di Virginia Mereu | Gen 27, 2012 | Alimentazione-neonati, Allattamento, Articoli principali, Esperienze di mamme
Fin dalla nascita uno dei quesiti che si pone la neo mamma è come far crescere nel
migliore dei modi il proprio bambino.
Le domande più comuni che mi vengono poste sono, il mio bambino mangia abbastanza? Quando poi è allattato al seno le domande sono più incalzanti, il mio latte sarà per lui sufficiente? Sarà buono? “sostanzioso” perché magari un’amica o un’ anziana zia le ha suggerito che il latte può essere poco nutriente, o che il suo era acqua ed il suo neonato non cresceva, non dormiva e così via..….
La cosa che tengo per prima cosa a sottolineare con le mamme è che il latte materno è l’alimentazione migliore per il proprio neonato, che non esistono mamme che producono latte non sostanzioso per il proprio bimbo e che il fatto che il piccolo lo richieda più spesso delle canoniche tre ore come quello in formula dipende dal fatto che è più digeribile che è molto diverso dall’essere poco nutriente.
L’allattamento esclusivo al seno non presuppone la necessità di dare aggiunte di acqua o tisane anche se la temperatura esterna è molto alta.
Tutto questo però non deve precluderci il fatto di pensare all’alimentazione futura del nostro neonato ma soprattutto a come affrontarla.
Infatti studi scientifici ci raccomandano di non introdurre prima dei sei mesi altri alimenti, frutta, farine lattee e ancora meno carne e verdure, poiché i bimbi non sono pronti.
Il nostro neonato ha però bisogno di iniziare a prepararsi a strumenti che non sono il seno o la tettarella, ed ecco che il cucchiaino classico, non quello di silicone ci offre la possibilità di un avvio all’indipendenza.
Poiché la stragrande maggioranza dei bimbi prende le vitamine, quando dobbiamo offrirle al piccolo possiamo farlo con il cucchiaino così lui potrà prendere confidenza con questo strumento.
Il periodo del divezzamento è per il nostro piccolo un momento di grande importanza, intanto cambia anche la posizione, mentre prima era in braccio alla mamma, ora è di fronte a lei, allora possiamo metterlo davanti ad un piatto, con poca pappa e dare la possibilità a lui di aiutarlo, lui con un cucchiaio e noi con il nostro.
Certamente all’inizio per lui sarà un gioco, ma uno speciale esercizio di crescita , indipendenza , la dottoressa Montessori diceva una frase che per me rispecchia tutta la sua filosofia “Aiutami a fare da solo” e non fai tu per me.
Quando iniziamo il divezzamento consideriamo che questa fase può durare un mese per arrivare ad un pasto completo, alle volte ci vuole molto meno ma ,non andiamo di fretta, ne vale la riuscita stessa della nostra impresa, la pappa della sera introduciamola quando la prima è ben accettata.
Il mangiare un poco, da solo un senso al fatto di essere seduti a tavola, di starci per il tempo necessario della pappa, senza sentire il bisogno di alzarsi a fare un’altra cosa.
Altro tema importante è lo stare insieme, proviamo a pensare alla differenza di quando mangiamo da soli o quando siamo con le persone che amiamo.
I bimbi hanno bisogno di osservare per poter imparare ed allora la cosa migliore e vederci mangiare insieme, forse non proprio i primi giorni, ma in un tempo successivo i bimbi imparano da noi e con noi possono stare a tavola.
In un primo momento dovremo mangiare noi le sue cose poco condite, con il vantaggio di fare un’alimentazione sana e di disintossicarci poi, sempre attenti a come cucinarle, potremo offrire anche a lui i nostri cibi.
Purtroppo spesso vengo consultata per dei problemi legati all’alimentazione che si sarebbero potuti ovviare se solo le persone avessero avuto una maggiore disponibilità nei confronti dei bimbi.
Non ci sono adulti che mangiano spaghetti nel biberon, e neppure ci sogneremo mai di mettere l’antibiotico nel caffè perché ha un cattivo sapore, però lo facciamo ai bimbi magari mettendo la medicina nella spremuta, con il risultato che alla fine il bimbo non berrà più la spremuta e tanto meno l’antibiotico, poiché oltre tutto si sente ingannato.
Cosa fare allora? Spiegargli che siccome c’è la necessità di prendere la medicina e che non si può davvero fare diversamente, dopo che lui l’ha presa noi possiamo offrire a lui una spremuta o una cosa che a lui piace molto, magari facendogliela scegliere.
di Virginia Mereu | Gen 26, 2012 | Aiuto per la mamma, Alimentazione-neonati, Allattamento, Articoli principali, Doula, Neonato
Il rispetto del neonato!
Oggi vorrei affrontare un tema a me molto caro e importante, il rispetto del neonato.
Si proprio il rispetto, poiché molte volte anzi troppe, leggo in alcuni libri o nelle riviste specifiche per le mamme i cosiddetti metodi per avviare i neonati, insomma una sorta di corso su come abituare il bimbo alle nostre regole e non farci sopraffare da lui.
