di Virginia Mereu | Lug 18, 2011 | Aiuto per la mamma, Articoli principali, Doula, Esperienze di mamme, Gemelli
L’incontro con i gemelli.
Negli ultimi anni la possibilità di incontrare mamme in attesa di gemelli è aumentata notevolmente rispetto ad una decina di anni fa.
Se è vero che sempre più coppie hanno problemi di infertilità, o di fertilità ridotta è altrettanto vero che al contrario di un tempo ci sono più coppie che si rivolgono a centri specializzati per superare questi problemi.
Anni fa, una coppia, dopo anni di matrimonio, non vedendo arrivare un bambino iniziava a fare delle indagini, anzi la donna si sottoponeva ad esami per individuarne la causa e, solo dopo aver determinato l’assoluta mancanza di problematiche a suo carico, il marito iniziava ad effettuare dei test per stabilire cosa non andasse esattamente. Il tutto però rimaneva un segreto, poiché se un uomo non era fertile la cosa doveva rimanere un segreto, quasi che tutto ciò riguardasse la capacità sessuale maschile.
Quando poi veniva diagnosticato un problema serio od insormontabile all’inizio era sconcertante, ma poi veniva accettato e la coppia si arrendeva alla cosa
Oggi questo tabù è stato quasi completamente superato e la coppia inizia insieme ad effettuare i test quando il pargoletto tarda ad arrivare. Inoltre c’è da dire che molti problemi vengono superati con le nuove tecniche di fecondazione.
Da principio c’è il proprio ginecologo che cerca di aiutare la coppia e quando però si è compreso che il problema va al di là dell’ aiuto ormonale, ci si rivolge ai centri specializzati per effettuare degli interventi più impegnativi di fecondazione assistita.
Tutto questo ha determinato anche il fatto che si possono avere delle gravidanze gemellari o addirittura plurime, quando si vanno ad impiantare più embrioni.
Quando incontro coppie in attesa di questo evento meraviglioso ma sconvolgente, mi rendo conto della grande difficoltà che incontrano ad immaginare il loro futuro con due o tre bimbi.
Anche perché per lo più non sono persone giovanissime, che hanno fino ad allora avuto un’ottica della loro vita molto libera ed indipendente, e realizzano che la propria vita sarà completamente diversa dopo il grande evento.
Molte mamme abituate ad avere tutto sotto controllo, hanno bisogno di pianificare il loro futuro e sono ansiose di non riuscire a farlo nella maniera voluta.
Altre invece sono completamente impreparate e c’è la difficoltà ad entrare nel nuovo ruolo.
Il mio approccio è diverso con ognuna di loro, ma una cosa vale bene per tutte: cercare di far emergere il senso di maternità che c’è dentro di loro e supportarle nei momenti di debolezza.
Il momento della nascita dei bimbi ed il successivo rientro a casa è sempre molto emozionante ma anche impegnativo, per lo più il parto viene programmato con un cesareo e la mamma non è immediatamente pronta per supportare i bimbi per un allattamento naturale ed allora ci sarà anche un supporto di latte in formula.
Inoltre può capitare che i bimbi possono non uscire dall’ospedale con la mamma, poiché non hanno raggiunto un peso che lo permetta o perché ci sono dei test non completamente positivi.
Allora la mamma rientra a casa, ma quando può raggiunge l’ospedale ogni giorno per verificare la crescita e per stare insieme ai piccoli, ma tutto ciò non è semplice ed il bisogno di essere supportata è maggiore.
L’avvio dei gemelli al rientro a casa non è esattamente come un neonato a termine, le poppate sono ad orario e non ci si può permettere di saltare una poppata perché dorme, sempre perché i piccoli hanno bisogno di un accrescimento costante.
Inoltre i bimbi nati prematuri, come i gemelli, tendono ad essere più pigri e lenti nella poppata e vanno monitorati costantemente.
Una cosa che ritengo molto importante e che non mi stanco mai di ripetere è che non bisogna mai dimenticare che ogni bimbo è un individuo a sé e che va considerato come tale e non considerarli una coppia, sono due fratelli, ognuno con il suo carattere, il suo peso, la sua personalità.
