di Virginia Mereu | Gen 26, 2012 | Aiuto per la mamma, Alimentazione-neonati, Allattamento, Articoli principali, Doula, Neonato
Il rispetto del neonato!
Oggi vorrei affrontare un tema a me molto caro e importante, il rispetto del neonato.
Si proprio il rispetto, poiché molte volte anzi troppe, leggo in alcuni libri o nelle riviste specifiche per le mamme i cosiddetti metodi per avviare i neonati, insomma una sorta di corso su come abituare il bimbo alle nostre regole e non farci sopraffare da lui.
Cosa vuol dire tutto questo? Che lui nasce indisciplinato e noi dobbiamo correggerlo? Che lui porta con sé oltre che un corredo genetico anche una sorta di vizi che dobbiamo mettere a tacere altrimenti sono guai?
Allora non prenderlo in braccio è una tra queste regole, altrimenti si vizia, ma cosa significa questo? Lui è stato per nove mesi nell’utero materno, cullato, massaggiato dall’acqua, in un ambiente caldo dove la luce era ovattata, dove i suoni esterni venivano percepiti ma non era mai aggredito da questi.
Dove il battito cardiaco della mamma scandiva il tempo e la sua voce lo rassicurava.
Inoltre non aveva la percezione della fame, dei “crampetti” allo stomaco, poiché la mamma gli forniva momento per momento tutto ciò di cui aveva bisogno, non ultima la sicurezza dello stare bene.
Improvvisamente una volta nato viene catapultato in un mondo di suoni, colori, odori che lui non conosce di cui deve prendere coscienza e con cui deve fare i conti.
Non dimentichiamo che molte volte il contatto con l’adulto non è piacevole ma doloroso, si pensi solo agli screening che vengono effettuati nei nidi.
Molte volte mi è capitato di sentire persone che dicono, lascialo dormire nella stanza con il televisore acceso, con il telefono che squilla incessantemente, con persone che parlano ad alta voce, così si abitua.
Ma io vorrei fare una domanda, ma se un vostro familiare si mette a riposare dopo pranzo, voi lasciate che la porta della sua stanza aperta o cercate di accostarla? Ma se vi sentite sole o tristi o semplicemente non riuscite a digerire e qualcuno si avvicina a voi e vi fa una carezza, vi chiede cosa può fare per voi, voi come vi sentite? Allora perché non va così per un neonato? Perché lui se ha il pannolino pulito, il pancino pieno non deve mostrare altre necessità, non può chiedere altre attenzioni da parte dell’adulto?
Io rimango sbalordita e inorridita, il sabato pomeriggio nel centro commerciale , a vedere i neonati allattati nel caos più totale,vedere mamme che allattano al seno o al biberon nella più completa indifferenza, ma il rispetto del neonato dove è finito?
Possibile che una coppia di genitori riesca a svagarsi solo così? E poi ci chiediamo se al rientro a casa il piccolo è nervoso, ma tutto il bombardamento che ha ricevuto è una cosa di cui non tener conto?
Provate voi ad entrare in una centrifuga e poi ditemi come vi sentite, vi sembro esagerata? O è capitato anche a voi di farvi delle domande in merito al rispetto del neonato.
Noi chiediamo ai nostri bimbi davvero molto, ma quanto rispettiamo noi i loro bisogni? Quanto siamo attenti alle loro necessità.
Visto che abbiamo noi scelto di averli, siamo noi che possiamo cercare di adattare le nostre esigenze alle loro ? o loro devono imparare il nostro modo di vivere perché così vanno le cose?
Una persona che non viene rispettata nel suo essere, non sarà da grande una persona che ci rispetterà, o che rispetterà l’altro, poiché non saprà farlo e non per suo volere, forse dovremmo rifletterci un poco non vi sembra?
di Virginia Mereu | Gen 22, 2012 | Aiuto per la mamma, Articoli principali, Doula, Gemelli, Neonato
Quando una donna scopre di aspettare un bimbo, quando capisce che dopo nove mesi la
sua vita cambierà radicalmente tutto muta.
Comprende solo allora che avrà il suo piccolo neonato tra le braccia di lì a poco, forse non lo aveva mai raffigurato questo quadretto dentro di lei, dopo il primo momento di emozione, entusiasmo, di sconvolgimento, di apprensione, alle volte di paura, di grandi sentimenti contrastanti , iniziano le prime domande , l’ho cercato, ma forse non lo volevo veramente, ed ora cosa accadrà del rapporto con il mio compagno? Diventerò mamma senza essere più donna? O amica? O amante? cosa sarà di me? Come farò ad affrontare questa nuova condizione? Sarò una brava mamma? Come posso fare per affrontare al meglio tutto ciò?
