Bonding

Che cos’è il bonding?

Bonding

Bonding

Negli anni questa parola l’abbiamo sentita, magari di sfuggita, oppure non ne sapevamo il significato e per non fare brutte figure non abbiamo chiesto.

Ora però, con grande rispetto vorrei cercare di spiegarne la provenienza ed il significato.

In inglese bond significa attaccare, vincolare, cementare, incollare; il bonding è infatti il processo di formazione del legame tra i genitori ed il loro bambino.

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La cura migliore per il vostro neonato? Prendersi cura di se stesse.

Qual’è la cura migliore per il vostro neonato?

Prendersi cura di se stesse.

Come penserà qualcuno, prima viene il mio bimbo: un neonato ha bisogno di cure, dedizione, attenzioni perenni, non si può far altro, non c’è tempo.

Alle volte delle neo mamme mi raccontano: “non riesco a togliermi la camicia da notte, lavarmi i denti, fare una doccia poi è un lusso, puzzo di latte, di rigurgiti, di crema alla lanolina, quella che uso alla sera per i capezzoli doloranti ”.

Ed ancora: “Finirà tutto questo? Io non ce la faccio, questo bimbo mi toglie tutte le forze ma non posso dirlo apertamente, poiché mia mamma o addirittura il mio compagno, non mi comprendono,  trovano che sia esagerata, “come, prima lo desideravi tanto, mi dicono, ed ora che hai il tuo neonato sano piagnucoli?”

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Il libretto delle istruzioni neonato

Il libretto delle istruzioni neonato

Il libretto delle Istruzioni neonato.

Recentemente una mamma mi ha detto: “sono tornata a casa con il mio bimbo, ma non mi hanno rilasciato il libretto delle istruzioni!!”

Questa frase, se vogliamo simpatica, ci da la dimensione del fatto che, nonostante tutti i corsi fatti durante la gravidanza, ci si può sentire perse.

Oppure un’altra mamma: “ ho fatto un corso sull’allattamento, perché mi piaceva essere di aiuto a me ed ad altre mamme, credevo di sapere tutto, poi è nato il mio piccolo e mi sono resa conto che la pratica è un’altra cosa e le mie certezze si sono andate a far benedire, perché?”

O ancora una mamma medico che mi ha fatto osservare: “Io sono la mamma dei miei bimbi, non il loro medico, sono così dentro che non riesco ad avere la lucidità su cose ovvie per me”.

Una donna, quando diviene mamma, attraversa un periodo di grande sconvolgimento emotivo ed ha la necessità di essere supportata, compresa, ascoltata, accolta nelle sue fragilità.

Mi capita spesso di fare da interprete del libretto delle istruzioni alle neo mamme, ma sempre guidata dal mio cuore, oltre che dalla mia esperienza.

In effetti, aiutare a scoprire, senza ansia o paura, l’ingranaggio del meccanismo più bello del mondo, che la vita le ha regalato: il proprio bambino, è per me una grande gioia ed inestimabile fortuna oltre che una grande opportunità, e sono davvero grata alla mia professione.

Sono esagerata se penso di fare la professione più bella del mondo? Ma è davvero un lavoro? Una professione? Forse non lo comprenderò mai, a me non lo sembra!

Dalla mamma di due gemelle splendide

Cara Virginia,

Finalmente riesco a scriverti.Dopo il Parto

Sono molto felice di averti incontrato in quanto, oltre “a salvarmi la vita” dal rientro a casa dopo il parto, mi hai insegnato ad ascoltare e rispettare le mie bimbe.

Ci hai insegnato ad agire in funzione delle loro esigenze e non in funzione di ciò che è più comodo per noi. Ricordo quando, esasperati dalle notti insonni causa continue pappe, volevamo applicare il noto metodo della camomilla……..ricordo la tua faccia…..ci  hai risposto con gli occhi.

