Pianto del neonato: quali sono le ragioni?

Pianto del neonato: quali sono le ragioni?

Il pianto del neonato

Il pianto del neonato è una delle ragioni di forte ansia da parte della mamma, perché mette in crisi tutte le certezze e mette in atto, da parte di tutte le persone circostanti, dei consigli, modi di fare, azioni, atti a farlo smettere.

Pianto del neonato

Pianto del neonato

Il pianto però è l’unico mezzo che il neonato conosce per esprimere un disagio, un bisogno, un dolore, una necessità, insomma è una richiesta di aiuto ed è per cui importante che la mamma, il papà e chi ruota intorno a lui, si metta in ascolto per comprendere questa richiesta.

Vediamo insieme quali possono essere le cause.

Il pianto del neonato causato dalla fame

La prima è senza ombra di dubbio la fame, il neonato in questo può passare dal sonno, in pochi istanti, al pianto disperato, e non appena viene messo al seno, nel caso di un allattamento materno, o al biberon per quello in formula, il suo pianto cessa e se siamo fortunate a fine poppata si addormenta nuovamente fino a quella successiva.

Altro aspetto sono le quantità di latte, premesso che ogni bimbo ha le sue caratteristiche, date dalle settimane di gestazione della gravidanza: possiamo avere un bimbo prematuro, un neonato di due chilogrammi e trecento nato a termine , o un bimbo di quattro chilogrammi, non possiamo metterli sullo stesso piano, poiché le loro esigenze sono di gran lunga diverse.

Comunque sia dobbiamo essere certi che la quantità di latte che sta assumendo sia quella corrispondente alle sue esigenze.

Quando abbiamo un neonato allattato con latte in formula, il biberon ci fornisce immediatamente la risposta, ha preso 60 ml o 120 ml , quando c’è un allattamento a richiesta però dobbiamo essere più attente.

Per prima cosa il bimbo all’ inizio starà al seno dai trenta ai quarantacinque minuti, perché deve ancora imparare ed ancora perché può addormentarsi spesso. Dopo però, quando il piccolo si staccherà dovrà passare almeno un’ora e tre quarti minimo per la poppata successiva, altrimenti se i tempi sono più stretti, chiediamoci perché.

Un’ altra possibilità di pianto può essere il fastidio di sentirsi sporco, con la popo’ al sederino, od ancora di sentire troppo caldo, o al contrario avere freddo, poiché i neonati hanno un maggiore bisogno di calore, specie se sotto peso.

Altro aspetto molto spesso sottovalutato è la digestione, spesso i neonati, ma anche i lattanti, cioè i bimbi dopo i quaranta giorni, in entrambe i casi di allattamento, con una esigenza maggiore per quelli allattati con latti in formula, hanno bisogno di fare dei ruttini, questo può accadere anche dopo un’ora dalla poppata, cioè il piccolo aveva mangiato e dopo un po’ si era addormentato, ma si risveglia piangendo, in quel caso, prima di pensare a chissà quale problema, possiamo prenderlo in braccio, dare qualche colpetto dietro la schiena, cercando di rassicurarlo che va tutto bene e che siamo li per lui ed aspettare che questo ruttino esca.

Pianto Neonato

Pianto Neonato

Il pianto del neonato causato dalla stanchezza

Altro aspetto del pianto inconsolabile del bimbo può molto spesso essere la stanchezza che non gli permette di lasciarsi andare al sonno.

Quante volte a noi adulti capita di essere troppo stanchi, o ancora pieni di emozioni e stimoli e pur avendo molto sonno non riusciamo ad abbandonarci. Ecco la stessa cosa accade ai neonati od ai lattanti, presi in braccio da più persone, vezzeggiati, o sottoposti a stimoli forti e per tanto tempo, oppure sottoposti a rumori, colori ecc.. Questo problema accade più frequentemente di quanto pensiamo.

Un neonato, un lattante di tre, quattro mesi, hanno bisogno di andare a dormire o quanto meno essere messi nella loro culla per potersi rilassare ed entrare nel sonno serenamente.

L’errore è proprio nei tempi, e quando si aspetta che lui ci dia cenni di stanchezza è per lo più troppo tardi, specie per alcuni bimbi, quelli più ”vispi”.

