremità dei fagiolini), lavare frutta e verdure o impastare con le mani (polpette o ingredienti per un dolce).

Dai 6-7 anni in poi, saranno in grado di rompere le uova e separare il tuorlo dall’albume, leggere direttamente le ricette, inventare dei piatti semplici con gli alimenti conosciuti, usare i robot da cucina (con supervisione), grattare il parmigiano, tagliare frutta e verdura (iniziando dai coltelli di plastica con supervisione).

La prima esperienza può essere la preparazione della pizza, con la manipolazione della pasta ed eventualmente anche la preparazione della pasta di base con il lievito di birra,

Ingredienti: (per 2-3 focacce grandi)

300 gr di farina manitoba, 200 gr di farina 00, 1 patata lessa,

acqua, olio extravergine d’oliva, ½ cubetto di lievito di birra fresco (circa 7-8 gr), sale, 1 cucchiaino di zucchero o di miele.

Per il condimento: rosmarino, acqua, olio extravergine d’oliva, sale.

Preparazione: sciogliete il lievito di birra con un cucchiaino di zucchero, o di miele, in una tazzina da caffè semi piena di acqua tiepida. Lasciate fermentare per cinque minuti. Mescolate i due tipi di farina con la patata schiacciata, aggiungete il lievito. Nella tazzina vuota mettete ancora acqua tiepida e sciogliete un cucchiaino scarso di sale, aggiungete all’impasto. Unite dell’olio (circa due cucchiai) e impastate a mano o nel robot da cucina fino a quando l’impasto diventa morbido ma ben compatto. Posizionate in una ciotola, coprite con un panno umido e mettete a lievitare in un luogo caldo per tre ore. Riprendete l’impasto, che deve aver almeno raddoppiato il suo volume, stendetelo nelle teglie lasciandolo un po’ alto oppure formate tante focaccine. Cospargete con il condimento a base di acqua salata e olio (proporzione: due parti di olio e una di acqua), facendo delle pressioni con il pollice. Rimettete a lievitare per circa un’ora.

Infornate a 220° per 10 minuti e poi abbassate a 200° per altri 5-8 minuti.

Ecco qualche ricetta di facile preparazione:

POLPETTINE DI RICOTTA E SUGO

Ingredienti per 4 persone: 6 pomodori perini ben maturi, 400g di ricotta fresca, 50g di parmigiano grattugiato,1 uovo, , sale, qualche foglia di basilico, pane grattugiato

Tuffate i pomodori perini in acqua calda per due min., poi pelateli, privateli dei semi e tritateli grossolanamente. Metteteli in padella con un po’ d’olio, salate e fate cuocere il sugo a fuoco moderato. prima di togliere dal fuoco, unite il basilico.

Ponete in una terrina la ricotta, il formaggio grattugiato l’uovo e un po’ di sale, quindi mescolate per amalgamare gli ingredienti. Con il composto fate delle polpettine piuttosto basse, passatele nel pan grattato e cuocetele velocemente nel pomodoro

Servite ben calde accompagnate con il sugo di pomodoro.

ROTOLO DEL GOLOSO

Ingredienti per 4 persone: 800g di fesa di vitello in una fetta sola, 100g di prosciutto cotto a dadini,50g di parmigiano grattugiato 50g di emmenthal grattugiato, un trito di cipolla, carota,sedano,prezzemolo ed erbette, 1 uovo piu’ 1 tuorlo,olio d’oliva, sale, 1 rametto di rosmarino, 1 tazza di brodo.

Mettete in una terrina il prosciutto,i due formaggi grattugiati,il trito di verdure e le uova, mescolate e aggiustate di sale.

Spalmate poi il composto sulla fetta di fesa ben appiattita, arrotolatela su se stessa, cucitene i lembi con ago e filo robusto, quindi legate il rotolo con lo spago, procedendo come per un comune arrosto. Fate rosolare in una casseruola la carne con qualche cucchiaiata d’olio e il rosmarino, bagnatela con un po’ di brodo, lasciatelo evaporare, poi mettete il coperchio e fate cuocere il rotolo per un’ora e mezzo a fuoco moderato, aggiungendo ogni tanto un po’ di brodo.

