Alimentazione

Svezzamento o Divezzamento,

con il termine “divezzamento” si intende la graduale introduzione nella dieta di alimenti non lattei, cereali, vegetali, latticini, frutta, carne, pesce, uova.

La necessità di introdurre cibi diversi dal latte materno risiede nel fatto che, dopo i 6 mesi di vita, i fabbisogni nutrizionali non vengono soddisfatti completamente dal solo latte materno o da quello di formula

Questo è quanto è scritto nei testi di dietetica infantile ma io non voglio parlare di diete, tabelle e brodi vegetali, questo potete trovarli su qualsiasi sito di alimentazione infantile, o dal vostro pediatra di riferimento, ma piuttosto accompagnarvi al vostro momento di svezzamento dal vostro bambino che finora avete nutrito e che quindi dipendeva da voi in maniera esclusiva.

Il divezzamento è un passaggio “obbligato” nello sviluppo del bambino che, dalla prima alimentazione ad esclusiva base di latte, passa alla scoperta di nuovi alimenti, e quindi di nuovi sapori e consistenze. E’ una necessità fisica, ma allo stesso tempo l’opportunità per porre le basi di una nuova autonomia

 

Il divezzamento è il primo grande cambiamento che il piccolo affronta dopo la nascita e quindi è necessario procedere molto gradualmente in tutti i mutamenti che vengono inseriti.

Iniziare con calma: possiamo supporre un tempo orientativo di 2 mesi dalle prime sperimentazioni alla completa accettazione e “al piacere” del cibo.

Ogni bambino ha i suoi tempi: permettiamogli di sperimentare, poco per volta, sia la nuova posizione che il nuovo cibo.

 

Sono “pronto”.

 

C’è un tempo opportuno per il divezzamento. Bisogna coglierlo, e tutto sarà facile

Ci sono dei piccoli segnali che ci possono indicare che il piccolo è pronto ad iniziare l’avventura del divezzamento:

  • comincia a stare seduto e si mostra abile nel tenere in mano gli oggetti;
  • è capace di prendere e scegliere un oggetto tra altri e raccoglierlo da solo se gli cade dalle mani;
  • inizia a sviluppare giochi con la madre o con le altre figure di riferimento come ad es. un ripetuto offrire e ricevere un oggetto, giocato tra passaggio di mani e sguardi di intesa;
  • anche il primo dentino può essere una indicazione che il bambino è pronto ad assumere un cibo diverso dal latte.

Cose da  evitare di fare

Distrarre il bambino con canzoni, racconti, o peggio giochi che tengono occupate le manine. E’ il nuovo cibo il gioco più bello.

Mettere la pappa nel biberon: si perde così la possibilità di avviare il bambino verso la sperimentazione e l’autonomia.

Impedire la manipolazione del cibo, spesso “incartando” il bambino con ampi canovacci in modo che non possa usare le mani.

Evitare di dare cibo (ad es. come consolazione ad un pianto) tra un pasto e l’altro, soprattutto dolci.

Evitate di mischiare i cibi in un unico “pappone”, per di più frullato. Questo è molto limitativo per la possibilità di fare esperienze sia sul piano fisico che psichico.

Evitate di insistere forzando la volontà del bambino quando rifiuta un cibo. Riprovate con calma anche più volte.

Mostrare disagio se il bambino sporca, soprattutto nei suoi primi approcci con il cibo e nei suoi primi tentativi con il cucchiaino. Mettete a sua disposizione poca, pochissima pappa per volta

Non fate coincidere lo svezzamento con altri grandi cambiamenti come l’ambientamento al nido o il trasferimento in una nuova casa.

Dare le medicine con il cucchiaino soprattutto nella fase in cui lo sta sperimentando.

Svezzamento per i più grandi

Le preferenze alimentari di un bambino sono il risultato del gradimento innato per i cibi dolci, garanzia di un buon apporto calorico necessario all’accrescimento e di un processo di apprendimento iniziato fin dal ventre materno. Anche altri fattori influenzano il gradimento di un cibo: fondamentali sono la presentazione degli alimenti, le abitudini familiari, l’educazione scolastica e l’influenza della pubblicità e della televisione.