Cosa vuol dire tutto questo? Che lui nasce indisciplinato e noi dobbiamo correggerlo? Che lui porta con sé oltre che un corredo genetico anche una sorta di vizi che dobbiamo mettere a tacere altrimenti sono guai?
Allora non prenderlo in braccio è una tra queste regole, altrimenti si vizia, ma cosa significa questo? Lui è stato per nove mesi nell’utero materno, cullato, massaggiato dall’acqua, in un ambiente caldo dove la luce era ovattata, dove i suoni esterni venivano percepiti ma non era mai aggredito da questi.
Dove il battito cardiaco della mamma scandiva il tempo e la sua voce lo rassicurava.
Inoltre non aveva la percezione della fame, dei “crampetti” allo stomaco, poiché la mamma gli forniva momento per momento tutto ciò di cui aveva bisogno, non ultima la sicurezza dello stare bene.
Improvvisamente una volta nato viene catapultato in un mondo di suoni, colori, odori che lui non conosce di cui deve prendere coscienza e con cui deve fare i conti.
Non dimentichiamo che molte volte il contatto con l’adulto non è piacevole ma doloroso, si pensi solo agli screening che vengono effettuati nei nidi.
Molte volte mi è capitato di sentire persone che dicono, lascialo dormire nella stanza con il televisore acceso, con il telefono che squilla incessantemente, con persone che parlano ad alta voce, così si abitua.
Ma io vorrei fare una domanda, ma se un vostro familiare si mette a riposare dopo pranzo, voi lasciate che la porta della sua stanza aperta o cercate di accostarla? Ma se vi sentite sole o tristi o semplicemente non riuscite a digerire e qualcuno si avvicina a voi e vi fa una carezza, vi chiede cosa può fare per voi, voi come vi sentite? Allora perché non va così per un neonato? Perché lui se ha il pannolino pulito, il pancino pieno non deve mostrare altre necessità, non può chiedere altre attenzioni da parte dell’adulto?
Io rimango sbalordita e inorridita, il sabato pomeriggio nel centro commerciale , a vedere i neonati allattati nel caos più totale,vedere mamme che allattano al seno o al biberon nella più completa indifferenza, ma il rispetto del neonato dove è finito?
Possibile che una coppia di genitori riesca a svagarsi solo così? E poi ci chiediamo se al rientro a casa il piccolo è nervoso, ma tutto il bombardamento che ha ricevuto è una cosa di cui non tener conto?
Provate voi ad entrare in una centrifuga e poi ditemi come vi sentite, vi sembro esagerata? O è capitato anche a voi di farvi delle domande in merito al rispetto del neonato.
Noi chiediamo ai nostri bimbi davvero molto, ma quanto rispettiamo noi i loro bisogni? Quanto siamo attenti alle loro necessità.
Visto che abbiamo noi scelto di averli, siamo noi che possiamo cercare di adattare le nostre esigenze alle loro ? o loro devono imparare il nostro modo di vivere perché così vanno le cose?
Una persona che non viene rispettata nel suo essere, non sarà da grande una persona che ci rispetterà, o che rispetterà l’altro, poiché non saprà farlo e non per suo volere, forse dovremmo rifletterci un poco non vi sembra?
di Virginia Mereu | Gen 2, 2012 | Alimentazione-neonati, Allattamento, Articoli principali, Esperienze di mamme, Neonato
Allattamento materno, allattamento artificiale.
Quando una mamma mi chiede un parere in merito a queste due possibilità io cerco quasi sempre di rimanere neutrale, chiedo a lei cosa ne pensa, cosa vorrebbe per lei ed il suo neonato, cerco inoltre di illustrarle i lati positivi e negativi della scelta.
Alla volte l’allattamento al seno inizia in modo semplice, naturale e nel corso del tempo non ci sono intoppi, febbre da montata lattea, ragadi, ingorghi, mastiti, o altri disturbi, la propensione al proseguimento è spontanea.
Altre volte invece, e questo mi accade quando vengo chiamata per una difficoltà, c’è una mamma con ragadi, che pensa che interrompere l’allattamento sia la cosa più giusta da fare, con un neonato che piange disperato.
Certo è quasi del tutto scontato che con un allattamento artificiale abbiamo degli orari scanditi, una crescita scontata e magari dei bimbi gonfi , mentre con un allattamento naturale, al seno la mamma può dover allattare all’inizio anche dopo un’ora e mezza, trascorrere anche un’altra ora con il neonato al seno che si addormenta, che va stimolato, specie i nati prematuri.
Tutto ciò aiuta entrambe a capirsi, ad avere fiducia uno nell’altro a comprendere che ci si può lasciare andare.
Qui vorrei riportare un’esperienza che mi fece molto riflettere e allo stesso tempo piacere qualche anno fa.