Insomma, nonostante lo sconvolgimento dell’avvio, la necessità di sonno da parte dei genitori, gli ormoni della mamma in caduta libera, l’equilibrio vacillante della nuova vita, va tenuto presente che i bimbi sono due o tre nella loro unicità e individualità.
di Virginia Mereu | Lug 18, 2011 | Aiuto per la mamma, Articoli principali, Doula, Esperienze di mamme
Il mio essere doula
Cosa significa per me essere una doula dopo quasi venti anni?
Quando ho iniziato questo percorso di affiancamenti alle future o neo mamme, non ero a conoscenza di questo termine, mi piaceva semplicemente essere un supporto poiché vedevo la difficoltà in alcune mamme di entrare in questa nuova esperienza di vita.
Il mio stare accanto alle mamme può avere tanti aspetti.
A volte mi capita di entrare in una famiglia tranquilla, dove la mamma ed il papà sono molto felici ed emozionati, magari un po’ imbranati, ma molto attenti al particolare e molto sensibili a tutto ciò che riguarda il loro piccolo, le cose scorrono semplici, il bambino è in genere sereno, tranquillo, dorme molto, mangia bene cioè si attacca al seno senza difficoltà e tutto procede liscio.
Altre volte invece i genitori hanno bisogno loro stessi di essere presi per mano e condotti passo passo.
Mi chiedono come fare a fargli fare il ruttino, ma anche se è meglio metterlo sul fianco destro o sinistro, insomma la loro incertezza e le loro ansie, la paura di fare qualcosa di sbagliato è talmente profonda che riuscire a far emergere il lato positivo e rassicurarli che quello che stanno facendo non può essere mai sbagliato vista l’attenzione che hanno nei riguardi del neonato, ma devono solo dare tempo al tempo e le cose andranno bene.
Non sempre però le cose sono così, mi sono capitate anche situazioni più impegnative, con la neo mamma caduta in depressione e papà all’estremo delle forze dove avevo bisogno di bilanciare l’intervento più sulla mamma che sul piccolo, prestando ugualmente molta attenzione al fatto che il bimbo aveva delle grandi coliche gassose con ripercussioni notturne non da sottovalutare.
Quando ciò accade, cerco di ascoltare molto la mamma trovando il giusto equilibrio tra l’esserle accanto e lasciarla agire da sola con il piccolo.
Molte volte, in questi casi, c’è da parte della mamma una mancanza di stima nei riguardi se se stessa, allora c’è bisogno di esaltare ciò che di bello la mamma produce sul suo neonato, ad esempio quando lo prende in braccio, o se piange e lo tranquillizza mettendolo al seno.
Alle volte invece sollevarla in un momento di grande stanchezza e lasciarla riposare senza farla sentire in colpa.
Essere un punto di forza è importante ma lo è altrettanto lasciare che i genitori agiscano da soli senza interferenze per renderli più indipendenti.
di Virginia Mereu | Mag 29, 2011 | Aiuto per la mamma, Allattamento, Articoli principali, Doula, Esperienze di mamme, Neonato
“Un libro intenso, che tocca vari nervi scoperti dell’animo femminile: dal senso di inadeguatezza generico delle donne, all’obbligo di maternità alla depressione post partum.”
Questo in breve quanto scritto in una recensione dello libro “Latte Nero”, vorrei segnalarlo a tutte le mamme, perchè mi ha colpita, ho sentito dentro la disperazione di una donna, ma sopratutto la sua rinascita il suo uscire fuori da un vicolo buio.
Una grande speranza per tutte le donne che si trovano in un periodo analogo e non riescono a vedere la luce in tutto questo, ho tratto alcune pagine che sono secondo me significative e vorrei metterle a disposizione di tutte.