Lasciate raffreddarela carne prima di affettarla e di servirla in tavola.

MINESTRINA DI ORZO

Ingredienti per 4 persone: 12 cucchiai di orzo perlato, 1 fetta di zucca,1 cipolla,1 manciata di erbette,1 gambo di sedano,1 spicchio d’aglio,1 cucchiaio i prezzemolo tritato, 2 cucchiai di parmigiano grattugiato,2 cucchiai d’olio oliva, sale 1 fetta di zucca.

Mondate e lavate l’orzo, mettetelo in una pentola con circa 2 litri d’acqua e fatelo bollire a fuoco moderato. A meta’ cottura aggiungete le verdure pulite, lavate e tritate,aggiustate di sale.

Prima di servire, condite con olio, unite il parmigiano grattugiato e spolverizzate con il prezzemolo tritato.

A piacere potrete sostituire l’orzo con il farro.

Per ridurre il tempo di cottura potrete usare la pentola a pressione: in questo caso fate bollire l’orzo per 20 min., poi aggiungete le verdure e lasciate sul fuoco per altri 10 min.

POLENTA VERDE

Ingredienti  per: 4persone 300 gr. di farina di mais 250 gr. di spinaci o bietole lessati 30 gr. di burro 150 gr. di formaggio (taleggio, fontina o gorgonzola  Sale

Portate a bollore in una pentola a bordi alti e fondo spesso (meglio ancora in un paiolo di rame) 1,5 litri di acqua già salata. Versate quindi a pioggia la farina di mais, mescolando energicamente e in continuazione per evitare che si formino grumi e aderisca sul fondo. Cuocete la polenta per circa 50 minuti e quindi aggiungete le verdure lessate e tritate, il burro e il formaggio a pezzetti. Proseguite la cottura per altri 10 minuti, continuando a rimescolare affinché gli ingredienti si amalgamino per bene.  Versare su un tagliere di legno.

POLPETTE DI MELANZANE

Ingredienti 2 melanzane  1 uovo e un tuorlo, 50 gr di parmigiano, pangrattato

Prendere le melanzane e bollirla fino a che sia tenera. Per ottenere un migliore risultato si può usare il forno a microonde alla massima potenza per una decina di minuti. Tagliate poi la melanzana a metà, strizzatela con le mani per eliminare l`acqua in eccesso, mettetela nel mixer con le uova, il parmigiano, uno o due cucchiai colmi di pangrattato, fino ad ottenere un impasto morbido (due foglioline di menta fresca ci stanno benissimo).
Aiutandovi con un cucchiaio formate delle piccole crocchette che infornerete su una teglia antiaderente, o foderata di carta-forno, a 170° per circa 15 minuti. Assaggiatene una per verificare la cottura.

 

Dott.ssa Maria Luisa Roberti

 

 

 

 

 

 

 

Lo svezzamento

Sempre  più spesso vengo chiamata da mamme in difficoltà nella fase dello svezzamento oggi per cui vorrei affrontare proprio questa tematica.

Non sono un pediatra, per cui non entro in merito a discussioni di carattere medico, ne tanto meno quando iniziare,  il mio vuole semplicemente essere un aiuto all’autonomia del bambino affrontata anche da questo punto di vista.

Questo periodo è molto importante per il bimbo, sia per quello allattato al seno, sia per il bimbo che già prende il biberon.

La posizione stessa uno di fronte all’altro fa comprendere al bimbo che c’è una nuova cosa da imparare, ma  la mia mamma è con me ugualmente, questo è il messaggio di sicurezza che deve trasparire comunque a lui.

Molto spesso  i bimbi non sono in grado di fare questo passaggio, poiché noi non li abbiamo messi nella condizione di poterlo fare e troppi elementi nuovi, il cucchiaino, il sapore completamente diverso dal latte, la posizione, mettono in crisi il piccolo.

