Mamma Pulcina

La nostra casa è piccolina e molto luminosa . Nei giorni in cui sono tornata a casa con la Bimba tutto mi sembrava completamente Nuovo. Virginia era discreta e al contempo sicura e competente. Sembrava essere sempre stata con Noi nella nostra casetta e sapeva darmi fiducia. Mi ha sussurrato i consigli migliori per allattare la mia Piccola e coccolato con torte e dolcetti insegnandomi a prendermi cura di me per prendermi cura di lei. Grazie Virgi, è passato un anno meraviglioso da quei giorni e ti ricordiamo sempre con affetto!

Corso per Baby Sitter

Corso per Baby Sitter

Corso Baby Sitter

Corso Baby Sitter

Ieri 15 maggio si è concluso il Corso per Baby Sitter organizzato dall’agenzia I.CA.RE. per la Assindatcolf, un corso gratuito a cui hanno partecipato 14 persone meravigliose.

Meravigliose per diversi motivi: la gran parte di loro sono persone che già lavorano presso famiglie, alcune full time, altre part time, tutta la settimana, e la domenica, per un mese e mezzo, dalle nove del mattino alle 15 del pomeriggio, hanno rinunciato al loro riposo per venire a lezione.

Il corso ha dedicato gran parte del tempo alle lezioni riguardanti la cura del bambino, l’approccio con il bambino più grande, i giochi, ma anche tutte le problematiche che possono insorgere durante il percorso insieme al bambino.

Naturalmente seppure intenso, nel corso, non si potevano approfondire tutti gli argomenti, allora ci siamo dedicate molto alle possibili soluzioni delle problematiche più ricorrenti e sopratutto dando spazio alle varie persone ed alle diverse situazioni in cui si stavano trovando gli allievi.

L’interazione da parte loro è stata davvero attiva e abbiamo potuto toccare molti aspetti.

Ogni persona, che si trova ad affiancare un bimbo ha bisogno, sia che si occupi di lui per poche ore, che per un tempo più lungo, di avere chiaro un aspetto, il bimbo va aiutato nella sua crescita individuale ma sopratutto va rispettato e compreso e questo aspetto l’abbiamo messo sempre al primo posto.

Ieri al termine delle nostre ore di interazione abbiamo organizzato spontaneamente una piccola festa di arrivederci e ci siamo ripromesse di continuare a sentirci e scambiarci aiuti e condivisioni.

Buon cammino a tutti ragazzi

La prima pappa di Leo

La prima pappa di Leo

La prima pappa di Leo

La prima pappa di Leo

La prima pappa di Leo

Alle volte, per la prima pappa, i bimbi ci danno un segnale, proprio quando sono pronti a fare un passo avanti, e sta a noi adulti, ed alla mamma in particolare, cogliere questo segnale e modificare il modo di fare, la strada da percorrere.

Da qualche giorno la mamma di Leo, molto attenta e delicata nell’approccio con il suo piccolo, mi diceva che coglieva in lui un particolare interesse quando lei ed il papà  erano a tavola, quasi come se avesse l’acquolina in bocca vedendo il loro cibo; in aggiunta a ciò notava una “svogliatezza” nei confronti dell’allattamento al seno, senza contare che stava distanziando le poppate da solo.

Leonardo ha compiuto cinque mesi e sta abbandonando la posizione sdraiata, favorendo quella seduta con il supporto di un cuscino, è un bimbo molto attento, socievole e molto avanti con le tappe di sviluppo.
Anche il suo peso e la lunghezza ci hanno convinte che poteva essere il momento giusto.

Allora ci siamo dette: “perché non ora?”, è un momento tranquillo, la prossima settimana può essere più impegnativa per l’arrivo di una tata, poi ci sarà il vaccino.

La prima pappa della sua vita

Questo è il momento giusto: brodo vegetale preparato bene e velocemente, crema di riso c’è, ma sopratutto lui è sereno e riposato dopo la nanna.

