Mamma Pulcina

La nostra casa è piccolina e molto luminosa . Nei giorni in cui sono tornata a casa con la Bimba tutto mi sembrava completamente Nuovo. Virginia era discreta e al contempo sicura e competente. Sembrava essere sempre stata con Noi nella nostra casetta e sapeva darmi fiducia. Mi ha sussurrato i consigli migliori per allattare la mia Piccola e coccolato con torte e dolcetti insegnandomi a prendermi cura di me per prendermi cura di lei. Grazie Virgi, è passato un anno meraviglioso da quei giorni e ti ricordiamo sempre con affetto!

Pianto del neonato: quali sono le ragioni?

Pianto del neonato: quali sono le ragioni?

Il pianto del neonato

Il pianto del neonato è una delle ragioni di forte ansia da parte della mamma, perché mette in crisi tutte le certezze e mette in atto, da parte di tutte le persone circostanti, dei consigli, modi di fare, azioni, atti a farlo smettere.

Pianto del neonato

Pianto del neonato

Il pianto però è l’unico mezzo che il neonato conosce per esprimere un disagio, un bisogno, un dolore, una necessità, insomma è una richiesta di aiuto ed è per cui importante che la mamma, il papà e chi ruota intorno a lui, si metta in ascolto per comprendere questa richiesta.

Vediamo insieme quali possono essere le cause.

Il pianto del neonato causato dalla fame

La prima è senza ombra di dubbio la fame, il neonato in questo può passare dal sonno, in pochi istanti, al pianto disperato, e non appena viene messo al seno, nel caso di un allattamento materno, o al biberon per quello in formula, il suo pianto cessa e se siamo fortunate a fine poppata si addormenta nuovamente fino a quella successiva.

Altro aspetto sono le quantità di latte, premesso che ogni bimbo ha le sue caratteristiche, date dalle settimane di gestazione della gravidanza: possiamo avere un bimbo prematuro, un neonato di due chilogrammi e trecento nato a termine , o un bimbo di quattro chilogrammi, non possiamo metterli sullo stesso piano, poiché le loro esigenze sono di gran lunga diverse.

Comunque sia dobbiamo essere certi che la quantità di latte che sta assumendo sia quella corrispondente alle sue esigenze.

Quando abbiamo un neonato allattato con latte in formula, il biberon ci fornisce immediatamente la risposta, ha preso 60 ml o 120 ml , quando c’è un allattamento a richiesta però dobbiamo essere più attente.

Per prima cosa il bimbo all’ inizio starà al seno dai trenta ai quarantacinque minuti, perché deve ancora imparare ed ancora perché può addormentarsi spesso. Dopo però, quando il piccolo si staccherà dovrà passare almeno un’ora e tre quarti minimo per la poppata successiva, altrimenti se i tempi sono più stretti, chiediamoci perché.

Un’ altra possibilità di pianto può essere il fastidio di sentirsi sporco, con la popo’ al sederino, od ancora di sentire troppo caldo, o al contrario avere freddo, poiché i neonati hanno un maggiore bisogno di calore, specie se sotto peso.

Altro aspetto molto spesso sottovalutato è la digestione, spesso i neonati, ma anche i lattanti, cioè i bimbi dopo i quaranta giorni, in entrambe i casi di allattamento, con una esigenza maggiore per quelli allattati con latti in formula, hanno bisogno di fare dei ruttini, questo può accadere anche dopo un’ora dalla poppata, cioè il piccolo aveva mangiato e dopo un po’ si era addormentato, ma si risveglia piangendo, in quel caso, prima di pensare a chissà quale problema, possiamo prenderlo in braccio, dare qualche colpetto dietro la schiena, cercando di rassicurarlo che va tutto bene e che siamo li per lui ed aspettare che questo ruttino esca.

Pianto Neonato

Pianto Neonato

Il pianto del neonato causato dalla stanchezza

Altro aspetto del pianto inconsolabile del bimbo può molto spesso essere la stanchezza che non gli permette di lasciarsi andare al sonno.