Quando un bimbo inizia a camminare sviluppa gradualmente una resistenza nei confronti di nuovi alimenti, denominata “neofobia”, cioè rifiuto di assaggiare e mangiare cibi nuovi, mai conosciuti in precedenza. Il bambino non vuole modificare le sue certezze, la sicurezza degli alimenti che conosce. Questo comportamento innato è il retaggio di un adattamento evolutivo ad un ambiente ostile che ha permesso di sopravvivere ai nostri antenati bambini che iniziavano ad “esplorare” ambienti pieni di pericoli alimentari (erbe velenose, alimenti deteriorati per esempio); il rifiuto di alimenti che non erano già stati registrati durante i primi mesi, sotto la tutela materna, era una garanzia per la sopravvivenza.

In linea con questo programma genetico, sviluppatosi nel corso di millenni e a tutt’oggi conservato, la neofobia è minima nei primi due anni di vita, cresce durante tutta la prima infanzia, per poi diminuire gradualmente con l’avvicinarsi dell’età adulta.
Ecco perché i primi due anni di vita sono importantissimi per abituare il bambino ai diversi sapori e per fargli conoscere il maggior numero possibile di nuovi alimenti. La neofobia è lì, in agguato, allo scoccare dei due anni: circa il 20-30% dei bambini sono significativamente neofobici, i maschi lo sono più delle femmine. Durante la fase neofobica i bambini rifiutano nuovi frutti, verdure e proteine più facilmente degli altri alimenti.

In un interessante studio canadese pubblicato nel maggio 2012 ho letto come un lavoro scientifico abbia dimostrato che ilcoinvolgimento dei propri figli nella preparazione dei pasti è fondamentale nell’insegnamento dell’educazione alimentare Secondo questa recente ricerca, infatti, i bambini che più frequentemente aiutano nella preparazione e nella scelta dei cibi, hanno percentualmente una migliore alimentazione (maggior consumo di frutta e verdura), più varia ed equilibrata, e una minore incidenza di sovrappeso/obesità..

altri effetti positivi secondari sono conseguenti:

  • riduzione del numero di pasti consumati fuori casa;
  • orari dei pasti in famiglia più definiti;
  • preparazioni meno elaborate e più sane;
  • coinvolgimento del bambino  nell’acquisto dei generi alimentari con maggiore inclinazione alla sperimentazione;
  • tendenza del bambino ad assaggiare più facilmente alimenti nuovi se preparati insieme;
  • tempo di qualità dedicato alla relazione genitore-figlio;
  • riduzione del consumo di cibo-spazzatura.

Quando e come iniziare? Direi che non c’è un’età specifica.

Già a 1-2 anni un bambino può godere a pieno dello sperimentare: è opportuno iniziare giocando quindi serve un po’ di tempo per poter pasticciare. Fino ai 5 anni il bimbo potrà già sbucciare la frutta (mandarini, mele o arance), condire l’insalata, tagliare (con le mani o con un coltellino di plastica, per esempio l’estremità dei fagiolini), lavare frutta e verdure o impastare con le mani (polpette o ingredienti per un dolce).

Dai 6-7 anni in poi, saranno in grado di rompere le uova e separare il tuorlo dall’albume, leggere direttamente le ricette, inventare dei piatti semplici con gli alimenti conosciuti, usare i robot da cucina (con supervisione), grattare il parmigiano, tagliare frutta e verdura (iniziando dai coltelli di plastica con supervisione).

La prima esperienza può essere la preparazione della pizza, con la manipolazione della pasta ed eventualmente anche la preparazione della pasta di base con il lievito di birra,

Ingredienti: (per 2-3 focacce grandi)

300 gr di farina manitoba, 200 gr di farina 00, 1 patata lessa,

acqua, olio extravergine d’oliva, ½ cubetto di lievito di birra fresco (circa 7-8 gr), sale, 1 cucchiaino di zucchero o di miele.

Per il condimento: rosmarino, acqua, olio extravergine d’oliva, sale.