Essendo una donna, la futura mamma, inizia pensare, all’organizzazione, a guardarsi intorno, cosa hanno fatto le amiche, a chi si sono rivolte, insomma iniziano le ricerche, dove poter si preparare al grande evento.
Nella gran parte delle volte ci si organizza in coppia, si cercano posti da frequentare la sera o comunque anche il papà cerca uno spazio per accompagnare e sostenere al meglio la compagna, tutto ciò è bellissimo, denota il grande cambiamento che sta avvenendo nell’ambito della coppia e della famiglia.
Il contributo del futuro papà è fondamentale perché la mamma viva più serenamente questo periodo così delicato.
Inoltre c’è tutta la parte organizzativa della stanza del neonato,l’acquisto del corredino, della culla, della carrozzina, le ultime cose poiché le pubblicità rendono tutto assolutamente utile e indispensabile, insomma si cerca di fare tutto al meglio e di non trascurare nulla.
Tutto ciò è senza dubbio molto bello, emozionante, e certe cose fanno si che questo periodo prenda forma, anche l’acquisto più banale può avere la sua importanza.
Poi, ecco che un giorno, magari inaspettato, accade tutto, le prime contrazioni, una perdita di liquido amniotico, il sogno diventa realtà.
A volte come lo si è immaginato, a volte molto meglio del previsto altre non proprio come lo si sognava, magari un cesareo d’urgenza, insomma ora il piccolo è nato davvero, cosa fare però, si è davvero pensato a tutto?
Molte volte la mamma torna a casa, e superato il primo giorno in cui il papà è con lei ad affrontare i dubbi e le incertezze, il papà torna al lavoro e la mamma? Rimane sola a casa! Il campanello della clinica per cercare aiuto non c’è, la sua mamma non è più in grado di sostenerla costantemente, perché ha le sue problematiche, o abita lontana, le amiche ci sono ma hanno il loro lavoro e i bimbi e la casa da mandare avanti.
Insomma secondo la mia esperienza si parla molto della gravidanza e del parto e tutto ciò va benissimo, ma non si parla abbastanza del dopo, del bisogno che ogni mamma ha di essere sostenuta ed aiutata.
L’essere donna non è l’equivalente di essere mamma, la natura non a caso impiega 40 settimane per far nascere un bimbo e dare modo alla futura mamma di comprendere questa realtà.
Ancora troppo spesso sottovalutiamo questo aspetto dando grande importanza al prima alla gravidanza, al parto, ma sottovalutando il dopo-parto , lasciando ed accorgendoci troppo tardi di aver lasciato una mamma da sola, con la sua stanchezza e con la sua fragilità legata al periodo.
Impariamo a mettere nel nostro budget non solo la clinica , la carrozzina, ciuccio e monitor per ascoltarlo se siamo in un’altra stanza, ma usiamo una parte delle nostre risorse, anche quelle economiche, per avere al fianco una persona che ci dia un aiuto professionale con il nostro neonato.
Alle volte bastano pochi incontri e poca spesa per fare una sostanziale differenza , ed avere una mamma ed un bambino più sereni, l’alternativa può essere quella di farsela regalare dalle persone che tengono a voi.
di Virginia Mereu | Gen 22, 2012 | Aiuto per la mamma, Articoli principali, Doula, Esperienze di mamme
E’ con grande piacere che nell’ ultimo periodo della mia professione assisto ad una
evoluzione dei neo papà nell’ambito della coppia.
Prima ad occuparsi del neonato era esclusivamente la neo mamma ora invece i papà vogliono partecipare attivamente fin dai primi giorni di vita del neonato, sia per quello che riguarda la parte pratica, cambio del pannolino, bagnetto, aiutarlo a fare il ruttino, che essere attivi e confortare il neonato nei momenti di sofferenza, pianto del piccolo, una bolla d’aria che si fa desiderare o un sonno che tarda a venire e che provoca nervosismo e problematiche serali.
Inoltre, sempre precedentemente, a chiamarmi per avere informazioni sull’affiancamento al momento della nascita del neonato, erano esclusivamente le future mamme, le quali si informavano su quale contributo poteva essere offerto loro da una educatrice perinatale , quale era il periodo di affiancamento che secondo la mia esperienza poteva essere necessario per poter affrontare con serenità il periodo post nascita. Ora lo fanno anche i papà.
La donna sentiva grande necessità di coinvolgere il proprio compagno, mentre il futuro papà delegava il primissimo periodo alla mamma, riservandosi di contribuire lui stesso in un periodo successivo, magari quando doveva montare la pista per le macchinine o addirittura sognando il momento in cui avrebbe accompagnato il suo campione all’allenamento di calcio.
Come si può immaginare, per le bambine andava anche in maniera peggiore, poiché molti di loro confessavano di non sapere dove mettere le mani ed il rapporto papà e figlia tardava a costruirsi con conseguenze non indifferenti nel periodo dell’adolescenza.