Quante volte a noi adulti capita di essere troppo stanchi, o ancora pieni di emozioni e stimoli e pur avendo molto sonno non riusciamo ad abbandonarci. Ecco la stessa cosa accade ai neonati od ai lattanti, presi in braccio da più persone, vezzeggiati, o sottoposti a stimoli forti e per tanto tempo, oppure sottoposti a rumori, colori ecc.. Questo problema accade più frequentemente di quanto pensiamo.

Un neonato, un lattante di tre, quattro mesi, hanno bisogno di andare a dormire o quanto meno essere messi nella loro culla per potersi rilassare ed entrare nel sonno serenamente.

L’errore è proprio nei tempi, e quando si aspetta che lui ci dia cenni di stanchezza è per lo più troppo tardi, specie per alcuni bimbi, quelli più ”vispi”.

Andando avanti, parlando sempre di pianto del neonato, una importanza rilevante ha quello dovuto alle coliche gassose, i bimbi ritraggono le gambine e se mettiamo la mano sul pancino sentiamo dei rumori, dei movimenti. Cosa fare in questi casi ? Mai perdere la speranza, ce la possiamo fare e, soprattutto, diciamolo al nostro piccolino, tenendolo in braccio, cercando, se ce lo fa fare, un massaggino al pancino in senso orario, per aiutarlo a fare ”puzzette”.

Mettiamolo a pancia in sotto poggiandolo sul nostro braccio, ma soprattutto diamogli conforto tenendolo stretto a noi.

Molto spesso in questi casi i pediatri consigliano fermenti lattici con probiotici e devo dire che molti bimbi provano giovamento, se dati con costanza.

La cosa migliore però in quei momenti è non essere sole, ma avere qualcuno che con noi condivida il momento critico, il papà, una puericultrice, che attraverso la sua professionalità sappia sostenere mamma e neonato, o una persona amica, una zia non invadente.

Spesso il pianto del neonato avviene alla sera e, a volte, se non lo si capisce subito, si protrae fino a notte alta, momento in cui, stremato e sfiancato, crolla nel sonno per poi svegliarsi nuovamente a ridosso della poppata successiva.

Quando tutto ciò accade, non è per vizio, come spesso viene detto, ma perché il piccolo ha bisogno di far uscire tutta la stanchezza, lo stress accumulato durante la giornata.

La cosa migliore in quei casi è mantenere la calma, contenerlo attraverso l’abbraccio, rassicurandolo che siete lì per lui o lei, insomma più che arginare e spegnere questo pianto , accoglierlo e consolarlo.

Alle volte è davvero dura, non ci sono dubbi, poiché, se è vero che una mamma deve imparare a comprendere il linguaggio del suo bimbo, è altrettanto vero che il neonato ha bisogno di ambientarsi ed adattarsi, come e molto più di noi, ma con una buona dose di pazienza ed amore senza dubbio avremo dei risultati incredibili e quelli che nei primi giorni erano pianti inconsolabili diverranno presto momenti di gioia incredibile.

Bagnetto del neonato: quando fare il primo?

Bagnetto del neonato: quando fare il primo?

Bagnetto del neonato: quando fare il primo?

Bagnetto del neonato

Bagnetto del neonato

Ci sono delle regole che stabiliscono quando fare il primo bagnetto del neonato?

In linea di massima il primo bagnetto ad un neonato, al rientro a casa, può essere fatto dopo un paio di giorni  dalla caduta del moncone ombelicale.

Naturalmente se non ci sono dei dubbi, e cioè se, ad esempio, vediamo che la pelle intorno alla piccola cicatrice è arrossata, o gonfia e dolente quando la sfioriamo.

In quei casi è meglio non farlo ed anzi segnalare la cosa al pediatra di fiducia, se ne abbiamo già uno.

Se però tutte le cose sono in ordine e noi siamo lì ad aspettare tanto questo momento possiamo procedere.