Insomma, qualcuno penserà: come si può fin dalla nascita insegnare ad un neonato qualcosa per quando sarà più grande?

I nostri gesti, le nostre azioni, tutto ciò che facciamo con il nostro neonato sono importanti per fare di lui un bambino autonomo, indipendente, sicuro di se  domani.

Vediamo allora cosa fare, come comportarci cosa dire nei vari momenti della giornata di un neonato.

 

IL CUCCHIAINO:

Quando la mamma ed il papà tornano a casa con il loro bimbo e non di rado con i loro bimbi hanno tutte le prescrizioni del pediatra, tra cui anche quella di iniziare a somministrare al neonato le vitamine, ecco allora che si presenta la prima preziosa opportunità di prendere confidenza con il cucchiaino.

Quello con cui noi prendiamo lo zucchero per il nostro caffè.

Molti mi dicono “ma è freddo, duro,  compro quello in silicone?”voi che ancora siete qui siete stati traumatizzati da piccoli? Va benissimo il vostro e quando prenderà la sua prima pappa avrà un elemento conosciuto a suo favore.

E se il bambino prende il latte in formula e non prende le vitamine?

Allora se qualche volta ha il singhiozzo e vogliamo somministrargli un poco di acqua, magari facciamolo proprio con il cucchiaino o prende delle gocce per i dolorini di pancia, facciamolo con il cucchiaino.

Quando arriverà il momento giusto lo avrà già sperimentato.

Con il passare del tempo poi il bicchiere piccolo andrà a sostituire il cucchiaino per bere l’acqua.

 

 

IL BICCHIERE:

Arrivato intorno ai sei mesi, che possono essere anche cinque, dipende dalla prescrizioni del pediatra, il piccolo come dicevamo inizia ad avvicinarsi ai cibi solidi, frutta, crema di riso, insomma le pappine, il nostro bimbo che ha già acquisito dimestichezza con il cucchiaino non succhierà la pappa, ma inizierà a mangiarla con tranquillità, ecco che possiamo introdurre un altro elemento che farà di lui un bimbo indipendente: il bicchiere.

Anche questo sarà il nostro piccolo bicchiere, quello di vetro infrangibile con cui molti di noi amano prendere il caffè per capirci.

Sento già nelle orecchie sussulti e grida “il bicchiere di vetro?  “

Sissignore con pochissima acqua e vedrete come vi stupirà vederlo bere e, tra pochissimo tempo sarà lui stesso ad afferrarlo da solo e bere senza farlo cadere e neppure far cadere l’acqua.

E il biberon? Dirà qualcuno, quello riservatelo per le uscite, per quando siete al parco o siete in macchina e non potete offrirgli il piccolo bicchiere.

Offrire delle opportunità di sperimentarsi vuol dire dare autonomia a lui, ma anche a se stesse.

Molte mamme vorrebbero bimbi meno pasticcioni e più autonomi, ma l’autonomia non si inventa, si costruisce giorno per giorno.

 

LA TAVOLA APPARECCHIATA

Il nostro pediatra ci ha dato l’ok per iniziare lo svezzamento, ciò vuol dire che il piccolo è pronto per un passaggio molto importante; poiché la sua alimentazione composta di solo latte si arricchisce di nuovi alimenti, più solidi e soprattutto di sapori diversi.

Facciamo si che questo momento sia bello, oltre che diverso.

Quasi sicuramente ci sarà un seggiolone, io non lo amo e non l’ho mai usato per le mie figlie, ho preferito un tavolino basso ed una seggiolina, ma se questo rappresenta uno stare seduti al tavolo domani con papà e mamma, va bene.

Dunque, mettiamo il nostro piattino con la pappa che il pediatra ci ha consigliato, un altro piatto per il bimbo, in cui mettiamo un cucchiaio di pappa, due cucchiaini, uno per noi ed uno per lui, il suo bicchiere di vetro infrangibile, bavaglino ed infine un po’ di carta da cucina per dei piccoli interventi, se necessari.

Insomma, come nei grandi eventi che si rispettano tutto è fatto con cura, e credetemi non è faticoso o inutile.