Abbiamo preparato ogni cosa con cura, la sedia giusta per lui, il piatto, il bicchiere, la tovaglietta, insomma la tavola delle grandi occasioni.
La cosa che mi ha colpito è stata la loro intesa, lo sguardo di Leo nei confronti della sua mamma, è stata una grande emozione.

Il risultato? Gustatevi il video, anche quello è nato lì per lì, senza pretese.
A proposito , un grazie a Leo ed uno particolare a Daniela, per avermi dato la disponibilità di pubblicarlo.

Un bacino ad entrambe.

 

Svezzamento

LO SVEZZAMENTO

Lo svezzamento è una fase molto importante, non solo rispetto allo sviluppo del bambino, ma anche all’interno del suo rapporto con la mamma. Se, infatti, da un punto di vista squisitamente fisiologico esso rappresenta il passaggio dall’alimentazione liquida a quella solida, dal punto di vista psicologico implica invece un graduale processo di separazione del piccolo dalla mamma stessa, un’apertura verso il mondo esterno, una maggiore autonomia. Per tale motivo, questo passaggio è quasi sempre accompagnato da vissuti profondi e spesso anche contrastanti tra di loro, sperimentati tanto dalla mamma quanto dal bambino. Lo svezzamento è, infatti, per sua stessa natura una separazione, ma anche una rinuncia/una perdita rispetto a un equilibrio trovato e consolidato nei primi mesi di vita; viene, infatti, a ridursi (per poi terminare del tutto) quel momento di intima condivisione emotiva e “viscerale” rappresentata appunto dall’allattamento e si affaccia la necessità di un distacco tra madre e figlio.

Per questo motivo, spesso le mamme faticano ad accettare e/o ad affrontare serenamente questo passaggio; lo svezzamento diventa, per loro, un momento “critico” perché vissuto solo come “perdita”. Alcune faticano ad accettare l’idea di non essere più “le uniche” nutrici del bambino e sentono l’introduzione di “cibi solidi” come sostituti del loro seno/latte buono, faticando ad accettare quindi l’idea che, da adesso in poi, il bambino potrà crescere ed alimentarsi in maniera più autonoma. Altre temono di perdere “il controllo” sul bambino; alcune si rammaricano per l’interruzione di un momento di estrema intimità con il figlio, sentendosene anche in colpa; altre ancora temono di non essere in grado di gestire questo periodo, di occuparsi della preparazione di pappe, minestre, ecc. In ogni caso, vengono spesso ad emergere sentimenti di tristezza, dispiacere, preoccupazione.

Sarebbe allora utile provare a pensare allo svezzamento come ad una fase necessaria non solo per lo sviluppo fisico del bambino, ma anche per la sua crescita psicologica.

Melanie Klein (psicoanalista infantile) sottolinea appunto come lo svezzamento non sia uno svezzamento “da” (perché posto in questi termini ci farebbe forse pensare ad una privazione, alla perdita dell’intimità, del piacere); la Klein parla invece di svezzamento “a”, cioè di un’apertura a cose nuove.

E in questo, il ruolo e l’atteggiamento emotivo della mamma svolgono sicuramente un ruolo fondamentale. Dobbiamo, infatti, pensare che la reazione del bambino rispetto alla novità di un cibo che non è il latte sarà fortemente legata al modo in cui la mamma stessa sta vivendo il momento. Se una mamma propone al suo bambino la pappa ma dentro di lei pensa che gli sta facendo un torto e che vorrebbe tanto tornare ad attaccarlo al seno, il bambino percepirà la riluttanza e la preoccupazione materna e sarà più in difficoltà nell’accettare ciò che gli viene offerto. Viceversa, una mamma che serenamente porge al proprio bambino un nuovo assaggio, stimolandone la curiosità con affettuoso sostegno, lo invoglierà in modo tranquillo e positivo all’”incontro” con il nuovo.

