La nascita di due gemelli

Sono tornata a casa da poco e questa sera, ancora con tanta emozione dentro, vorrei raccontare una storia.

La storia di Lorenzo e Diego, due gemellini nipoti di una mia carissima amica del tempo della scuola.

Gloria, questo è il nome della giovane mamma dei  piccoli ha appreso di aspettare due bimbi con grande gioia, oltre un po’ di sconcerto iniziale, poiché questa possibilità era nell’aria vista la presenza di altri gemelli in famiglia.

Insomma, nonostante la giovane età Gloria ha subito pensato che la cosa migliore fosse seguire tutte le indicazioni del ginecologo, senza tralasciare nulla: la dieta sana, movimento, le visite, gli esami di routine, le vitamine … per far sì che tutto procedesse nel migliore dei modi.

Arrivati alla trentaduesima settimana, però, una sera qualcosa non va come deve: una perdita improvvisa di liquido, contrazioni sospette, insomma ricovero immediato e visto che un bimbo era già incanalato il responso è quello che i bimbi devono nascere qui ed ora.

Sconcerto, ansia ,disperazione, non c’è tempo per tutto questo. Diego nasce con un parto per via vaginale e, ironia del destino, Lorenzo nasce con un parto cesareo. Insomma due bimbi, due parti .… incredibile ma vero per la povera mamma.

Lorenzo nato di 1.950 gr viene messo in incubatrice e;  Diego nato con parto vaginale di 1.850 gr viene sottoposto a terapie del caso e intubato a lungo.

Grande apprensione da parte dei giovani genitori, ma devo dire anche tanta forza d’animo per andare avanti per quasi due mesi, il tempo in cui Diego, che all’apparenza era il  bimbo con meno problemi, è rimasto in ospedale per essere sottoposto a terapia antibiotica per una infezione.

Ora finalmente sono a casa entrambi, e tra poppate, pannolini, ruttini, rigurgiti, sonnellini, e di nuovo vitamine, ferro e controlli infiniti mamma Gloria e papà Giovanni si guardano con amore nelle lunghe notti e si chiedono “ ma questi  due miracoli sono davvero i nostri bimbi?”

La cosa che più mi ha colpito di questa mamma è il suo sorriso, che non l’ha abbandonata mai nei momenti a volte molto critici che ha affrontato insieme a suo marito, e la grande speranza che nutre per il futuro delle sue creature.

Auguri Gloria, buon cammino!

Il Neonato, questo sconosciuto

Il Neonato, questo sconosciuto

Portare dentro di se per nove mesi, il proprio bimbo, ci dà la sensazione di conoscerlo e di sapere che tutto sarà prevedibile e semplice.

Nelle ultime settimane, quando gli abbiamo parlato, quando alle nostre carezze o discorsi del papà lui ha risposto con un calcetto, questo ci ha fatto pensare: lo conosco, è  proprio il mio bambino.

Poi  il neonato viene alla luce, trascorrono due giorni o alle volte cinque, se si effettua un cesareo, ed ecco che si torna a casa dalla clinica.

Una volta entrati a casa tutto cambia, alle volte le mamme dicono, ma non è più lui, o lei, non lo riconosco più, sembra uno sconosciuto, cosa è accaduto!

Il neonato piange, sta attaccato al seno e quando tento di metterlo nel suo lettino si sveglia, e non riesce a riprendere sonno se non lo rimetto al seno perché accade tutto ciò?

La risposta è semplice ed al contempo difficile da comprendere.

Consideriamo il fatto che quando era nella nostra pancia era cullato nel liquido amniotico, massaggiato, non aveva la sensazione di fame o freddo, nessuno lo sollecitava per una cosa o un’altra, e si addormentava sereno al ritmo del cuore della mamma.

Ora improvvisamente tutto ciò è cambiato e lui ha bisogno di comprendere, lui ha semplicemente bisogno di essere rassicurato che la mamma gli è accanto, con delle modalità diverse, ma può contare su di lei e sul suo amore, può tornare ad avere fiducia in lei.