Preparazione: sciogliete il lievito di birra con un cucchiaino di zucchero, o di miele, in una tazzina da caffè semi piena di acqua tiepida. Lasciate fermentare per cinque minuti. Mescolate i due tipi di farina con la patata schiacciata, aggiungete il lievito. Nella tazzina vuota mettete ancora acqua tiepida e sciogliete un cucchiaino scarso di sale, aggiungete all’impasto. Unite dell’olio (circa due cucchiai) e impastate a mano o nel robot da cucina fino a quando l’impasto diventa morbido ma ben compatto. Posizionate in una ciotola, coprite con un panno umido e mettete a lievitare in un luogo caldo per tre ore. Riprendete l’impasto, che deve aver almeno raddoppiato il suo volume, stendetelo nelle teglie lasciandolo un po’ alto oppure formate tante focaccine. Cospargete con il condimento a base di acqua salata e olio (proporzione: due parti di olio e una di acqua), facendo delle pressioni con il pollice. Rimettete a lievitare per circa un’ora.

Infornate a 220° per 10 minuti e poi abbassate a 200° per altri 5-8 minuti.

Ecco qualche ricetta di facile preparazione:

POLPETTINE DI RICOTTA E SUGO

Ingredienti per 4 persone: 6 pomodori perini ben maturi, 400g di ricotta fresca, 50g di parmigiano grattugiato,1 uovo, , sale, qualche foglia di basilico, pane grattugiato

Tuffate i pomodori perini in acqua calda per due min., poi pelateli, privateli dei semi e tritateli grossolanamente. Metteteli in padella con un po’ d’olio, salate e fate cuocere il sugo a fuoco moderato. prima di togliere dal fuoco, unite il basilico.

Ponete in una terrina la ricotta, il formaggio grattugiato l’uovo e un po’ di sale, quindi mescolate per amalgamare gli ingredienti. Con il composto fate delle polpettine piuttosto basse, passatele nel pan grattato e cuocetele velocemente nel pomodoro

Servite ben calde accompagnate con il sugo di pomodoro.

ROTOLO DEL GOLOSO

Ingredienti per 4 persone: 800g di fesa di vitello in una fetta sola, 100g di prosciutto cotto a dadini,50g di parmigiano grattugiato 50g di emmenthal grattugiato, un trito di cipolla, carota,sedano,prezzemolo ed erbette, 1 uovo piu’ 1 tuorlo,olio d’oliva, sale, 1 rametto di rosmarino, 1 tazza di brodo.

Mettete in una terrina il prosciutto,i due formaggi grattugiati,il trito di verdure e le uova, mescolate e aggiustate di sale.

Spalmate poi il composto sulla fetta di fesa ben appiattita, arrotolatela su se stessa, cucitene i lembi con ago e filo robusto, quindi legate il rotolo con lo spago, procedendo come per un comune arrosto. Fate rosolare in una casseruola la carne con qualche cucchiaiata d’olio e il rosmarino, bagnatela con un po’ di brodo, lasciatelo evaporare, poi mettete il coperchio e fate cuocere il rotolo per un’ora e mezzo a fuoco moderato, aggiungendo ogni tanto un po’ di brodo.

Lasciate raffreddarela carne prima di affettarla e di servirla in tavola.

MINESTRINA DI ORZO

Ingredienti per 4 persone: 12 cucchiai di orzo perlato, 1 fetta di zucca,1 cipolla,1 manciata di erbette,1 gambo di sedano,1 spicchio d’aglio,1 cucchiaio i prezzemolo tritato, 2 cucchiai di parmigiano grattugiato,2 cucchiai d’olio oliva, sale 1 fetta di zucca.

Mondate e lavate l’orzo, mettetelo in una pentola con circa 2 litri d’acqua e fatelo bollire a fuoco moderato. A meta’ cottura aggiungete le verdure pulite, lavate e tritate,aggiustate di sale.

Prima di servire, condite con olio, unite il parmigiano grattugiato e spolverizzate con il prezzemolo tritato.

A piacere potrete sostituire l’orzo con il farro.

Per ridurre il tempo di cottura potrete usare la pentola a pressione: in questo caso fate bollire l’orzo per 20 min., poi aggiungete le verdure e lasciate sul fuoco per altri 10 min.