Una mattina mi chiamò una mamma in preda all’ansia ed alla disperazione, il suo neonato di venti giorni piangeva interrottamente per ore lei non sapeva più cosa fare e cosa inventarsi.
Era tornata a casa da due settimane dopo aver avuto un cesareo stabilito insieme al suo ginecologo per la grande paura del parto spontaneo da parte sua ed il timore da parte del medico che comunque fosse la cosa migliore vista la non giovane età della mamma.
A prima vista il piccolo non mi destava molta preoccupazione, si i suoi pianti erano molto intensi e destabilizzanti soprattutto, per una mamma molto stanca ma il piccolo si attaccava bene al seno, bisognava solo modificare la posizione durante l’allattamento al seno e bastarono una cuscino morbido ed una buona poltrona per fare la differenza.
Purtroppo l’allattamento misto era già stato introdotto per mancanza di fiducia da parte della mamma, “ il mio latte non è nutriente, forse per questo piange molto”, allora suggerii per i primi giorni di non modificare l’allattamento di notte, misto appunto, poiché avrebbe dato motivo di ulteriore ansia alla mamma, ma di dare durante la mattina solo il latte materno, e magari un aggiunta al pomeriggio se lei si sentiva stanca.
Nel giro di una settimana, la situazione si modificò nettamente, tanto da non effettuare più un allattamento misto ma esclusivamente naturale.
Dopo due settimane di affiancamento la mamma partì con il suo neonato per le vacanze estive e per un anno e mezzo non ebbi più notizie, fino al giorno in cui mi chiamò per darle un aiuto a smettere di allattare poiché lei aveva così tanto latte che non riusciva a smettere.
di Virginia Mereu | Gen 2, 2012 | Aiuto per la mamma, Alimentazione-neonati, Allattamento, Articoli principali, Doula, Esperienze di mamme, Gemelli, Neonato
Il pianto del neonato
Il pianto del neonato è senza dubbio una delle cause di grande stress da parte di neo mamme e la cosa non deve meravigliarci, lo stress della mamma è causato dall’impotenza, dal fatto che nonostante lei si prodighi per il benessere del suo neonato lui continui ad avere un disagio e che lo esprima attraverso il pianto.
Molte volte le mamme mi dicono, il neonato è pulito ha mangiato, ha fatto il ruttino, ma non riesco a capire, piange e non riesco a consolarlo ed io mi sento completamente inadeguata.
Il pianto è l’unico mezzo che il neonato ha per esprimere un disagio e le cause possono essere molte, un dolorino al pancino, una bolla d’aria che non riesce ad uscire, un problema di reflusso gastro- esofageo.
Un pediatra neonatologo mi diceva che negli ultimi anni l’incidenza di questo problema nei neonati è aumentato del 120% una percentuale che indubbiamente fa riflettere.
Ma le cause del pianto del neonato possono essere anche non soltanto di origine fisica, può sentirsi solo.
Si, esattamente, può aver bisogno di coccole.
Io faccio sempre questa osservazione con le neo mamme durante tutta la gestazione, che come tutti sanno può terminare alla 40 settimana, il bimbo è all’interno dell’utero, dove può toccare le pareti e provare sicurezza, è continuamente massaggiato dall’acqua che ha intorno, pensiamo a noi nella vasca da bagno ed al piacere che proviamo, avvolto in una temperatura a lui congeniale.
Inoltre non dimentichiamo che ascolta il battito del cuore della mamma, la sua voce, tutto questo è per lui fonte di grande sicurezza, ed allora perché non dovrebbe sentirsi solo perché non dovrebbe esprimere un bisogno di stare tra le braccia della mamma, o del papà?.
Molti mi dicono: allora è già viziato, già ha compreso le braccia, cosa significa? Perché non dovrebbe essere più sereno se lo abbiamo in braccio? A pensarci bene, se noi dobbiamo affrontare un piccolo intervento o abbiamo un dolore cerchiamo di stringere una mano amica, tutto ciò non attenua il dolore vero e proprio, quello rimane, ma la nostra percezione cambia e lo sopportiamo meglio, perché per un neonato dovrebbe essere diverso.
Io quando affianco una neomamma ed il neonato piange disperato le chiedo di prenderlo e di parlargli con dolcezza, spiegandogli che lei è lì per lui che sta cercando di comprendere quale sia il problema e di aiutarlo di avere pazienza che insieme lo risolveremo.
Comprendo perfettamente che una neomamma, vorrebbe vedere risolto in un click, poiché oggi è così che siamo abituati, il pianto del suo neonato; vorrebbe che la stanchezza di una gravidanza e di un parto, a volte spontaneo altre cesareo, fossero subito alle spalle, ma non è così semplice e veloce, c’è bisogno di tempo c’è bisogno di aiuto da dedicare a se stesse per poter tornare ad essere serene oltre che in forma.
In fondo un neonato è tale fino a 40 giorni e cosa sono di fronte a una vita?