Non sarà sempre così, ma in questo particolare periodo lui ha essenzialmente ed inesorabilmente bisogno della sua mamma, della sua vicinanza e negargliela servirebbe solo ad alimentare insicurezza in lui

Con ciò vorrei rassicurare le mamme che dare questa presenza fisica ed affettiva al bimbo non significa essere con il seno un ciuccio del proprio bimbo, ma invece permettergli di andare verso il futuro serenamente.

 

 

…e dopo il parto?

…e dopo il parto?

Quando una donna scopre di aspettare un bimbo, quando capisce che dopo nove mesi la Fotolia_17650535_XS-300x200sua vita cambierà radicalmente tutto muta.
Comprende solo allora che avrà il suo piccolo neonato tra le braccia di lì a poco,  forse non lo aveva mai raffigurato questo quadretto dentro di lei, dopo il primo momento di emozione, entusiasmo, di sconvolgimento, di apprensione, alle volte di paura, di grandi sentimenti contrastanti , iniziano le prime domande ,  l’ho cercato, ma forse non lo volevo veramente, ed ora cosa accadrà del rapporto con il mio compagno? Diventerò mamma senza essere più donna? O amica? O amante? cosa sarà di me? Come farò ad affrontare questa nuova condizione? Sarò una brava mamma? Come posso fare per affrontare al meglio tutto ciò?
Essendo una donna, la futura mamma, inizia pensare, all’organizzazione, a guardarsi intorno, cosa hanno fatto le amiche, a chi si sono rivolte, insomma iniziano le ricerche, dove poter si preparare al grande evento.
Nella gran parte delle volte ci si organizza in coppia, si cercano posti da frequentare la sera o comunque anche il papà cerca uno spazio per accompagnare e sostenere al meglio la compagna, tutto ciò è bellissimo, denota il grande cambiamento che sta avvenendo nell’ambito della coppia e della famiglia.
Il contributo del futuro papà è fondamentale perché la mamma viva più serenamente questo periodo così delicato.
Inoltre c’è tutta la parte organizzativa della stanza del neonato,l’acquisto del corredino, della culla, della carrozzina, le ultime cose poiché le pubblicità rendono tutto assolutamente utile e indispensabile,  insomma si cerca di fare tutto al meglio e di non trascurare nulla.
Tutto ciò è senza dubbio molto bello, emozionante, e certe cose fanno si che questo periodo prenda forma, anche l’acquisto più banale può avere la sua importanza.
Poi, ecco che un giorno, magari inaspettato, accade tutto, le prime contrazioni, una perdita di liquido amniotico, il sogno diventa realtà.
A volte come lo si è immaginato, a volte molto meglio del previsto altre non proprio come lo si sognava, magari un cesareo d’urgenza, insomma ora il piccolo è nato davvero, cosa fare però, si è davvero pensato a tutto?
Molte volte la mamma torna a casa, e superato il primo giorno in cui il papà è con lei ad affrontare i dubbi e le incertezze, il papà torna al lavoro e la mamma? Rimane sola a casa! Il campanello della clinica per cercare aiuto non c’è, la sua mamma non è più  in grado di sostenerla costantemente, perché ha le sue problematiche, o abita lontana, le amiche ci sono ma hanno il loro lavoro e i bimbi e la casa da mandare avanti.
Insomma secondo la mia esperienza si parla molto della gravidanza e del parto e tutto ciò va benissimo, ma non si parla abbastanza del dopo, del bisogno che ogni mamma ha di essere sostenuta ed aiutata.
L’essere donna non è l’equivalente di essere mamma, la natura non a caso impiega 40 settimane per far nascere un bimbo e dare modo alla futura mamma di comprendere questa realtà.
Ancora troppo spesso sottovalutiamo questo aspetto dando grande importanza al prima alla gravidanza, al parto, ma sottovalutando il dopo-parto , lasciando ed accorgendoci troppo tardi di aver lasciato una mamma da sola, con la sua stanchezza e con la sua fragilità legata al periodo.
Impariamo a mettere nel nostro budget non solo la clinica , la carrozzina, ciuccio e monitor per ascoltarlo se siamo in un’altra stanza, ma usiamo una parte delle nostre risorse, anche quelle economiche, per avere al fianco una persona che ci dia un aiuto professionale con il nostro neonato.
Alle volte bastano pochi incontri e poca spesa per fare una sostanziale differenza , ed avere una mamma ed un bambino più sereni, l’alternativa può essere quella di farsela regalare dalle persone che tengono a voi.