Poiché se avete considerato il vostro bambino maturo e pronto per una pappa al cucchiaio, è sicuramente pronto per assorbire tutta l’eleganza e le opportunità che gli state offrendo per renderlo autonomo.

I nuovi sapori? Non trascurate questo aspetto, assaggiate sempre la pappa dei vostri bimbi e cercate di comprendere quali sono le cose che preferisce o quelle che sono per lui molto sgradevoli.

Può succedere che le prime volte non riesca a terminare la pappa che gli avete pazientemente preparato, ma non bisogna scoraggiarsi, è del tutto normale che alla fine voglia ciucciare un poco, specie se è allattato al seno dategli questa possibilità.

E’ come per noi prendere un caffè o un dolce a conclusione di un  pasto, ma niente paura, non vorrà per sempre prendere il seno o il latte dal biberon.

In capo ad una settimana, dieci giorni tutto andrà per il meglio, lui sarà sazio e gratificato dalla sua nuova pappa e dalla nuova condizione seduto davanti ad un piatto e voi sarete felici di quel bimbo sorridente ed indipendente.

Sono bellissimi i primi tentativi dei bimbi di mangiare da soli, ed in breve tempo vi accorgerete che riuscirà sempre più a fare da solo e voi sarete lì accanto a lui a “ tenergli compagnia”.

Tutto ciò vi darà modo, quando sarà più grande e sarete al ristorante con lui, non di corrergli dietro tra i tavoli perché si annoia, ma di mangiare seduti e godere della buona tavola con lui.

Il momento della pappa!

Il momento della pappa!pappa1-150x150

Tante volte penso che i bimbi vengono troppo spesso sottovalutati e questo mi fa davvero soffrire.

Quando vengo chiamata per una consulenza per un bimbo che ha problemi di alimentazione o perché è iperattivo, al primo incontro facciamo un passo indietro con la mamma, mi racconta la sua gravidanza il parto ed il primo periodo di vita insieme a lui.

A volte rimango sorpresa perché c’è un grande desiderio di far crescere il proprio bimbo da una parte, ma i segnali che gli vengono dati  non sono per aiutare l’autonomia del piccolo, e sono contrastanti.

Il momento dello svezzamento , della prima pappa, è un traguardo importante anzi, guai a non immaginarlo così, però allo stesso tempo non si effettuano tutti i passaggi per far diventare davvero grande ed indipendente questo bimbo. Perché?

Il fatto stesso che il bambino non è più in braccio a noi, ma davanti a noi, non c’è più un biberon, ma un cucchiaino, e l’acqua , sono tutti segnali di cambiamento che incidono nelle vita di un bambino.

pappa2-150x150Il bicchiere? Ma non è troppo piccolo? Mi chiedono le mamme ! Se è pronto per la pappa perché non dovrebbe esserlo per un bicchiere?

Ovviamente di acqua nel bicchiere ne va messa pochissima, e possibilmente lo stesso deve essere piccolo, di vetro, come quelli infrangibili del caffè, poiché di lì a poco potrà lui stesso prenderlo da solo.

La pappa sarà accanto a lui, in modo che possa vederla, assaggiarla con le manine, anche impiastricciarsi, perché no? tutto questo gli darà modo, domani, con il suo cucchiaino, di cominciare a sperimentarsi .”Io posso”.

Abbiamo deciso che è pronto per la pappa? Allora è in grado anche di iniziare a fare piccoli esperimenti. Pensiamoci!!  Ed impariamo ad affrontarlo con modalità adeguate.

“Aiutami a fare da solo”, e non “fai tu per me”.

