Il reflusso gastroesofageo nei neonati

“Il reflusso gastroesofageo nei neonati:

cosa bisogna sapere?

Spesso mi capita di parlare con genitori convinti che il proprio figlio presenti una malattia da reflusso gastroesofageo.

Di fronte a quello che sembra essere un “fenomeno emergente” sono tante le soluzioni che i genitori mi raccontano di adottare: dall’uso di farmaci, alla sospensione dell’allattamento al seno o un precoce divezzamento.

L’esperienza che ho potuto maturare negli anni di lavoro a contatto con madri e lattanti mi ha fatto vedere come assai spesso lo preoccupazione di genitori di fronte a un neonato che vomita spesso talvolta in grandi quantità, che piange quando si alimenta, si sposi con la veloce diagnosi di “reflusso gastroesofageo” e con  la successiva  prescrizione di sciroppi non del tutto innocui.

Vediamo dunque come si manifesta e si definisce il reflusso gastroesofageo.

 

Il reflusso gastro-esofageo è la risalita nell’esofago del materiale acido proveniente dallo stomaco e si manifesta con rigurgiti frequenti di saliva, latte e muco dalla bocca.

A livello meccanico è dovuto al fatto che la valvola che separa l’esofago dallo stomaco non ha ancora un completo funzionamento (fatto fisiologico nei neonati).

Il neonato rigurgita quando ha succhiato il latte, è irrequieto, piange.

Distinguiamo quindi:

– il reflusso gastro-esofageo (RGE), definito come il passaggio del contenuto gastrico nell’esofago, con evidenza di vomito ricorrente o rigurgiti.

– la malattia da reflusso gastro-esofageo (MRGE), definita come sintomatologia e complicazioni da reflusso, con diversi tipi di manifestazioni cliniche associate a vomito ricorrente, quali esofagite (infiammazione dell’esofago), apnea, broncospasmo, perdita di peso. In particolare la perdita di peso è il fattore discriminante tra reflusso e malattia da reflusso.

 

Come comportarsi sulla prima condizione che è anche  la più diffusa.?

secondo  linee guide internazionali  di fronte ad un bambino che vomita spesso, senza perdita di peso, ecco cosa non bisogna fare.

 

Non c’è alcun motivo di prescrivere un esame ecografico, si rischia così infatti di incorrere in molti falsi positivi in quanto la maggior parte dei neonati nei primi mesi hanno la valvola dell’esofago non del tutto formata (non per questo però vomitano).

C’è quindi da capire perché alcuni vomitano e altri no.

Non ci sono farmaci da somministrare.

Non c’è assolutamente da sospendere l’allattamento al seno.

C’è piuttosto da confortare la madre che presto passerà.

Bisogna dire alla mamma “Signora suo figlio rigurgita”, invece di dire “Signora suo figlio ha il reflusso gastroesofageo” , che sembra come una condanna ad una malattia.

 

E’ più difficile capire  perché certi neonati vomitano spesso e in gran quantità, spesso questi bambini oltre a vomitare presentano una forte irrequietezza, non dormono bene e spesso piangono.

Intanto sappiamo che l’acidità dello stomaco aumenta quando  aumenta lo stress, e lo stress del neonato è associato a quello della madre, oppure al dover attendere troppo a lungo prima di essere allattato.

 

I neonati parlano attraverso il corpo e in particolare il periodo neonatale è quello più sensibile a questo tipo di linguaggio. Se c’è tensione, se la madre è stanca, nervosa, non sufficientemente sostenuta, il bambino ne risente immediatamente con coliche, irrequietezza e pianto.

Quest’ultimo, il pianto, in particolare esprime tutto il malessere presente, ma anche passato. Attraverso il pianto il bambino può esprimere (“elaborare” quasi direi) traumi emotivi che riguardano la gravidanza o la nascita.

È importante che la madre sia ben disposta ad accogliere il pianto del bambino ovviamente non lasciando piangere il bambino da solo né pensando che il pianto sia normale piuttosto tenendo dolcemente il figlio tra le braccia.

 

Credo che ogni madre faccia, o almeno voglia fare sempre il meglio per il proprio figlio, ma nella nostra società capita spesso che le madri siano sole o non adeguatamente sostenute.

Spesso il reflusso si presenta in un bambino che ha avuto un parto traumatico, in questi casi può essere efficace qualche seduta da un buon osteopata neonatale.

In realtà il reflusso è inesistente nelle società tradizionali dove le madri stanno a stretto contatto corporeo col bambino e lo allattano con frequenza!

Il reflusso potrebbe spesso essere  associato ad un modo errato di allattare.

 

L’accudimento del bambino richiede la nostra totale dedizione soprattutto i primi tempi, ecco perché ad esempio l’uso della fascia porta bebè permette anche alle madri “indaffarate” di oggi di stare col proprio figlio mentre fanno anche qualche piccola mansione di casa.

Può essere utile sostenere lo stato emotivo della madre, far sì che possa dedicarsi pienamente al figlio, senza distrazione alcuna per almeno i primi tre mesi (parenti e amici invece che cullare il neonato dovrebbero lasciarlo con la madre e occuparsi loro delle faccende domestiche!)

Tenere il neonato a stretto contatto corporeo per la quasi totalità del tempo almeno i primi tre mesi.

Prediligere la posizione verticale del bambino tipica dei bambini portati in braccio, piuttosto che quella sdraiata nella culla.”