Eccole:
“Quel giorno misi la bambina nel passeggino e mi avventurai sulla strada trafficata. Prima con cautela, poi con più coraggio. Parlai con altre donne delle esperienze post partum e mi stupii di scoprire che molte avevano attraversato analoghe difficoltà emotive. Perché non ne sapevamo di più? Mi ero sempre sentita dire che le donne fanno i salti di gioia appena stringono i loro bebè tra le braccia. Nessuno mi aveva detto che, saltando, alcune sbattono la testa contro il soffitto e restano temporaneamente stordite.
Mentre scrivevo Lattenero, ebbi una miriade di conversazioni commoventi con donne di tutte le età e le professioni. Pian piano mi resi conto di non essere sola e questo mi aiutò moltissimo. Cercare sollievo nella com-pagnia era paradossale per una persona che si era sempre vantata di amare la solitudine, ma decisi di non curarmene.
Il fatto è che la depressione post partum è molto più diffusa di quanto la nostra società voglia credere.
Stranamente, in passato le donne lo sapevano. Le nostre bisnonne conoscevano le varie forme di instabilità post partum e dunque erano meglio preparate. Trasmettevano questo sapere alle figlie e alle nipoti. Oggi però ci siamo allontanate così tanto dal passato da non avere un vero accesso a questa saggezza. Siamo donne moderne. Quando siamo stanche e piene di lividi interiori, nascondiamo i segni con le ultime tecniche di make-up. Pensiamo di poter partorire un giorno e continuare con la nostra vita il successivo. Alcune lo fanno, naturalmente. Il problema è che altre non ci riescono.
In Turchia, le anziane credono che, nei quaranta giorni dopo il parto, la neomamma debba essere sempre circondata dai suoi cari. Se venisse lasciata sola, anche per pochi minuti, potrebbe essere esposta agli attacchi dei jinn, cadendo vittima di una valanga di ansie, timori e preoccupazioni. Questa è la ragione per cui le famiglie più tradizionali decorano ancora il letto della neo mamma di nastri scarlatti e spargono nella stanza semi di papavero consacrati per tenere lontane le creature soprannaturali che fluttuano nell’aria.
Non voglio dire che dobbiamo lasciarci guidare da una serie di superstizioni o pretendere che il personale sanitario appenda trecce d’aglio e amuleti contro il malocchio nei reparti maternità. Dico solo che le donne dei tempi pre-moderni – grazie alle loro storie, tradizioni e credenze da vecchie comari – erano consapevoli di un fatto essenziale che noi non siamo altrettanto brave a comprendere: nel corso della vita, la donna attraversa varie fasi importanti, e la transizione da una all’altra può non essere facile. Prima di ricominciare a vivere appieno il presente, può essere necessario chiedere aiuto, sostegno e consiglio. Mentre una donna – o un uomo – passa da un giorno al successivo, lottando, risolvendo i problemi, organizzando e controllando, ci sono momenti in cui la macchina del suo corpo può incepparsi. Nella nostra determinazione ad affermarci e a essere forti e sempre perfette, abbiamo perso di vista questa saggezza semplice e antichissima.
La Signora Debolezza non è molto popolare fra le rappresentanti della nostra generazione. Nessuno sa dove si trovi oggi, ma si mormora sia stata esiliata su un’isola del Pacifico o in un villaggio alle pendici dell’Himalaya. Tutte ne abbiamo sentito parlare, ma è proibito pronunciare il suo nome ad alta voce. Al lavoro, a scuola o a casa, ogni volta che la sentiamo menzionare, sussultiamo, temendo le conseguenze. Benché non sia esattamente sulla lista dei ricercati dall’Interpol, nessuno vuole essere associato alla sua figura.
Tutto ciò non esclude che la maternità sia uno dei doni più grandi della vita. Plasma il cuore come argilla, mettendo ci in sintonia con il ritmo dell’universo.
Non a caso molte donne affermano che la maternità è stata la cosa migliore che sia mai capitata loro. Sono pienamente d’accordo.