POLENTA VERDE

Ingredienti  per: 4persone 300 gr. di farina di mais 250 gr. di spinaci o bietole lessati 30 gr. di burro 150 gr. di formaggio (taleggio, fontina o gorgonzola  Sale

Portate a bollore in una pentola a bordi alti e fondo spesso (meglio ancora in un paiolo di rame) 1,5 litri di acqua già salata. Versate quindi a pioggia la farina di mais, mescolando energicamente e in continuazione per evitare che si formino grumi e aderisca sul fondo. Cuocete la polenta per circa 50 minuti e quindi aggiungete le verdure lessate e tritate, il burro e il formaggio a pezzetti. Proseguite la cottura per altri 10 minuti, continuando a rimescolare affinché gli ingredienti si amalgamino per bene.  Versare su un tagliere di legno.

POLPETTE DI MELANZANE

Ingredienti 2 melanzane  1 uovo e un tuorlo, 50 gr di parmigiano, pangrattato

Prendere le melanzane e bollirla fino a che sia tenera. Per ottenere un migliore risultato si può usare il forno a microonde alla massima potenza per una decina di minuti. Tagliate poi la melanzana a metà, strizzatela con le mani per eliminare l`acqua in eccesso, mettetela nel mixer con le uova, il parmigiano, uno o due cucchiai colmi di pangrattato, fino ad ottenere un impasto morbido (due foglioline di menta fresca ci stanno benissimo).
Aiutandovi con un cucchiaio formate delle piccole crocchette che infornerete su una teglia antiaderente, o foderata di carta-forno, a 170° per circa 15 minuti. Assaggiatene una per verificare la cottura.

 

Dott.ssa Maria Luisa Roberti

 

 

 

 

 

 

 

Il sorriso di un neonato!

Il sorriso di un neonato!

EngelslächelnE’ dall’età di diciannove anni, ed ora ne ho 54 ( brrrrr ), che lavoro accanto ai bimbi ed alle mamme, prima come educatrice nell’asilo nido della Banca d’Italia, poi affiancando mamme al rientro a casa dalla clinica, per cui nel primissimo periodo di vita fuori dal grembo materno e non smetto di stupirmi, provare una emozione grande davanti ad un neonato.
Essere davanti a lui, guardarlo negli occhi, cogliere per pochi istanti la sua attenzione nello sguardo è una sensazione indicibile.
Suggerisco ad ogni mamma di prestare molta attenzione al messaggio che il bimbo ci invia con il sorriso, si il sorriso, poiché anche un neonato può sorridere, intenzionalmente, a mio avviso.
Quando un neonato è scosso da un dolore, infastidito da un forte rumore, o dal fatto che non riesce a prendere sonno, il suo faccino è triste, arrabbiato, sconsolato, la fronte è corrugata, il suo stato d’animo, è palpabile e visibile .eineiige Zwillinge- Schwestern beim schlafen und träumen
Così, è altrettanto vero che la sua beatitudine, il suo stato di benessere, ce lo comunica attraverso un sorriso, ha dei tratti del viso sereni, poiché in quel preciso momento ci sta ringraziando per averlo compreso, accolto, soddisfatto e, se volete, gratificato nelle sue richieste, nelle sue esigenze.
Non importa, per cui, che abbia 5 mesi o cinque anni, per ricevere un sorriso “vero”, lui lo sa già fare il suo sorriso, anche a 5 giorni.

Il reflusso gastroesofageo nei neonati

“Il reflusso gastroesofageo nei neonati:

cosa bisogna sapere?

Spesso mi capita di parlare con genitori convinti che il proprio figlio presenti una malattia da reflusso gastroesofageo.

Di fronte a quello che sembra essere un “fenomeno emergente” sono tante le soluzioni che i genitori mi raccontano di adottare: dall’uso di farmaci, alla sospensione dell’allattamento al seno o un precoce divezzamento.

L’esperienza che ho potuto maturare negli anni di lavoro a contatto con madri e lattanti mi ha fatto vedere come assai spesso lo preoccupazione di genitori di fronte a un neonato che vomita spesso talvolta in grandi quantità, che piange quando si alimenta, si sposi con la veloce diagnosi di “reflusso gastroesofageo” e con  la successiva  prescrizione di sciroppi non del tutto innocui.