Questi sono solo alcuni brevi consigli per le mamme, forniti dalla Dott.ssa Maria Luisa Roberti – Pediatra di famiglia a Roma

Giorgia, Jun e Ken

Roma Gennaio 2013

Quando il nostro piccolo é nato abbiamo capito davvero di cosa era fatta la felicitá, ma accanto alla gioia non mancava lo smarrimento, avevo mille domande per la testa che non sapevo a chi rivolgere, mi rendevo conto che avevo bisogno di un suggerimento esterno, ricevevo tanti consigli da parenti ed amici, ma sentivo di dover cercare il parere di qualcuno di esperto… cosi, gironzolando in internet mi sono inbattuta nel blog di Virginia Mereu.. Ho amato sin da subito il suo modo di scrivere di questi piccoli esserini, le sue parole trasmettevano amore per il suo lavoro, rispetto per questi cuccioli e tanta dolcezza.
Incontrare Virginia è stato illuminante, i suoi consigli ed i pomeriggi con lei si sono rivelati preziosi per i successivi mesi.
Ti guida con una calma ed un garbo che conquistano le mamme ed i bimbi.
La prima volta che ho incontrato Virginia nostro figlio aveva circa un mese.. In verità seguivo il suo blog già da un po’, quindi sarebbe corretto dire che quando ho preso coraggio e chiamato Virginia il nostro piccolo aveva già un mese.. In quel periodo Ken aveva qualche problema di dolorini forse, sembrava inconsolabile in alcuni orari della giornata.. L’aiuto di Virginia in quella fase è stato utilissimo, ci ha dato dei suggerimenti preziosi che ci hanno aiutato a risolvere o migliorare e capire cosa fare durante quelle ore che sembravano lunghissime e devo dire che dopo poco tutto é passato.. Con dolcezza ed amore ha lavorato con me, parlando del post parto ed incoraggiandomi nel seguire il mio istinto.. Ma soprattutto con Ken che sembrava perfettamente a suo agio con lei.. Da allora ogni volta che ci occorre ci vediamo ed impariamo sempre qualcosa di nuovo.. Basta ossevarla per imparare, il suo modo di comprendere questi cuccioli è magico.. Ora, spesso, quando parlo con qualche amica in attesa, suggerisco di contattarla ancora prima della nascita.. Perché l’affiancamento con qualcuno che ti supporta, una volta a casa, con il nuovo arrivato e ti ricorda teneramente che andrà tutto bene, non ha prezzo..

Giorgia, Jun e Ken

Latte materno: vantaggi

Latte materno: vantaggi

latte materno vantaggiDurante il periodo di gravidanza, la mamma attraverso il cordone ombelicale, passa al suo bimbo molti anticorpi che gli serviranno a proteggerlo nelle prime fasi di vita dalle malattie comuni, in modo particolare da quelle delle prime vie aeree (raffreddori, otiti tracheiti ,faringiti ecc) e quelle intestinali.

Quando il neonato è nutrito con il latte materno , la mamma continua a trasmettere al piccolo oltre che gli anticorpi delle malattie che la stessa ha contratto, anche quelli contro i virus e i batteri con cui viene a contatto nel periodo dell’allattamento.

Da qui, possiamo immaginare, l’importanza che un allattamento al seno può avere per un neonato e più ancora per un bimbo nato prematuro e con un peso molto basso.

latte materno: vantaggiQuando però ciò non può avvenire,o può avvenire solo in parte, per diversi motivi, quale ospedalizzazione del bimbo, difficoltà del bimbo stesso di assumere latte direttamente dal seno ecc.. bisogna essere particolarmente attenti all’igiene riservata a tutte le “attrezzature “ per l’allattamento artificiale, ( biberon, tettarelle,o eventuale tiralatte).

La formula più sicura è indubbiamente quella della sterilizzazione a vapore piuttosto che a freddo con le pasticche, poiché potrebbero contenere sostanze nocive.

Latte materno: vantaggi

Coliche neonati

Coliche dei neonaticoliche neonati

Le coliche dei neonati sono uno scoglio importante nella vita del neonato e della puerpera.

Si possono affacciare intorno al quindicesimo, ventesimo giorno di vita del neonato, indipendentemente se il piccolo è allattato con latte materno o artificiale, non ci sono grandi risultati, nonostante questo problema sia stato studiato da molte case farmaceutiche, la soluzione totale non è stata ancora trovata.

Fatta eccezione per il bromuro, ma non trovo che tale espediente sia un rimedio, un aiuto può essere  dato dai rimedi omeopatici, ma anche quelli per avere un sollievo bisogna avere pazienza ed aspettare che nel corso di una settimana ci sia una risposta.

L’unica cosa da fare è cercare di consolare il neonato tenendolo tra le braccia e rassicurandolo che siamo lì con lui e che comprendiamo al sua sofferenza.

Le coliche si risolvono nel giro di due mesi all’incirca, che a noi sembra un tempo immenso, lo so, però hanno una fine!

Latte materno: vantaggi

Parto gemellare

Parto gemellareParto gemellare

Negli ultimi anni si sta verificando un boom di parti gemellari, questo è dovuto anche al fatto che si effettuano, con successo, molte più procreazioni assistite e di conseguenza ci sono molti più neonati prematuri gemelli.

Una gravidanza è per una donna un periodo della vita molto delicato in cui si ripercorrono tanti vissuti e una gravidanza ed un parto gemellare accentuano questo aspetto ancora di più.

La gravidanza gemellare solitamente non arriva al termine, ma nella maggioranza dei casi viene effettuato un taglio cesareo anticipato che, si spera, non avvenga prima della 36° settimana, per tutte le  complicazioni che ciò potrebbe comportare, da un deficit respiratorio ad un basso peso dei neonati ed a complicanze varie.

Comunque sia, per la super mamma se è vero che avrà una ripresa più lenta, per il parto gemellare,  è altrettanto vero che la sua gioia è duplicata e le farà dimenticare tutti i disagi che questa comporta.

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