Ciononostante una donna non diventa madre nel momento in cui partorisce. Si tratta di un processo di apprendimento, e alcune impiegano più tempo di altre. Ci sono quelle che, come me, vengono profondamente disorientate da questa esperienza. Con questo non intendo dire che diventare madri sia più difficile per le persone creative, perché ho visto donne di tutte le professioni provare uno smarrimento analogo, anche se in misura variabile. Nessuna donna è totalmente immune alla depressione post partum. Forse proprio le più forti e fiduciose sono, in realtà, le più vulnerabili. Stranamente, ci si può ritrovare su queste montagne russe psicologiche tanto alla prima gravidanza quanto alla seconda, alla terza o persino alla sesta.
Dopotutto le gravidanze sono come i fiocchi di neve. Non ne esistono due identiche.”
Cosa ne pensate, condividete la mia opinione? La gravidanza ed un bambino sono un punto di partenza o di arrivo per una donna?
La depressione post partum non è una punizione o una cosa di cui vergognarsi, ma un’esperienza che costringe alla riflessione a fermarsi e ciò può rappresentare una risorsa per la mamma da cui ripartire.
Aspetto i vostri commenti.
di Virginia Mereu | Mar 5, 2011 | Aiuto per la mamma, Articoli principali, Doula, Esperienze di mamme
La mia esperienza di giovane mamma con una educatrice perinatale.
Quando aspettavo la mia prima figlia ero molto giovane, almeno per i canoni attuali moderni.
La mia gravidanza, a parte una iniziale fase con delle problematiche, era trascorsa serenamente, appena possibile ho iniziato il corso di preparazione alla nascita, nonostante avessi un diploma di educatrice Montessori, lavorassi nell’asilo nido della Banca d’Italia e fossi già ”ferrata” in materia di bimbi.
Il fatto di ritrovarmi con altre future mamme, che come me stavano attraversando un periodo bello ma delicato mi faceva sentire ancora più protetta ed a mio agio, aspettavo con gioia il giorno della settimana in cui ci saremmo potute incontrare e scambiare le nostre esperienze settimanali.
Al contrario di oggi che si fanno ecografie ogni mese o quasi, per monitorare l’evolversi della gravidanza all’epoca le cose erano più serene.
Andavo alla mia visita ginecologica una volta al mese o poco più ed allora essere con altre future mamme e parlare con loro delle progressioni dei nostri bimbi, dei movimenti nel pancione e confrontarci tra di noi ci rasserenava e mi faceva sentire al sicuro, nel luogo giusto.
In effetti sembra da come sono cambiate le cose, di parlare di un secolo fa, anche se invece sono trascorsi solo 29 anni, non ho nulla contro tutti i controlli aggiuntivi che si fanno ora, anche se forse un po’ si esagera a mio avviso, la mamma che aspetta un bimbo è una paziente e questa parola per me è sinonimo di malata
quando in realtà non è così.
Lo stesso Centro che frequentavo per il corso era anche il mio datore di lavoro dell’asilo nido, per cui molte delle persone che incontravo come moderatrici erano state anche mie insegnanti di scuola, per cui quando una persona fra queste mi propose un affiancamento al momento del rientro a casa accolsi con gioia questa possibilità.
La ragazza che mi presentò per l’affiancamento era una messicana che stava frequentando un corso di perfezionamento sul metodo Montessori, una mia coetanea stupenda, quanto dolce, delicata e riservata.
Dopo il parto, quando Valentina la mia piccola ed io siamo tornate a casa lei ha iniziato il suo percorso di affiancamento, dando un grosso contributo con la sua presenza sia per quello che riguardava un aiuto pratico ma soprattutto il fatto che fosse accanto a me mentre la stavo allattando, poterle confidare le mie incertezze, poter parlare della mia grande delusione riguardo al parto è stato fondamentale per superare il mio cesareo.
Mi ero molto preparata, con mio marito avevamo fatto un percorso fantastico per farla nascere e rispettarla nei suoi tempi, ma dopo aver fatto tutta la dilatazione ed essere arrivate in sala parto ci hanno dirottate in sala operatoria e la nostra bambina è nata attraverso un cesareo.