Il pianto del neonato

Il pianto del neonato

Il pianto del neonato è senza dubbio una delle cause di grande stress da parte di neo mamme e la cosa non deve meravigliarci, lo stress della mamma è causato dall’impotenza, dal fatto che nonostante lei si prodighi per il benessere del suo neonato lui continui ad avere un disagio e che lo esprima attraverso il pianto.

Molte volte le mamme mi dicono, il neonato è pulito ha mangiato, ha fatto il ruttino, ma non riesco a  capire, piange e non riesco a consolarlo ed io mi sento completamente inadeguata.

Il pianto è l’unico mezzo che il  neonato ha per esprimere un disagio e le cause possono essere molte, un dolorino al pancino, una bolla d’aria che non riesce ad uscire, un problema di reflusso gastro- esofageo.

Un pediatra neonatologo mi diceva che negli ultimi anni l’incidenza di questo problema nei neonati è aumentato del 120%  una percentuale che indubbiamente fa riflettere.

Ma le cause del pianto del neonato possono essere anche non soltanto di origine fisica, può sentirsi solo.
Si, esattamente, può aver bisogno di coccole.

Io faccio sempre questa osservazione con le neo mamme durante tutta la gestazione, che come tutti sanno può terminare alla 40 settimana, il bimbo è all’interno dell’utero, dove può toccare le pareti e provare sicurezza, è continuamente massaggiato dall’acqua che ha intorno, pensiamo a noi nella vasca da bagno ed al piacere che proviamo, avvolto in una temperatura a lui congeniale.

Inoltre non dimentichiamo che ascolta il battito del cuore della mamma, la sua voce, tutto questo è per lui fonte di grande sicurezza, ed allora perché non dovrebbe sentirsi solo perché non dovrebbe esprimere un bisogno di stare tra le braccia della mamma, o del papà?.

Molti mi dicono: allora è già viziato, già ha compreso le braccia, cosa significa? Perché non dovrebbe essere più sereno se lo abbiamo in braccio? A pensarci bene, se noi dobbiamo affrontare un piccolo intervento o abbiamo un dolore cerchiamo di stringere una mano amica, tutto ciò non attenua il dolore vero e proprio, quello rimane, ma la nostra percezione cambia e lo sopportiamo meglio, perché per un neonato dovrebbe essere diverso.

Io quando affianco una neomamma ed il neonato piange disperato  le chiedo  di prenderlo e di parlargli con dolcezza, spiegandogli che lei è lì per lui che sta cercando di comprendere quale sia il problema e di aiutarlo di avere pazienza che insieme lo risolveremo.

Comprendo perfettamente che una neomamma, vorrebbe vedere risolto in un click, poiché oggi è così che siamo abituati, il pianto del suo neonato; vorrebbe che la stanchezza di una gravidanza e di un parto, a volte spontaneo altre cesareo, fossero subito alle spalle, ma non è così semplice e veloce, c’è bisogno di tempo c’è bisogno di aiuto da dedicare a se stesse per poter tornare ad essere serene oltre che in forma.

In fondo un neonato è tale fino a 40 giorni e cosa sono di fronte a una vita?

L’incontro con i gemelli

L’incontro con i gemelli.