 

L’alimentazione del neonato e del bimbo più grande

Fin dalla nascita uno dei  quesiti che si pone la neo mamma è come far crescere nel PastoTitti-300x300migliore dei modi il proprio bambino.
Le domande più comuni che mi vengono poste sono, il mio bambino mangia abbastanza?  Quando poi è allattato al seno le domande sono più incalzanti, il mio latte sarà per lui sufficiente? Sarà buono? “sostanzioso”  perché magari un’amica o un’ anziana zia le ha suggerito che il latte può essere poco nutriente, o che il suo era acqua ed il suo neonato non cresceva, non dormiva e così via..….
La cosa che tengo per prima cosa a sottolineare con le mamme è che il latte materno è l’alimentazione migliore per il proprio neonato, che non esistono mamme che producono latte non sostanzioso per il proprio bimbo e che il fatto che il piccolo lo richieda più spesso delle canoniche tre ore come quello in formula dipende dal fatto che è più digeribile che è molto diverso dall’essere poco nutriente.
L’allattamento esclusivo al seno non presuppone la necessità di dare aggiunte di acqua o tisane anche se la temperatura esterna è molto alta.
Tutto questo però non deve precluderci il fatto di pensare all’alimentazione futura del nostro neonato ma soprattutto a come affrontarla.
Infatti studi scientifici ci raccomandano di non introdurre  prima dei sei mesi altri alimenti, frutta, farine lattee e ancora meno carne e verdure, poiché i bimbi non sono pronti.
Il nostro neonato ha però bisogno di iniziare a prepararsi  a strumenti che non sono il seno o la tettarella, ed ecco che il cucchiaino classico, non quello di silicone ci offre la possibilità di un avvio all’indipendenza.
Poiché la stragrande maggioranza dei bimbi prende le vitamine, quando dobbiamo offrirle al piccolo possiamo farlo con il cucchiaino così lui potrà prendere confidenza con questo strumento.
Il periodo del divezzamento è per il nostro piccolo un momento di grande importanza, intanto cambia anche la posizione, mentre prima era in braccio alla mamma, ora è di fronte a lei, allora possiamo metterlo davanti ad un piatto, con poca pappa e dare la possibilità a lui di aiutarlo, lui con un cucchiaio e noi con il nostro.
PastoVale-300x263Certamente all’inizio per lui sarà un gioco, ma uno speciale esercizio di crescita , indipendenza , la dottoressa Montessori diceva una frase che per me rispecchia tutta la sua filosofia “Aiutami a fare da solo” e non fai tu per me.
Quando iniziamo il divezzamento consideriamo che questa fase può durare  un mese per arrivare ad  un pasto completo, alle volte ci vuole molto meno ma ,non andiamo di fretta, ne vale la riuscita stessa della nostra impresa, la pappa della sera introduciamola quando la prima è ben accettata.
Il mangiare un poco, da solo un senso al fatto di essere seduti a tavola, di starci per il tempo necessario della pappa, senza sentire il bisogno di alzarsi a fare un’altra cosa.
Altro tema importante è lo stare insieme, proviamo a pensare alla differenza di quando mangiamo da soli o quando siamo con le persone che amiamo.
I bimbi hanno bisogno di osservare per poter imparare ed allora la cosa migliore e vederci mangiare insieme, forse non proprio i primi giorni, ma in un tempo successivo i bimbi imparano da noi e con noi possono stare a tavola.
In un primo momento dovremo mangiare noi le sue cose poco condite, con il vantaggio di fare un’alimentazione sana e di disintossicarci poi, sempre attenti a come cucinarle, potremo offrire anche a lui i nostri cibi.
Purtroppo spesso vengo consultata per dei problemi legati all’alimentazione che si sarebbero potuti ovviare se solo le persone avessero avuto una maggiore disponibilità nei confronti dei bimbi.
Non ci sono adulti che mangiano spaghetti nel biberon, e neppure ci sogneremo mai di mettere l’antibiotico nel caffè perché ha un cattivo sapore, però lo facciamo ai bimbi magari mettendo la medicina nella spremuta, con il risultato che alla fine il bimbo non berrà più la spremuta e tanto meno l’antibiotico, poiché oltre  tutto si sente ingannato.
Cosa fare allora? Spiegargli che siccome c’è la necessità di prendere la medicina e che non si può davvero fare diversamente, dopo che lui l’ha presa noi possiamo offrire a lui una spremuta o una cosa che a lui piace molto, magari facendogliela scegliere.

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