Spesso, poi, lo svezzamento viene fatto coincidere (e a volte è quasi da esso imposto) con il rientro a lavoro della mamma, la quale si trova di frequente ad essere combattuta tra il desiderio di rimanere ancora con il piccolo e il l’urgenza di fare in fretta, di accelerare questo passaggio per poter riprendere i ritmi precedenti. Si crea, così, un clima di grande tensione e confusione, nonché un forte senso di colpa, che rischia solo di “appesantire” la mamma stessa, impedendole di affrontare questa fase con calma, prendendosi il giusto tempo.

La cosa sicuramente fondamentale, invece, rispetto allo svezzamento, è la gradualità: prendersi del tempo e rispettare i tempi del bambino. Perché se è vero che i piccoli sono incuriositi dalla novità e che lo svezzamento li ricompensa con il piacere dell’assaggiare nuovi cibi, è anche vero che c’è bisogno di un fisiologico tempo di “graduale adattamento al cambiamento”. Non a caso, spesso i bambini in questa fase iniziano a manifestare atteggiamenti oppositivi e aggressivi, oppure a richiedere un maggior contatto fisico. Sarà allora importante procedere con gradi.

Ma quando iniziare tutto ciò?! In genere l’avvio dello svezzamento avviene verso i 5/6 mesi, quando insorgono anche i primi dentini. Dal punto di vista psichico, il bambino comincia a “maturare” le competenze per poter affrontare questo passaggio quando inizia, proprio in questa fase, a mettere in scena, con il gioco, le dinamiche del distacco: in maniera ripetuta e divertita, lascia cadere gli oggetti a terra, lontano da sé, ed attende che gli vengano poi recuperati. Questo è il suo primo tentativo psichico di sperimentare la separazione; da questo momento, e in maniera sempre più matura, il bambino potrà “rinunciare” al seno per aprirsi alle nuove scoperte.

E se invece la mamma non è affatto preoccupata dalla fine dell’allattamento ma, anzi, se ne sente sollevata? Se questo periodo non è stato per lei così bello come tutti le avevano detto?

Questi sentimenti sono in realtà diffusissimi e non devono affatto spaventare le mamme; l’allattamento è un’esperienza bella ma anche impegnativa e stancante (sia dal punto di vista fisico che psicologico) per cui spesso le donne sentono vivo il desiderio della sua conclusione per poter riprendere la loro vita in maniera “più separata” dal figlio. La mamma può, cioè, sentire il bisogno di riprendere i suoi progetti e di sentire meno “la dipendenza assoluta” del bambino. Anche in questo caso, però, sarà importante rispettare i tempi del piccolo, senza forzarlo eccessivamente in termini di “precocità”.

Il passaggio ai cibi solidi consentirà però alle mamme di essere supportate anche dall’esterno; il papà potrà ora partecipare in maniera attiva, occupandosi anche lui dell’alimentazione del piccolo, così da poter “alleggerire” l’impegno materno.

Quanto investiamo per il nostro neonato?

Quanto investiamo per il nostro neonato?

Quanto investiamo per il nostro neonato?

Quanto investiamo per il nostro neonato?

Per il bene più prezioso che la vita ci ha concesso, cioè il nostro bimbo, quanto investiamo?

Si sente spesso parlare di università prestigiose, pensando ad un ragazzo che un giorno prenderà quella o questa strada, ma il percorso non inizia a 19 anni, caso mai in quel periodo si raccolgono i frutti.

Dobbiamo per cui pensarci prima, ma quanto prima?

Possiamo, anzi dobbiamo pensarci all’inizio, dalla nascita. (altro…)

La pappa di Ethan

Questo meraviglioso video di pochi istanti ci da la dimensione di come un bimbo di soli 10 mesi possa mangiare la sua pappa da solo.Ho affiancato la sua mamma per la nascita del fratellino di 3 anni in occasione del loro soggiorno lavorativo in Italia. In quell’occasione abbiamo parlato tanto con la mamma di come affrontare lo svezzamento e lei è stata bravissima nel seguire alcuni consigli anche per il secondo bimbo. Questo è lo splendido risultato.

Pin It on Pinterest

WhatsApp chat Contattami Ora