Andando avanti, parlando sempre di pianto del neonato, una importanza rilevante ha quello dovuto alle coliche gassose, i bimbi ritraggono le gambine e se mettiamo la mano sul pancino sentiamo dei rumori, dei movimenti. Cosa fare in questi casi ? Mai perdere la speranza, ce la possiamo fare e, soprattutto, diciamolo al nostro piccolino, tenendolo in braccio, cercando, se ce lo fa fare, un massaggino al pancino in senso orario, per aiutarlo a fare ”puzzette”.

Mettiamolo a pancia in sotto poggiandolo sul nostro braccio, ma soprattutto diamogli conforto tenendolo stretto a noi.

Molto spesso in questi casi i pediatri consigliano fermenti lattici con probiotici e devo dire che molti bimbi provano giovamento, se dati con costanza.

La cosa migliore però in quei momenti è non essere sole, ma avere qualcuno che con noi condivida il momento critico, il papà, una puericultrice, che attraverso la sua professionalità sappia sostenere mamma e neonato, o una persona amica, una zia non invadente.

Spesso il pianto del neonato avviene alla sera e, a volte, se non lo si capisce subito, si protrae fino a notte alta, momento in cui, stremato e sfiancato, crolla nel sonno per poi svegliarsi nuovamente a ridosso della poppata successiva.

Quando tutto ciò accade, non è per vizio, come spesso viene detto, ma perché il piccolo ha bisogno di far uscire tutta la stanchezza, lo stress accumulato durante la giornata.

La cosa migliore in quei casi è mantenere la calma, contenerlo attraverso l’abbraccio, rassicurandolo che siete lì per lui o lei, insomma più che arginare e spegnere questo pianto , accoglierlo e consolarlo.

Alle volte è davvero dura, non ci sono dubbi, poiché, se è vero che una mamma deve imparare a comprendere il linguaggio del suo bimbo, è altrettanto vero che il neonato ha bisogno di ambientarsi ed adattarsi, come e molto più di noi, ma con una buona dose di pazienza ed amore senza dubbio avremo dei risultati incredibili e quelli che nei primi giorni erano pianti inconsolabili diverranno presto momenti di gioia incredibile.

Svezzamento

LO SVEZZAMENTO

Lo svezzamento è una fase molto importante, non solo rispetto allo sviluppo del bambino, ma anche all’interno del suo rapporto con la mamma. Se, infatti, da un punto di vista squisitamente fisiologico esso rappresenta il passaggio dall’alimentazione liquida a quella solida, dal punto di vista psicologico implica invece un graduale processo di separazione del piccolo dalla mamma stessa, un’apertura verso il mondo esterno, una maggiore autonomia. Per tale motivo, questo passaggio è quasi sempre accompagnato da vissuti profondi e spesso anche contrastanti tra di loro, sperimentati tanto dalla mamma quanto dal bambino. Lo svezzamento è, infatti, per sua stessa natura una separazione, ma anche una rinuncia/una perdita rispetto a un equilibrio trovato e consolidato nei primi mesi di vita; viene, infatti, a ridursi (per poi terminare del tutto) quel momento di intima condivisione emotiva e “viscerale” rappresentata appunto dall’allattamento e si affaccia la necessità di un distacco tra madre e figlio.

Per questo motivo, spesso le mamme faticano ad accettare e/o ad affrontare serenamente questo passaggio; lo svezzamento diventa, per loro, un momento “critico” perché vissuto solo come “perdita”. Alcune faticano ad accettare l’idea di non essere più “le uniche” nutrici del bambino e sentono l’introduzione di “cibi solidi” come sostituti del loro seno/latte buono, faticando ad accettare quindi l’idea che, da adesso in poi, il bambino potrà crescere ed alimentarsi in maniera più autonoma. Altre temono di perdere “il controllo” sul bambino; alcune si rammaricano per l’interruzione di un momento di estrema intimità con il figlio, sentendosene anche in colpa; altre ancora temono di non essere in grado di gestire questo periodo, di occuparsi della preparazione di pappe, minestre, ecc. In ogni caso, vengono spesso ad emergere sentimenti di tristezza, dispiacere, preoccupazione.

Sarebbe allora utile provare a pensare allo svezzamento come ad una fase necessaria non solo per lo sviluppo fisico del bambino, ma anche per la sua crescita psicologica.

Melanie Klein (psicoanalista infantile) sottolinea appunto come lo svezzamento non sia uno svezzamento “da” (perché posto in questi termini ci farebbe forse pensare ad una privazione, alla perdita dell’intimità, del piacere); la Klein parla invece di svezzamento “a”, cioè di un’apertura a cose nuove.