Il bagnetto del neonato: facciamolo la sera.

Considerando il fatto che il bagno è un momento di grande benessere, e che tende a rilassare, diamo la preferenza alla sera, prima della poppata delle 20 o 21 , pensando anche al fatto che andrà a far parte dei rituali serali che avviano al sonno notturno.

Se fosse poi preceduto da un massaggio sarebbe il massimo per il neonato.

La temperatura dell’acqua ideale potrebbe essere intorno ai 36 / 37  gradi, ma solo con il passare dei giorni comprenderete meglio quale temperatura preferisce il vostro piccolo.

Per esperienza posso dire che ci sono dei bimbi che amano l’acqua del bagno piuttosto calda, altri invece il contrario.

Quando il bimbo è allattato al biberon è più facile comprenderlo, poiché si comporta allo stesso modo con il latte, non lo prenderà se si raffredda, nel caso lo preferisca caldo, o al contrario, lo prenderà solo se freddino.

Questo in genere si riflette anche per il bagnetto del neonato, ma come dicevo dovrete farne alcuni per comprendere meglio.

La vaschetta per il bagnetto del neonato.

Bagnetto del neonato

Bagnetto del neonato

Riempite a metà la vaschetta del bagno, in modo che possa essere ben coperto dall’acqua e soprattutto fate in modo che la vasca non sia la piscina olimpionica, ma che possa toccare i bordi, questo per dargli sicurezza.

Il bagno schiuma, o detergente o il sapone? Se proprio non potete farne a meno sceglietene uno neutro, altrimenti potete evitarlo, poiché la sua pelle non necessita di nulla.

Nel caso in cui però la pelle del neonato si presentasse squamata specie intorno al pancino, od alle caviglie o sulle manine, allora potremmo mettere dell’avena o amido di riso.

Quando mettete il vostro piccolo in acqua fatelo entrare sempre con i piedini come faremmo per noi e pian piano lo immergeremo tutto.

Altro piccolo consiglio

Cullatelo e dondolatelo in acqua come se facesse una danza.

Per quanto tempo? Dieci minuti o anche di più se non è affamato! Altrimenti rischiamo che nell’acqua sta bene ma quando esce ci rompe i timpani.

Dopo averlo dondolato e cullato nell’acqua potete prenderlo nell’accappatoio, asciugatelo tamponandogli la pelle  e, con attenzione particolare l’interno delle orecchie,  nelle pieghe del collo, e rivestirlo e dargli la poppata o la pappa.

Buon bagno a mamma e bimbo!

Svezzamento

LO SVEZZAMENTO

Lo svezzamento è una fase molto importante, non solo rispetto allo sviluppo del bambino, ma anche all’interno del suo rapporto con la mamma. Se, infatti, da un punto di vista squisitamente fisiologico esso rappresenta il passaggio dall’alimentazione liquida a quella solida, dal punto di vista psicologico implica invece un graduale processo di separazione del piccolo dalla mamma stessa, un’apertura verso il mondo esterno, una maggiore autonomia. Per tale motivo, questo passaggio è quasi sempre accompagnato da vissuti profondi e spesso anche contrastanti tra di loro, sperimentati tanto dalla mamma quanto dal bambino. Lo svezzamento è, infatti, per sua stessa natura una separazione, ma anche una rinuncia/una perdita rispetto a un equilibrio trovato e consolidato nei primi mesi di vita; viene, infatti, a ridursi (per poi terminare del tutto) quel momento di intima condivisione emotiva e “viscerale” rappresentata appunto dall’allattamento e si affaccia la necessità di un distacco tra madre e figlio.