Negli ultimi anni la possibilità di incontrare mamme in attesa di gemelli è aumentata notevolmente rispetto ad una decina di anni fa.
Se è vero che sempre più coppie hanno problemi di infertilità, o di fertilità ridotta è altrettanto vero che al contrario di un tempo ci sono più coppie che si rivolgono a centri specializzati per superare questi problemi.
Anni fa, una coppia, dopo anni di matrimonio, non vedendo arrivare un bambino iniziava a fare delle indagini, anzi la donna si sottoponeva ad esami per individuarne la causa e, solo dopo aver determinato l’assoluta mancanza di problematiche a suo carico, il marito iniziava ad effettuare dei test per stabilire cosa non andasse esattamente. Il tutto però rimaneva un segreto, poiché se un uomo non era fertile la cosa doveva rimanere un segreto, quasi che tutto ciò riguardasse la capacità sessuale maschile.
Quando poi veniva diagnosticato un problema serio od insormontabile all’inizio era sconcertante, ma poi veniva accettato e la coppia si arrendeva alla cosa
Oggi questo tabù è stato quasi completamente superato e la coppia inizia insieme ad effettuare i test quando il pargoletto tarda ad arrivare. Inoltre c’è da dire che molti problemi vengono superati con le nuove tecniche di fecondazione.
Da principio c’è il proprio ginecologo che cerca di aiutare la coppia e quando però si è compreso che il problema va al di là dell’ aiuto ormonale, ci si rivolge ai centri specializzati per effettuare degli interventi più impegnativi di fecondazione assistita.
Tutto questo ha determinato anche il fatto che si possono avere delle gravidanze gemellari o addirittura plurime, quando si vanno ad impiantare più embrioni.
Quando incontro coppie in attesa di questo evento meraviglioso ma sconvolgente, mi rendo conto della grande difficoltà che incontrano ad immaginare il loro futuro con due o tre bimbi.
Anche perché per lo più non sono persone giovanissime, che hanno fino ad allora avuto un’ottica della loro vita molto libera ed indipendente, e realizzano che la propria vita sarà completamente diversa dopo il grande evento.
Molte mamme abituate ad avere tutto sotto controllo, hanno bisogno di pianificare il loro futuro e sono ansiose di non riuscire a farlo nella maniera voluta.
Altre invece sono completamente impreparate e c’è la difficoltà ad entrare nel nuovo ruolo.
Il mio approccio è diverso con ognuna di loro, ma una cosa vale bene per tutte: cercare di far emergere il senso di maternità che c’è dentro di loro e supportarle nei momenti di debolezza.
Il momento della nascita dei bimbi ed il successivo rientro a casa è sempre molto emozionante ma anche impegnativo, per lo più il parto viene programmato con un cesareo e la mamma non è immediatamente pronta per supportare i bimbi per un allattamento naturale ed allora ci sarà anche un supporto di latte in formula.
Inoltre può capitare che i bimbi possono non uscire dall’ospedale con la mamma, poiché non hanno raggiunto un peso che lo permetta o perché ci sono dei test non completamente positivi.
Allora la mamma rientra a casa, ma quando può raggiunge l’ospedale ogni giorno per verificare la crescita e per stare insieme ai piccoli, ma tutto ciò non è semplice ed il bisogno di essere supportata è maggiore.
L’avvio dei gemelli al rientro a casa non è esattamente come un neonato a termine, le poppate sono ad orario e non ci si può permettere di saltare una poppata perché dorme, sempre perché i piccoli hanno bisogno di un accrescimento costante.
Inoltre i bimbi nati prematuri, come i gemelli, tendono ad essere più pigri e lenti nella poppata e vanno monitorati costantemente.
Una cosa che ritengo molto importante e che non mi stanco mai di ripetere è che non bisogna mai dimenticare che ogni bimbo è un individuo a sé e che va considerato come tale e non considerarli una coppia, sono due fratelli, ognuno con il suo carattere, il suo peso, la sua personalità.
Insomma, nonostante lo sconvolgimento dell’avvio, la necessità di sonno da parte dei genitori, gli ormoni della mamma in caduta libera, l’equilibrio vacillante della nuova vita, va tenuto presente che i bimbi sono due o tre nella loro unicità e individualità.

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