1343982929890Avevi ragione anche quella volta, e di li a poco da sole hanno iniziato a saltare le poppate notturne. Insomma tutto ciò che ci hai sempre detto si e’ sempre avverato.

Grazie perché sapevo interpretare il linguaggio dei miei cani ma non delle mie  bimbe e adesso ho molta fiducia in loro, nella naturale evoluzione della loro vita attraverso il loro rispetto e l’ascolto dei loro tempi.

Non ti nego che sono molto stanca e che questa nuova fase “dentini” che le rende irrequiete e insonni,  la notte ci sta mettendo a dura prova (ci sentiremo per qualche consiglio) ma sono certa che questa sia la strada giusta e che le aiuterà anche quando saranno più grandi, avere fiducia in se stesse ti da una forza e delle capacità straordinarie e io spero questo per loro.

baci e spero di vederti  presto,

Alessandra e Antonio

Bianca e Giulia

Il reflusso gastroesofageo nei neonati

“Il reflusso gastroesofageo nei neonati:

cosa bisogna sapere?

Spesso mi capita di parlare con genitori convinti che il proprio figlio presenti una malattia da reflusso gastroesofageo.

Di fronte a quello che sembra essere un “fenomeno emergente” sono tante le soluzioni che i genitori mi raccontano di adottare: dall’uso di farmaci, alla sospensione dell’allattamento al seno o un precoce divezzamento.

L’esperienza che ho potuto maturare negli anni di lavoro a contatto con madri e lattanti mi ha fatto vedere come assai spesso lo preoccupazione di genitori di fronte a un neonato che vomita spesso talvolta in grandi quantità, che piange quando si alimenta, si sposi con la veloce diagnosi di “reflusso gastroesofageo” e con  la successiva  prescrizione di sciroppi non del tutto innocui.

Vediamo dunque come si manifesta e si definisce il reflusso gastroesofageo.

 

Il reflusso gastro-esofageo è la risalita nell’esofago del materiale acido proveniente dallo stomaco e si manifesta con rigurgiti frequenti di saliva, latte e muco dalla bocca.

A livello meccanico è dovuto al fatto che la valvola che separa l’esofago dallo stomaco non ha ancora un completo funzionamento (fatto fisiologico nei neonati).

Il neonato rigurgita quando ha succhiato il latte, è irrequieto, piange.

Distinguiamo quindi:

– il reflusso gastro-esofageo (RGE), definito come il passaggio del contenuto gastrico nell’esofago, con evidenza di vomito ricorrente o rigurgiti.

– la malattia da reflusso gastro-esofageo (MRGE), definita come sintomatologia e complicazioni da reflusso, con diversi tipi di manifestazioni cliniche associate a vomito ricorrente, quali esofagite (infiammazione dell’esofago), apnea, broncospasmo, perdita di peso. In particolare la perdita di peso è il fattore discriminante tra reflusso e malattia da reflusso.

 

Come comportarsi sulla prima condizione che è anche  la più diffusa.?

secondo  linee guide internazionali  di fronte ad un bambino che vomita spesso, senza perdita di peso, ecco cosa non bisogna fare.

 

Non c’è alcun motivo di prescrivere un esame ecografico, si rischia così infatti di incorrere in molti falsi positivi in quanto la maggior parte dei neonati nei primi mesi hanno la valvola dell’esofago non del tutto formata (non per questo però vomitano).

C’è quindi da capire perché alcuni vomitano e altri no.

Non ci sono farmaci da somministrare.

Non c’è assolutamente da sospendere l’allattamento al seno.

C’è piuttosto da confortare la madre che presto passerà.

Bisogna dire alla mamma “Signora suo figlio rigurgita”, invece di dire “Signora suo figlio ha il reflusso gastroesofageo” , che sembra come una condanna ad una malattia.

 

E’ più difficile capire  perché certi neonati vomitano spesso e in gran quantità, spesso questi bambini oltre a vomitare presentano una forte irrequietezza, non dormono bene e spesso piangono.