E in questo, il ruolo e l’atteggiamento emotivo della mamma svolgono sicuramente un ruolo fondamentale. Dobbiamo, infatti, pensare che la reazione del bambino rispetto alla novità di un cibo che non è il latte sarà fortemente legata al modo in cui la mamma stessa sta vivendo il momento. Se una mamma propone al suo bambino la pappa ma dentro di lei pensa che gli sta facendo un torto e che vorrebbe tanto tornare ad attaccarlo al seno, il bambino percepirà la riluttanza e la preoccupazione materna e sarà più in difficoltà nell’accettare ciò che gli viene offerto. Viceversa, una mamma che serenamente porge al proprio bambino un nuovo assaggio, stimolandone la curiosità con affettuoso sostegno, lo invoglierà in modo tranquillo e positivo all’”incontro” con il nuovo.

Spesso, poi, lo svezzamento viene fatto coincidere (e a volte è quasi da esso imposto) con il rientro a lavoro della mamma, la quale si trova di frequente ad essere combattuta tra il desiderio di rimanere ancora con il piccolo e il l’urgenza di fare in fretta, di accelerare questo passaggio per poter riprendere i ritmi precedenti. Si crea, così, un clima di grande tensione e confusione, nonché un forte senso di colpa, che rischia solo di “appesantire” la mamma stessa, impedendole di affrontare questa fase con calma, prendendosi il giusto tempo.

La cosa sicuramente fondamentale, invece, rispetto allo svezzamento, è la gradualità: prendersi del tempo e rispettare i tempi del bambino. Perché se è vero che i piccoli sono incuriositi dalla novità e che lo svezzamento li ricompensa con il piacere dell’assaggiare nuovi cibi, è anche vero che c’è bisogno di un fisiologico tempo di “graduale adattamento al cambiamento”. Non a caso, spesso i bambini in questa fase iniziano a manifestare atteggiamenti oppositivi e aggressivi, oppure a richiedere un maggior contatto fisico. Sarà allora importante procedere con gradi.

Ma quando iniziare tutto ciò?! In genere l’avvio dello svezzamento avviene verso i 5/6 mesi, quando insorgono anche i primi dentini. Dal punto di vista psichico, il bambino comincia a “maturare” le competenze per poter affrontare questo passaggio quando inizia, proprio in questa fase, a mettere in scena, con il gioco, le dinamiche del distacco: in maniera ripetuta e divertita, lascia cadere gli oggetti a terra, lontano da sé, ed attende che gli vengano poi recuperati. Questo è il suo primo tentativo psichico di sperimentare la separazione; da questo momento, e in maniera sempre più matura, il bambino potrà “rinunciare” al seno per aprirsi alle nuove scoperte.

E se invece la mamma non è affatto preoccupata dalla fine dell’allattamento ma, anzi, se ne sente sollevata? Se questo periodo non è stato per lei così bello come tutti le avevano detto?

Questi sentimenti sono in realtà diffusissimi e non devono affatto spaventare le mamme; l’allattamento è un’esperienza bella ma anche impegnativa e stancante (sia dal punto di vista fisico che psicologico) per cui spesso le donne sentono vivo il desiderio della sua conclusione per poter riprendere la loro vita in maniera “più separata” dal figlio. La mamma può, cioè, sentire il bisogno di riprendere i suoi progetti e di sentire meno “la dipendenza assoluta” del bambino. Anche in questo caso, però, sarà importante rispettare i tempi del piccolo, senza forzarlo eccessivamente in termini di “precocità”.

Il passaggio ai cibi solidi consentirà però alle mamme di essere supportate anche dall’esterno; il papà potrà ora partecipare in maniera attiva, occupandosi anche lui dell’alimentazione del piccolo, così da poter “alleggerire” l’impegno materno.

Quanto investiamo per il nostro neonato?

Quanto investiamo per il nostro neonato?

Quanto investiamo per il nostro neonato?

Quanto investiamo per il nostro neonato?

Per il bene più prezioso che la vita ci ha concesso, cioè il nostro bimbo, quanto investiamo?

Si sente spesso parlare di università prestigiose, pensando ad un ragazzo che un giorno prenderà quella o questa strada, ma il percorso non inizia a 19 anni, caso mai in quel periodo si raccolgono i frutti.

Dobbiamo per cui pensarci prima, ma quanto prima?