Tutto ciò con grande sofferenza da parte delle mamme, costrette in qualche modo ad essere sostenute solo da un mondo femminile.
Negli ultimi anni invece, ed in particolar modo in questo ultimo periodo è il papà che fa il primo passo, la chiamata per un affiancamento, o per una consulenza viene proprio da loro.
Mi è capitato per ben due volte questo mese che il papà si sia collegato sul web alla ricerca di un aiuto per sostenere la propria compagna, o che lo abbiano cercato insieme.
Questo trovo sia stupefacente ed anche se siamo molto in ritardo rispetto agli altri paesi europei stiamo davvero facendo dei passi avanti.
Questo cambiamento va sicuramente a beneficio dei piccoli neonati che possono contare maggiormente su di uno sviluppo armonico della loro crescita.
Bravi papà! Siamo sulla strada giusta e le mamme ringraziano!
di Virginia Mereu | Gen 2, 2012 | Aiuto per la mamma, Articoli principali, Doula, Esperienze di mamme
Lorenzo diciotto anni dopo.
E’ con grande emozione e tanta gioia che riapro questa pagina dopo ben 18
anni, è già proprio la scorsa domenica, 26 dicembre 2011 abbiamo festeggiato la maggiore età di Lorenzo.
Abbiamo rivissuto con la mia carissima amica Letizia i nostri giorni con il pancione, poiché i nostri ragazzi sono nati con tre mesi e mezzo di differenza, a settembre la mia Silvia ed a dicembre il suo Lorenzo.
Quello che ha reso la nostra amicizia molto forte sono probabilmente quei mesi in cui abbiamo trepidato insieme per le nostre gravidanze, prima incerte, poi sempre più forti dandoci forza a vicenda perché le cose si stavano normalizzando.
Al mattino facendo colazione insieme ed al pomeriggio riposando sdraiate sul suo o sul mio divano.
Poi finalmente la nascita della mia bimba Silvia dove accanto alle coccole del papà e della sorella Valentina e di me naturalmente Silvia poteva contare anche le braccia della zia Letizia.
A dicembre la nascita di Lorenzo, un’emozione grande, che ancora oggi suscita in me un’infinita dolcezza.
Ora poi sentirlo parlare della patente, vederlo lavorare con passione nei momenti liberi dallo studio per acquistare questa benedetta moto è davvero una sensazione profonda.
E’ quasi inutile dire che l’amicizia tra le nostre famiglie si è intensificata nonostante il fatto che noi 2 anni dopo abbiamo lasciato la nostra casa di Roma di fronte alla loro e ci siamo trasferiti a Mentana.
Lorenzo e Silvia sono rimasti amici, grandi amici, i primi due anni trascorsi uno a casa dell’altro a giocare, a correre, a bisticciare, li ha veramente aiutati a crescere sereni ed ora si vedono, si telefonano, si confidano e magari bisticciano ancora tra di loro. È bello sapere che come noi due amiche Letizia ed io possiamo contare una sull’altra loro fanno altrettanto.
La cosa meravigliosa è sentire l’affetto incondizionato di un ragazzo così bello e simpatico che ho visto e in qualche modo ho aiutato a crescere insieme alle mie bimbe.
Grazie Lorenzo!!!
di Virginia Mereu | Gen 2, 2012 | Aiuto per la mamma, Articoli principali, Doula, Esperienze di mamme
IL RACCONTO DI UN’ ESPERIENZA
Tra le tante storie di nascite delle quali sono stata testimone, ho scelto di raccontarvi quella che ho vissuto insieme ad una mia cara amica e vicina di casa, Letizia.
Abbiamo trascorso insieme, tra gioie e paure, le nostre gravidanze (io ero tre mesi e mezzo avanti a lei) e quando è stato il suo momento, mi ha voluto accanto.
Ecco la cronaca di quel giorno memorabile!
8.30 : Letizia mi chiama, dice che durante la notte ha avuto delle perdite chiare miste a sangue. La raggiungo: capisco che si è rotto il “tappo” di muco che chiude l’utero. Lei si sente tranquilla e non ha contrazioni. Con il passare del tempo le perdite aumentano: alle 10 finiamo insieme di preparare la sua valigia e alle 11 siamo in clinica insieme a suo marito.
12.00 : Letizia è stata visitata da un’ostetrica, prima ancora che arrivi il suo ginecologo cominciano le contrazioni. Camminiamo per la stanza, ad ogni contrazione si ferma e respira. Di tanto in tanto le massaggio la schiena. Il marito preferisce restare fuori, perchè ha paura di vederla soffrire: ci scherziamo un po’ su. Poi il ginecologo la visita: siamo già a 4 cm di dilatazione! Letizia è spaventata, ma la tranquillizza il fatto che io sia lì. Le
infermiere la preparano: depilazione, disinfezione, poi le chiedono se ha bisogno di andare in bagno.