Intanto sappiamo che l’acidità dello stomaco aumenta quando  aumenta lo stress, e lo stress del neonato è associato a quello della madre, oppure al dover attendere troppo a lungo prima di essere allattato.

 

I neonati parlano attraverso il corpo e in particolare il periodo neonatale è quello più sensibile a questo tipo di linguaggio. Se c’è tensione, se la madre è stanca, nervosa, non sufficientemente sostenuta, il bambino ne risente immediatamente con coliche, irrequietezza e pianto.

Quest’ultimo, il pianto, in particolare esprime tutto il malessere presente, ma anche passato. Attraverso il pianto il bambino può esprimere (“elaborare” quasi direi) traumi emotivi che riguardano la gravidanza o la nascita.

È importante che la madre sia ben disposta ad accogliere il pianto del bambino ovviamente non lasciando piangere il bambino da solo né pensando che il pianto sia normale piuttosto tenendo dolcemente il figlio tra le braccia.

 

Credo che ogni madre faccia, o almeno voglia fare sempre il meglio per il proprio figlio, ma nella nostra società capita spesso che le madri siano sole o non adeguatamente sostenute.

Spesso il reflusso si presenta in un bambino che ha avuto un parto traumatico, in questi casi può essere efficace qualche seduta da un buon osteopata neonatale.

In realtà il reflusso è inesistente nelle società tradizionali dove le madri stanno a stretto contatto corporeo col bambino e lo allattano con frequenza!

Il reflusso potrebbe spesso essere  associato ad un modo errato di allattare.

 

L’accudimento del bambino richiede la nostra totale dedizione soprattutto i primi tempi, ecco perché ad esempio l’uso della fascia porta bebè permette anche alle madri “indaffarate” di oggi di stare col proprio figlio mentre fanno anche qualche piccola mansione di casa.

Può essere utile sostenere lo stato emotivo della madre, far sì che possa dedicarsi pienamente al figlio, senza distrazione alcuna per almeno i primi tre mesi (parenti e amici invece che cullare il neonato dovrebbero lasciarlo con la madre e occuparsi loro delle faccende domestiche!)

Tenere il neonato a stretto contatto corporeo per la quasi totalità del tempo almeno i primi tre mesi.

Prediligere la posizione verticale del bambino tipica dei bambini portati in braccio, piuttosto che quella sdraiata nella culla.”

Questi sono solo alcuni brevi consigli per le mamme, forniti dalla Dott.ssa Maria Luisa Roberti – Pediatra di famiglia a Roma

Latte materno: vantaggi

latte materno vantaggiDurante il periodo di gravidanza, la mamma attraverso il cordone ombelicale, passa al suo bimbo molti anticorpi che gli serviranno a proteggerlo nelle prime fasi di vita dalle malattie comuni, in modo particolare da quelle delle prime vie aeree (raffreddori, otiti tracheiti ,faringiti ecc) e quelle intestinali.

Quando il neonato è nutrito con il latte materno , la mamma continua a trasmettere al piccolo oltre che gli anticorpi delle malattie che la stessa ha contratto, anche quelli contro i virus e i batteri con cui viene a contatto nel periodo dell’allattamento.

Da qui, possiamo immaginare, l’importanza che un allattamento al seno può avere per un neonato e più ancora per un bimbo nato prematuro e con un peso molto basso.

latte materno: vantaggiQuando però ciò non può avvenire,o può avvenire solo in parte, per diversi motivi, quale ospedalizzazione del bimbo, difficoltà del bimbo stesso di assumere latte direttamente dal seno ecc.. bisogna essere particolarmente attenti all’igiene riservata a tutte le “attrezzature “ per l’allattamento artificiale, ( biberon, tettarelle,o eventuale tiralatte).

La formula più sicura è indubbiamente quella della sterilizzazione a vapore piuttosto che a freddo con le pasticche, poiché potrebbero contenere sostanze nocive.

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