Possiamo, anzi dobbiamo pensarci all’inizio, dalla nascita. (altro…)

Ciuccio si, ciuccio no!

Ciuccio si, ciuccio no!

La maggior parte delle neomamme, quando facciamo il primo incontro di conoscenza  per stabilire se posso affiancarle al rientro a casa dopo il parto, mi fanno tante domande:

–          Cosa ne pensa del ciuccio?

–          Il bambino vorrei che fosse fin da subito nella sua stanza è giusto?

–          Faccio bene a credere che se non lo prendo in braccio lui si abitua a stare da solo?

–          Come posso fare per far si che si addormenti senza il mio contatto?

–          Cosa pensa dell’allattamento a richiesta, ad orario?

Queste sono domande che più frequentemente mi rivolgono le mamme.

(altro…)

Iris Paciotti – Voglia di raccontare

Voglia di raccontare

Un ringraziamento particolare devo farlo alla Dott.ssa Iris Paciotti che nel suo sito, di recente pubblicazione, ha scritto qualcosa su me e sulla professione di doula, che riporto in versione integrale.

Per chi volesse visitare il sito questo è il link: http://www.vogliadiraccontare.it

Fino a poco tempo fa, pur essendo pediatra da oltre cinquant’anni, non conoscevo e non avevo mai sentito pronunciare la parola  doula e men che mai quale ne fosse il significato.

E’ stato l’incontro con Virginia Mereu che ha chiarito la mia ignoranza in merito e che mi ha fatto scoprire questa figura così preziosa. Infatti, dietro questa parola si apre un mondo ricco di valori e di significati profondamente umani e tradizionali.
La doula è una donna già madre che si prende cura di tutto ciò che riguarda, dal punto di vista pratico ma soprattutto umano, il periodo perinatale che comprende quindi la gravidanza, la nascita, l’allattamento e tutto quanto c’è da amministrare riguardo al neonato e a coloro che gli sono intorno.
Quando nasce un bambino, c’è un gran movimento intorno a lui, un gran da fare non sempre sereno e armonioso. Tutti hanno da dire o da suggerire qualcosa. Ecco, la  doula è la figura umana e professionalmente  preparata che può fornire un validissimo aiuto sdrammatizzando un evento che dovrebbe essere vissuto nel modo più sereno e armonico possibile.
La doula mette a disposizione la sua conoscenza ed esperienza per assistere  dolcemente e saggiamente uno degli eventi più belli ma anche più impegnativi e complessi della vita familiare: l’arrivo di una nuova vita.

Neonato

Neonato

Considero veramente preziosa questa figura femminile che, con amore e professionalità, si muove con discrezione, che non invade, ma che fornisce con delicatezza consigli e indizi per un cammino  privo di ansia per la madre e per i suoi familiari. Questo cammino deve essere tranquillo, sereno, fiducioso riguardo alle forze della natura, ricco di armonia, di gioia, di tenerezza ma soprattutto privo di quell’ansia che fa da ostacolo al godimento di uno degli eventi più belli vissuti dagli esseri umani: la nascita.
Tutto questo ho scoperto avvicinando la  doula Virginia Mereu che da anni fornisce la sua opera così preziosa a Roma.
Non mi resta che dire grazie Virginia per questo mondo incantevole che mi hai fatto conoscere mentre ti esorto a  continuare così perché l’umanità ha sempre più bisogno di chi le fornisca dolcezza, sensibilità, pazienza e amore per il lavoro che fa.
Sempreché  vogliamo chiamare lavoro avere il privilegio di prendere fra le
mani un neonato!

Iris  Paciotti

Alimentazione

Svezzamento o Divezzamento,

con il termine “divezzamento” si intende la graduale introduzione nella dieta di alimenti non lattei, cereali, vegetali, latticini, frutta, carne, pesce, uova.

La necessità di introdurre cibi diversi dal latte materno risiede nel fatto che, dopo i 6 mesi di vita, i fabbisogni nutrizionali non vengono soddisfatti completamente dal solo latte materno o da quello di formula

Questo è quanto è scritto nei testi di dietetica infantile ma io non voglio parlare di diete, tabelle e brodi vegetali, questo potete trovarli su qualsiasi sito di alimentazione infantile, o dal vostro pediatra di riferimento, ma piuttosto accompagnarvi al vostro momento di svezzamento dal vostro bambino che finora avete nutrito e che quindi dipendeva da voi in maniera esclusiva.