13.30: Le contrazioni sono piu’ forti e più ravvicinate. Letizia decide di sdraiarsi un po’ sul letto, cominciamo il rilassamento, mettiamo in pratica gli esercizi di respirazione che avevamo imparato insieme. Siamo a 7 cm di dilatazione e l’ostetrica le fa i complimenti per come si sta comportando!
Continuo a massaggiarla, le ricordo di lasciare arrivare le contrazioni senza irrigidirsi, respirando come ha appreso a fare. Ma il dolore è forte e Letizia si lamenta un po’: mi stringe la mano e non vuole più che mi allontani, neanche per uscire a parlare con suo marito, e fargli sapere come va. Le resto accanto ogni secondo, le suggerisco tempi e modi della respirazione, le parlo dolcemente cercando, quando è opportuno, di proporle immagini da visualizzare che la aiutino a rilassarsi: “Immagina di essere uno splendido fiore, guarda i tuoi petali di mille colori! Sentili che sbocciano, si aprono per portare alla luce il tuo piccolo!”
14.30: Ora le contrazioni sono davvero molto intense e ravvicinate. Il ginecologo la visita, il monitoraggio mostra che il piccolo sta bene.
15.30: La dilatazione è completa, andiamo in sala parto. Letizia mi dice che ha paura di non farcela, si sente esausta, non ne può più! la conforto, e cerco di rassicurarla quando sembra che il parto stia rallentando. Ci sembra di capire che il ginecologo potrebbe proporci una soluzione diversa, ci guardiamo, c’e’ un istante di incertezza, di paura. Ma 10 minuti dopo il piccolo nasce: con l’aiuto dell’ostetrica, che spinge sulla pancia di Letizia. E` nato!
L’ostetrica gli aspira il muco dal naso e dalla bocca, lo avvolge in un lenzuolo e me lo porge: Lorenzo mi guarda, i grandi occhi neri spalancati Mi avvicino a Letizia, ma lei non si sente ancora di prenderlo in braccio. Stremata e un po’ delusa, mi dice: “Ma è bruttino!” Allora lo stringo a me, lo coccolo un poco fino a quando l’infermiera non lo mette al caldo sotto la lampada.
Torno da Letizia, la abbraccio. Finalmente esplodiamo in un pianto liberatorio, un pianto di emozione e felicità. Letizia dice che senza di me non ce l’avrebbe fatta: non è vero, ma mi fa piacere. Le resto accanto durante il secondamento e mentre finiscono di darle i punti, poi riesco a lasciarla per pochi istanti e vado dal papa` per raccontargli tutto!
Quando Letizia si è un po’ ripresa può tornare in camera. Le portano il piccolo, e li lascio tutti e tre mentre stanno insieme per la prima volta. Torno dalla mia piccina di tre mesi e mezzo : per lei, è nato un grande amico.
di Virginia Mereu | Gen 2, 2012 | Aiuto per la mamma, Articoli principali, Doula
Gravidanza – Gestazione
La gravidanza e per cui la gestazione di una donna sono un periodo molto intenso nella vita e solo da pochi anni viene inteso come tale.
Un tempo le donne venivano cresciute per essere delle nutrici, nessuna importanza veniva data alla loro educazione, e tanto meno alla loro formazione scolastica o alla loro cultura, tanto dovevano solo occuparsi della maternità e dell’allattamento dei loro bambini.
Naturalmente l’allattamento era esclusivamente un allattamento al seno e si protraeva nel tempo, anzi negli anni.
Oggi le cose sono molto cambiate, per lo più la gestazione e la gravidanza sono una scelta da parte della donna anzi della coppia, non avviene più in età giovanile ma in età avanzata a volte quasi alle soglie della fertilità e la scelta dell’ allattamento materno o l’allattamento artificiale, o l’interruzione dell’allattamento stesso, viene pensato, ed oserei dire deciso, con grande anticipo.
Io tengo sempre a far presente alle neo mamme che la gravidanza ed il parto non sono una passeggiata a Villa Borghese, che la natura impegna per una gestazione nove mesi, o se preferite 40 settimane per dare alla futura mamma la consapevolezza e la capacità di entrare in questa nuova veste, ed alle volte neppure questo tempo è sufficiente per essere pronte.
Questo però non vuol dire che non si è adeguate, anzi io penso esattamente l’opposto, che la sensibilità della persona, la ricerca di una perfezione o quanto meno il voler essere migliori per sé ed il proprio neonato implica un periodo di incertezza, di destabilizzazione ma che se aiutato può essere molto importante e trasformarsi in un punto di forza per la mamma.