Vediamo dunque come si manifesta e si definisce il reflusso gastroesofageo.

 

Il reflusso gastro-esofageo è la risalita nell’esofago del materiale acido proveniente dallo stomaco e si manifesta con rigurgiti frequenti di saliva, latte e muco dalla bocca.

A livello meccanico è dovuto al fatto che la valvola che separa l’esofago dallo stomaco non ha ancora un completo funzionamento (fatto fisiologico nei neonati).

Il neonato rigurgita quando ha succhiato il latte, è irrequieto, piange.

Distinguiamo quindi:

– il reflusso gastro-esofageo (RGE), definito come il passaggio del contenuto gastrico nell’esofago, con evidenza di vomito ricorrente o rigurgiti.

– la malattia da reflusso gastro-esofageo (MRGE), definita come sintomatologia e complicazioni da reflusso, con diversi tipi di manifestazioni cliniche associate a vomito ricorrente, quali esofagite (infiammazione dell’esofago), apnea, broncospasmo, perdita di peso. In particolare la perdita di peso è il fattore discriminante tra reflusso e malattia da reflusso.

 

Come comportarsi sulla prima condizione che è anche  la più diffusa.?

secondo  linee guide internazionali  di fronte ad un bambino che vomita spesso, senza perdita di peso, ecco cosa non bisogna fare.

 

Non c’è alcun motivo di prescrivere un esame ecografico, si rischia così infatti di incorrere in molti falsi positivi in quanto la maggior parte dei neonati nei primi mesi hanno la valvola dell’esofago non del tutto formata (non per questo però vomitano).

C’è quindi da capire perché alcuni vomitano e altri no.

Non ci sono farmaci da somministrare.

Non c’è assolutamente da sospendere l’allattamento al seno.

C’è piuttosto da confortare la madre che presto passerà.

Bisogna dire alla mamma “Signora suo figlio rigurgita”, invece di dire “Signora suo figlio ha il reflusso gastroesofageo” , che sembra come una condanna ad una malattia.

 

E’ più difficile capire  perché certi neonati vomitano spesso e in gran quantità, spesso questi bambini oltre a vomitare presentano una forte irrequietezza, non dormono bene e spesso piangono.

Intanto sappiamo che l’acidità dello stomaco aumenta quando  aumenta lo stress, e lo stress del neonato è associato a quello della madre, oppure al dover attendere troppo a lungo prima di essere allattato.

 

I neonati parlano attraverso il corpo e in particolare il periodo neonatale è quello più sensibile a questo tipo di linguaggio. Se c’è tensione, se la madre è stanca, nervosa, non sufficientemente sostenuta, il bambino ne risente immediatamente con coliche, irrequietezza e pianto.

Quest’ultimo, il pianto, in particolare esprime tutto il malessere presente, ma anche passato. Attraverso il pianto il bambino può esprimere (“elaborare” quasi direi) traumi emotivi che riguardano la gravidanza o la nascita.

È importante che la madre sia ben disposta ad accogliere il pianto del bambino ovviamente non lasciando piangere il bambino da solo né pensando che il pianto sia normale piuttosto tenendo dolcemente il figlio tra le braccia.

 

Credo che ogni madre faccia, o almeno voglia fare sempre il meglio per il proprio figlio, ma nella nostra società capita spesso che le madri siano sole o non adeguatamente sostenute.

Spesso il reflusso si presenta in un bambino che ha avuto un parto traumatico, in questi casi può essere efficace qualche seduta da un buon osteopata neonatale.

In realtà il reflusso è inesistente nelle società tradizionali dove le madri stanno a stretto contatto corporeo col bambino e lo allattano con frequenza!

Il reflusso potrebbe spesso essere  associato ad un modo errato di allattare.

 

L’accudimento del bambino richiede la nostra totale dedizione soprattutto i primi tempi, ecco perché ad esempio l’uso della fascia porta bebè permette anche alle madri “indaffarate” di oggi di stare col proprio figlio mentre fanno anche qualche piccola mansione di casa.