Il divezzamento è un passaggio “obbligato” nello sviluppo del bambino che, dalla prima alimentazione ad esclusiva base di latte, passa alla scoperta di nuovi alimenti, e quindi di nuovi sapori e consistenze. E’ una necessità fisica, ma allo stesso tempo l’opportunità per porre le basi di una nuova autonomia

 

Il divezzamento è il primo grande cambiamento che il piccolo affronta dopo la nascita e quindi è necessario procedere molto gradualmente in tutti i mutamenti che vengono inseriti.

Iniziare con calma: possiamo supporre un tempo orientativo di 2 mesi dalle prime sperimentazioni alla completa accettazione e “al piacere” del cibo.

Ogni bambino ha i suoi tempi: permettiamogli di sperimentare, poco per volta, sia la nuova posizione che il nuovo cibo.

 

Sono “pronto”.

 

C’è un tempo opportuno per il divezzamento. Bisogna coglierlo, e tutto sarà facile

Ci sono dei piccoli segnali che ci possono indicare che il piccolo è pronto ad iniziare l’avventura del divezzamento:

  • comincia a stare seduto e si mostra abile nel tenere in mano gli oggetti;
  • è capace di prendere e scegliere un oggetto tra altri e raccoglierlo da solo se gli cade dalle mani;
  • inizia a sviluppare giochi con la madre o con le altre figure di riferimento come ad es. un ripetuto offrire e ricevere un oggetto, giocato tra passaggio di mani e sguardi di intesa;
  • anche il primo dentino può essere una indicazione che il bambino è pronto ad assumere un cibo diverso dal latte.

Cose da  evitare di fare

Distrarre il bambino con canzoni, racconti, o peggio giochi che tengono occupate le manine. E’ il nuovo cibo il gioco più bello.

Mettere la pappa nel biberon: si perde così la possibilità di avviare il bambino verso la sperimentazione e l’autonomia.

Impedire la manipolazione del cibo, spesso “incartando” il bambino con ampi canovacci in modo che non possa usare le mani.

Evitare di dare cibo (ad es. come consolazione ad un pianto) tra un pasto e l’altro, soprattutto dolci.

Evitate di mischiare i cibi in un unico “pappone”, per di più frullato. Questo è molto limitativo per la possibilità di fare esperienze sia sul piano fisico che psichico.

Evitate di insistere forzando la volontà del bambino quando rifiuta un cibo. Riprovate con calma anche più volte.

Mostrare disagio se il bambino sporca, soprattutto nei suoi primi approcci con il cibo e nei suoi primi tentativi con il cucchiaino. Mettete a sua disposizione poca, pochissima pappa per volta

Non fate coincidere lo svezzamento con altri grandi cambiamenti come l’ambientamento al nido o il trasferimento in una nuova casa.

Dare le medicine con il cucchiaino soprattutto nella fase in cui lo sta sperimentando.

Svezzamento per i più grandi

Le preferenze alimentari di un bambino sono il risultato del gradimento innato per i cibi dolci, garanzia di un buon apporto calorico necessario all’accrescimento e di un processo di apprendimento iniziato fin dal ventre materno. Anche altri fattori influenzano il gradimento di un cibo: fondamentali sono la presentazione degli alimenti, le abitudini familiari, l’educazione scolastica e l’influenza della pubblicità e della televisione.

Quando un bimbo inizia a camminare sviluppa gradualmente una resistenza nei confronti di nuovi alimenti, denominata “neofobia”, cioè rifiuto di assaggiare e mangiare cibi nuovi, mai conosciuti in precedenza. Il bambino non vuole modificare le sue certezze, la sicurezza degli alimenti che conosce. Questo comportamento innato è il retaggio di un adattamento evolutivo ad un ambiente ostile che ha permesso di sopravvivere ai nostri antenati bambini che iniziavano ad “esplorare” ambienti pieni di pericoli alimentari (erbe velenose, alimenti deteriorati per esempio); il rifiuto di alimenti che non erano già stati registrati durante i primi mesi, sotto la tutela materna, era una garanzia per la sopravvivenza.

In linea con questo programma genetico, sviluppatosi nel corso di millenni e a tutt’oggi conservato, la neofobia è minima nei primi due anni di vita, cresce durante tutta la prima infanzia, per poi diminuire gradualmente con l’avvicinarsi dell’età adulta.
Ecco perché i primi due anni di vita sono importantissimi per abituare il bambino ai diversi sapori e per fargli conoscere il maggior numero possibile di nuovi alimenti. La neofobia è lì, in agguato, allo scoccare dei due anni: circa il 20-30% dei bambini sono significativamente neofobici, i maschi lo sono più delle femmine. Durante la fase neofobica i bambini rifiutano nuovi frutti, verdure e proteine più facilmente degli altri alimenti.