Per questo motivo, spesso le mamme faticano ad accettare e/o ad affrontare serenamente questo passaggio; lo svezzamento diventa, per loro, un momento “critico” perché vissuto solo come “perdita”. Alcune faticano ad accettare l’idea di non essere più “le uniche” nutrici del bambino e sentono l’introduzione di “cibi solidi” come sostituti del loro seno/latte buono, faticando ad accettare quindi l’idea che, da adesso in poi, il bambino potrà crescere ed alimentarsi in maniera più autonoma. Altre temono di perdere “il controllo” sul bambino; alcune si rammaricano per l’interruzione di un momento di estrema intimità con il figlio, sentendosene anche in colpa; altre ancora temono di non essere in grado di gestire questo periodo, di occuparsi della preparazione di pappe, minestre, ecc. In ogni caso, vengono spesso ad emergere sentimenti di tristezza, dispiacere, preoccupazione.

Sarebbe allora utile provare a pensare allo svezzamento come ad una fase necessaria non solo per lo sviluppo fisico del bambino, ma anche per la sua crescita psicologica.

Melanie Klein (psicoanalista infantile) sottolinea appunto come lo svezzamento non sia uno svezzamento “da” (perché posto in questi termini ci farebbe forse pensare ad una privazione, alla perdita dell’intimità, del piacere); la Klein parla invece di svezzamento “a”, cioè di un’apertura a cose nuove.

E in questo, il ruolo e l’atteggiamento emotivo della mamma svolgono sicuramente un ruolo fondamentale. Dobbiamo, infatti, pensare che la reazione del bambino rispetto alla novità di un cibo che non è il latte sarà fortemente legata al modo in cui la mamma stessa sta vivendo il momento. Se una mamma propone al suo bambino la pappa ma dentro di lei pensa che gli sta facendo un torto e che vorrebbe tanto tornare ad attaccarlo al seno, il bambino percepirà la riluttanza e la preoccupazione materna e sarà più in difficoltà nell’accettare ciò che gli viene offerto. Viceversa, una mamma che serenamente porge al proprio bambino un nuovo assaggio, stimolandone la curiosità con affettuoso sostegno, lo invoglierà in modo tranquillo e positivo all’”incontro” con il nuovo.

Spesso, poi, lo svezzamento viene fatto coincidere (e a volte è quasi da esso imposto) con il rientro a lavoro della mamma, la quale si trova di frequente ad essere combattuta tra il desiderio di rimanere ancora con il piccolo e il l’urgenza di fare in fretta, di accelerare questo passaggio per poter riprendere i ritmi precedenti. Si crea, così, un clima di grande tensione e confusione, nonché un forte senso di colpa, che rischia solo di “appesantire” la mamma stessa, impedendole di affrontare questa fase con calma, prendendosi il giusto tempo.

La cosa sicuramente fondamentale, invece, rispetto allo svezzamento, è la gradualità: prendersi del tempo e rispettare i tempi del bambino. Perché se è vero che i piccoli sono incuriositi dalla novità e che lo svezzamento li ricompensa con il piacere dell’assaggiare nuovi cibi, è anche vero che c’è bisogno di un fisiologico tempo di “graduale adattamento al cambiamento”. Non a caso, spesso i bambini in questa fase iniziano a manifestare atteggiamenti oppositivi e aggressivi, oppure a richiedere un maggior contatto fisico. Sarà allora importante procedere con gradi.

Ma quando iniziare tutto ciò?! In genere l’avvio dello svezzamento avviene verso i 5/6 mesi, quando insorgono anche i primi dentini. Dal punto di vista psichico, il bambino comincia a “maturare” le competenze per poter affrontare questo passaggio quando inizia, proprio in questa fase, a mettere in scena, con il gioco, le dinamiche del distacco: in maniera ripetuta e divertita, lascia cadere gli oggetti a terra, lontano da sé, ed attende che gli vengano poi recuperati. Questo è il suo primo tentativo psichico di sperimentare la separazione; da questo momento, e in maniera sempre più matura, il bambino potrà “rinunciare” al seno per aprirsi alle nuove scoperte.

E se invece la mamma non è affatto preoccupata dalla fine dell’allattamento ma, anzi, se ne sente sollevata? Se questo periodo non è stato per lei così bello come tutti le avevano detto?