Può essere utile sostenere lo stato emotivo della madre, far sì che possa dedicarsi pienamente al figlio, senza distrazione alcuna per almeno i primi tre mesi (parenti e amici invece che cullare il neonato dovrebbero lasciarlo con la madre e occuparsi loro delle faccende domestiche!)

Tenere il neonato a stretto contatto corporeo per la quasi totalità del tempo almeno i primi tre mesi.

Prediligere la posizione verticale del bambino tipica dei bambini portati in braccio, piuttosto che quella sdraiata nella culla.”

Questi sono solo alcuni brevi consigli per le mamme, forniti dalla Dott.ssa Maria Luisa Roberti – Pediatra di famiglia a Roma

Il sorriso di un neonato!

Latte materno: vantaggi

latte materno vantaggiDurante il periodo di gravidanza, la mamma attraverso il cordone ombelicale, passa al suo bimbo molti anticorpi che gli serviranno a proteggerlo nelle prime fasi di vita dalle malattie comuni, in modo particolare da quelle delle prime vie aeree (raffreddori, otiti tracheiti ,faringiti ecc) e quelle intestinali.

Quando il neonato è nutrito con il latte materno , la mamma continua a trasmettere al piccolo oltre che gli anticorpi delle malattie che la stessa ha contratto, anche quelli contro i virus e i batteri con cui viene a contatto nel periodo dell’allattamento.

Da qui, possiamo immaginare, l’importanza che un allattamento al seno può avere per un neonato e più ancora per un bimbo nato prematuro e con un peso molto basso.

latte materno: vantaggiQuando però ciò non può avvenire,o può avvenire solo in parte, per diversi motivi, quale ospedalizzazione del bimbo, difficoltà del bimbo stesso di assumere latte direttamente dal seno ecc.. bisogna essere particolarmente attenti all’igiene riservata a tutte le “attrezzature “ per l’allattamento artificiale, ( biberon, tettarelle,o eventuale tiralatte).

La formula più sicura è indubbiamente quella della sterilizzazione a vapore piuttosto che a freddo con le pasticche, poiché potrebbero contenere sostanze nocive.

Il sorriso di un neonato!

Coliche neonati

Coliche dei neonaticoliche neonati

Le coliche dei neonati sono uno scoglio importante nella vita del neonato e della puerpera.

Si possono affacciare intorno al quindicesimo, ventesimo giorno di vita del neonato, indipendentemente se il piccolo è allattato con latte materno o artificiale, non ci sono grandi risultati, nonostante questo problema sia stato studiato da molte case farmaceutiche, la soluzione totale non è stata ancora trovata.

Fatta eccezione per il bromuro, ma non trovo che tale espediente sia un rimedio, un aiuto può essere  dato dai rimedi omeopatici, ma anche quelli per avere un sollievo bisogna avere pazienza ed aspettare che nel corso di una settimana ci sia una risposta.

L’unica cosa da fare è cercare di consolare il neonato tenendolo tra le braccia e rassicurandolo che siamo lì con lui e che comprendiamo al sua sofferenza.

Le coliche si risolvono nel giro di due mesi all’incirca, che a noi sembra un tempo immenso, lo so, però hanno una fine!

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Parto gemellare

Parto gemellareParto gemellare

Negli ultimi anni si sta verificando un boom di parti gemellari, questo è dovuto anche al fatto che si effettuano, con successo, molte più procreazioni assistite e di conseguenza ci sono molti più neonati prematuri gemelli.

Una gravidanza è per una donna un periodo della vita molto delicato in cui si ripercorrono tanti vissuti e una gravidanza ed un parto gemellare accentuano questo aspetto ancora di più.

La gravidanza gemellare solitamente non arriva al termine, ma nella maggioranza dei casi viene effettuato un taglio cesareo anticipato che, si spera, non avvenga prima della 36° settimana, per tutte le  complicazioni che ciò potrebbe comportare, da un deficit respiratorio ad un basso peso dei neonati ed a complicanze varie.

Comunque sia, per la super mamma se è vero che avrà una ripresa più lenta, per il parto gemellare,  è altrettanto vero che la sua gioia è duplicata e le farà dimenticare tutti i disagi che questa comporta.

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