In un interessante studio canadese pubblicato nel maggio 2012 ho letto come un lavoro scientifico abbia dimostrato che ilcoinvolgimento dei propri figli nella preparazione dei pasti è fondamentale nell’insegnamento dell’educazione alimentare Secondo questa recente ricerca, infatti, i bambini che più frequentemente aiutano nella preparazione e nella scelta dei cibi, hanno percentualmente una migliore alimentazione (maggior consumo di frutta e verdura), più varia ed equilibrata, e una minore incidenza di sovrappeso/obesità..

altri effetti positivi secondari sono conseguenti:

  • riduzione del numero di pasti consumati fuori casa;
  • orari dei pasti in famiglia più definiti;
  • preparazioni meno elaborate e più sane;
  • coinvolgimento del bambino  nell’acquisto dei generi alimentari con maggiore inclinazione alla sperimentazione;
  • tendenza del bambino ad assaggiare più facilmente alimenti nuovi se preparati insieme;
  • tempo di qualità dedicato alla relazione genitore-figlio;
  • riduzione del consumo di cibo-spazzatura.

Quando e come iniziare? Direi che non c’è un’età specifica.

Già a 1-2 anni un bambino può godere a pieno dello sperimentare: è opportuno iniziare giocando quindi serve un po’ di tempo per poter pasticciare. Fino ai 5 anni il bimbo potrà già sbucciare la frutta (mandarini, mele o arance), condire l’insalata, tagliare (con le mani o con un coltellino di plastica, per esempio l’estremità dei fagiolini), lavare frutta e verdure o impastare con le mani (polpette o ingredienti per un dolce).

Dai 6-7 anni in poi, saranno in grado di rompere le uova e separare il tuorlo dall’albume, leggere direttamente le ricette, inventare dei piatti semplici con gli alimenti conosciuti, usare i robot da cucina (con supervisione), grattare il parmigiano, tagliare frutta e verdura (iniziando dai coltelli di plastica con supervisione).

La prima esperienza può essere la preparazione della pizza, con la manipolazione della pasta ed eventualmente anche la preparazione della pasta di base con il lievito di birra,

Ingredienti: (per 2-3 focacce grandi)

300 gr di farina manitoba, 200 gr di farina 00, 1 patata lessa,

acqua, olio extravergine d’oliva, ½ cubetto di lievito di birra fresco (circa 7-8 gr), sale, 1 cucchiaino di zucchero o di miele.

Per il condimento: rosmarino, acqua, olio extravergine d’oliva, sale.

Preparazione: sciogliete il lievito di birra con un cucchiaino di zucchero, o di miele, in una tazzina da caffè semi piena di acqua tiepida. Lasciate fermentare per cinque minuti. Mescolate i due tipi di farina con la patata schiacciata, aggiungete il lievito. Nella tazzina vuota mettete ancora acqua tiepida e sciogliete un cucchiaino scarso di sale, aggiungete all’impasto. Unite dell’olio (circa due cucchiai) e impastate a mano o nel robot da cucina fino a quando l’impasto diventa morbido ma ben compatto. Posizionate in una ciotola, coprite con un panno umido e mettete a lievitare in un luogo caldo per tre ore. Riprendete l’impasto, che deve aver almeno raddoppiato il suo volume, stendetelo nelle teglie lasciandolo un po’ alto oppure formate tante focaccine. Cospargete con il condimento a base di acqua salata e olio (proporzione: due parti di olio e una di acqua), facendo delle pressioni con il pollice. Rimettete a lievitare per circa un’ora.

Infornate a 220° per 10 minuti e poi abbassate a 200° per altri 5-8 minuti.

Ecco qualche ricetta di facile preparazione:

POLPETTINE DI RICOTTA E SUGO

Ingredienti per 4 persone: 6 pomodori perini ben maturi, 400g di ricotta fresca, 50g di parmigiano grattugiato,1 uovo, , sale, qualche foglia di basilico, pane grattugiato

Tuffate i pomodori perini in acqua calda per due min., poi pelateli, privateli dei semi e tritateli grossolanamente. Metteteli in padella con un po’ d’olio, salate e fate cuocere il sugo a fuoco moderato. prima di togliere dal fuoco, unite il basilico.