Questi sentimenti sono in realtà diffusissimi e non devono affatto spaventare le mamme; l’allattamento è un’esperienza bella ma anche impegnativa e stancante (sia dal punto di vista fisico che psicologico) per cui spesso le donne sentono vivo il desiderio della sua conclusione per poter riprendere la loro vita in maniera “più separata” dal figlio. La mamma può, cioè, sentire il bisogno di riprendere i suoi progetti e di sentire meno “la dipendenza assoluta” del bambino. Anche in questo caso, però, sarà importante rispettare i tempi del piccolo, senza forzarlo eccessivamente in termini di “precocità”.

Il passaggio ai cibi solidi consentirà però alle mamme di essere supportate anche dall’esterno; il papà potrà ora partecipare in maniera attiva, occupandosi anche lui dell’alimentazione del piccolo, così da poter “alleggerire” l’impegno materno.

La cura migliore per il vostro neonato? Prendersi cura di se stesse.

Qual’è la cura migliore per il vostro neonato?

Prendersi cura di se stesse.

Come penserà qualcuno, prima viene il mio bimbo: un neonato ha bisogno di cure, dedizione, attenzioni perenni, non si può far altro, non c’è tempo.

Alle volte delle neo mamme mi raccontano: “non riesco a togliermi la camicia da notte, lavarmi i denti, fare una doccia poi è un lusso, puzzo di latte, di rigurgiti, di crema alla lanolina, quella che uso alla sera per i capezzoli doloranti ”.

Ed ancora: “Finirà tutto questo? Io non ce la faccio, questo bimbo mi toglie tutte le forze ma non posso dirlo apertamente, poiché mia mamma o addirittura il mio compagno, non mi comprendono,  trovano che sia esagerata, “come, prima lo desideravi tanto, mi dicono, ed ora che hai il tuo neonato sano piagnucoli?”

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Corso Tata Professionista

Corso Tata Professionista

Nel corso degli anni, più volte mi è stato chiesto di scrivere un libro che parlasse delle mie esperienze con i bimbi , con le mamme, per dare un aiuto a tutte le neo mamme che, uscendo dall’ospedale, si sono ritrovate sole alle prese con i loro neonati.

La mia risposta è sempre stata: “non mi sento”, la mia professione mi prende molto, non è il momento, un foglio bianco mi mette in difficoltà ed a tutt’oggi non ho mai considerato l’ipotesi.

Poi le richieste sono diventate altre, aiutaci a formare delle persone che possano affiancare le mamme durante la gravidanza, il travaglio e il rientro a casa, che possano dare un aiuto ai genitori a crescere armonicamente dei bimbi.

Nessuna proposta l’ho sentita veramente, ma guardandomi intorno e vedendo le difficoltà dei bimbi e dei loro genitori e vedendo che nel frattempo non ci sono grandi possibilità per la formazione di personale che curi i bimbi in tenera età quando non entrano in un asilo nido , allora a questa ennesima domanda posta da Nanny & Butler Academy, ho risposto finalmente “si”!

Credo molto in questo progetto, credo nella possibilità di questa Accademia di formare delle Tate che possano come me dare supporto a tutti quei genitori che sentono la necessità, oltre che il bisogno, di avere accanto ai propri bimbi delle persone oltre che amorevoli anche preparate, rispettose e consapevoli delle necessità dei neonati e dei bimbi.

Il 4 di novembre 2013 partirà, nella nuova sede di Roma di Nanny & Butler Academy un Corso Tata professionista.

Il corso, organizzato dall’agenzia Nanny & Butler, sarà tenuto da me, per la prima parte, nel ruolo di insegnante ed educatrice perinatale con esperienza decennale di affiancamenti domiciliari a mamme e neonati, e per la seconda parte da Bice Bertoldi, una tata, anche lei con esperienza pluriennale.

 Scarica la brochure del Corso

 

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