Ponete in una terrina la ricotta, il formaggio grattugiato l’uovo e un po’ di sale, quindi mescolate per amalgamare gli ingredienti. Con il composto fate delle polpettine piuttosto basse, passatele nel pan grattato e cuocetele velocemente nel pomodoro

Servite ben calde accompagnate con il sugo di pomodoro.

ROTOLO DEL GOLOSO

Ingredienti per 4 persone: 800g di fesa di vitello in una fetta sola, 100g di prosciutto cotto a dadini,50g di parmigiano grattugiato 50g di emmenthal grattugiato, un trito di cipolla, carota,sedano,prezzemolo ed erbette, 1 uovo piu’ 1 tuorlo,olio d’oliva, sale, 1 rametto di rosmarino, 1 tazza di brodo.

Mettete in una terrina il prosciutto,i due formaggi grattugiati,il trito di verdure e le uova, mescolate e aggiustate di sale.

Spalmate poi il composto sulla fetta di fesa ben appiattita, arrotolatela su se stessa, cucitene i lembi con ago e filo robusto, quindi legate il rotolo con lo spago, procedendo come per un comune arrosto. Fate rosolare in una casseruola la carne con qualche cucchiaiata d’olio e il rosmarino, bagnatela con un po’ di brodo, lasciatelo evaporare, poi mettete il coperchio e fate cuocere il rotolo per un’ora e mezzo a fuoco moderato, aggiungendo ogni tanto un po’ di brodo.

Lasciate raffreddarela carne prima di affettarla e di servirla in tavola.

MINESTRINA DI ORZO

Ingredienti per 4 persone: 12 cucchiai di orzo perlato, 1 fetta di zucca,1 cipolla,1 manciata di erbette,1 gambo di sedano,1 spicchio d’aglio,1 cucchiaio i prezzemolo tritato, 2 cucchiai di parmigiano grattugiato,2 cucchiai d’olio oliva, sale 1 fetta di zucca.

Mondate e lavate l’orzo, mettetelo in una pentola con circa 2 litri d’acqua e fatelo bollire a fuoco moderato. A meta’ cottura aggiungete le verdure pulite, lavate e tritate,aggiustate di sale.

Prima di servire, condite con olio, unite il parmigiano grattugiato e spolverizzate con il prezzemolo tritato.

A piacere potrete sostituire l’orzo con il farro.

Per ridurre il tempo di cottura potrete usare la pentola a pressione: in questo caso fate bollire l’orzo per 20 min., poi aggiungete le verdure e lasciate sul fuoco per altri 10 min.

POLENTA VERDE

Ingredienti  per: 4persone 300 gr. di farina di mais 250 gr. di spinaci o bietole lessati 30 gr. di burro 150 gr. di formaggio (taleggio, fontina o gorgonzola  Sale

Portate a bollore in una pentola a bordi alti e fondo spesso (meglio ancora in un paiolo di rame) 1,5 litri di acqua già salata. Versate quindi a pioggia la farina di mais, mescolando energicamente e in continuazione per evitare che si formino grumi e aderisca sul fondo. Cuocete la polenta per circa 50 minuti e quindi aggiungete le verdure lessate e tritate, il burro e il formaggio a pezzetti. Proseguite la cottura per altri 10 minuti, continuando a rimescolare affinché gli ingredienti si amalgamino per bene.  Versare su un tagliere di legno.

POLPETTE DI MELANZANE

Ingredienti 2 melanzane  1 uovo e un tuorlo, 50 gr di parmigiano, pangrattato

Prendere le melanzane e bollirla fino a che sia tenera. Per ottenere un migliore risultato si può usare il forno a microonde alla massima potenza per una decina di minuti. Tagliate poi la melanzana a metà, strizzatela con le mani per eliminare l`acqua in eccesso, mettetela nel mixer con le uova, il parmigiano, uno o due cucchiai colmi di pangrattato, fino ad ottenere un impasto morbido (due foglioline di menta fresca ci stanno benissimo).
Aiutandovi con un cucchiaio formate delle piccole crocchette che infornerete su una teglia antiaderente, o foderata di carta-forno, a 170° per circa 15 minuti. Assaggiatene una per verificare la cottura.

 

Dott.ssa Maria Luisa Roberti

 

 

 

 

 

 

 

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