Lo sconcerto, la delusione, la rabbia, per non averla potuta vedere abbracciare coccolare proprio quando mancava poco, ed essermi svegliata dall’intervento in un ascensore è stato un trauma molto forte.
Il fatto che al rientro a casa quando mio marito era al lavoro ci fosse lei,Gloria questo è il suo nome, mi dava grande conforto, sapevo di avere una persona che mi comprendeva, mi ascoltava, mi consolava e mi metteva a riposo quando mi vedeva stanca.
E’ stata con noi per due mesi circa e Valentina le sorrideva e rispondeva con dei piccoli suoni alle sue parole o alle sue canzoncine messicane, è entrata a far parte della nostra vita della nostra giovane famiglia ed ancora la ricordiamo con affetto.
di Virginia Mereu | Mar 5, 2011 | Aiuto per la mamma, Articoli principali, Doula, Esperienze di mamme
Le esperienze di questi anni, gli affiancamenti fatti, le difficoltà incontrate, le mamme conosciute mi hanno spinto a scrivere su un argomento scottante quanto attuale come la depressione post- parto.
Tengo a precisare che non sono un medico o una psicologa, ho solo studiato psicologia a scuola ed essendo sempre stata affascinata dall’ aspetto emotivo della persona umana ne ho approfondito lo studio.
Inoltre io stessa in un periodo della mia vita ho fatto analisi e questo ha contribuito oltre che alla mia crescita personale anche a pormi in una posizione di ascolto maggiore verso gli altri e di ulteriore sensibilità.
La gravidanza e la nascita di un bimbo sono esperienze molto coinvolgenti, straordinarie, entusiasmanti per una donna, ma anche sconvolgenti, sia da un punto di vista fisico che psichico, a cui alcune volte non si è preparate.
Tutto ciò anche a causa della nostra cultura, poiché ancora adesso, si pensa che essere donna sia l’equivalente di essere mamma , ma non è esattamente così o almeno non per tutte.
Donne, come mamme, si diventa attraverso un percorso interiore a cui non ci si può sottrarre e con cui la mamma deve fare i conti prima o poi.
Per questo seguire un corso di preparazione al parto in cui le donne possano dialogare tra di loro, parlare con la conduttrice, esprimere i propri dubbi, le sensazioni, rivivere un po’ il proprio vissuto, è importante per conoscersi più a fondo e magari superare degli antichi conflitti.
Qui naturalmente escluderei quei corsi in cui ci sono molte coppie di genitori sedute in una sala in cui gli oratori vengono a tenere le loro lezioni di puericultura, psicologia, fisiologia e rilassamento,poiché non servono a molto, favorendo invece i piccoli gruppi in cui ognuno anche se timido, può trovare la forza di esprimere il proprio pensiero e il proprio vissuto.
Non ho avuto, nel corso della mia esperienza , mamme incorse nella depressione quando le ho conosciute ed affiancate prima della nascita del piccolo.
Non dico questo perché voglio arrogarmi il merito di ciò, ma perché a mio avviso la mamma che pensa di farsi sostenere da un’altra persona professionalmente preparata, che sente la necessità di investire su di sé delle risorse economiche è una persona particolarmente sensibile e che non ha il timore di guardarsi dentro e mettersi in gioco.
Per tornare all’investimento economico che una donna affronta quando decide di farsi affiancare da una doula questo ritorna come beneficio per tutta la nuova famiglia.
Lo sconvolgimento ormonale dovuto proprio al travaglio e al parto è molto forte e il sostegno che può venire da una persona esterna è importante poiché una mamma più serena è più disponibile, più rilassata con il proprio bimbo e di conseguenza con il proprio compagno.
Inoltre tutti i neo papà dopo pochi giorni, salvo eccezioni, rientrano al lavoro, altri non hanno proprio potuto assentarsi ed allora la mamma si ritrova nella solitudine più totale e questo può rivelarsi pesante.
Quando vengo chiamata a cose fatte,quando la mamma ed il piccolo sono a casa, quando cioè il problema si è già instaurato e la coppia sente la necessità di venirne fuori ,le cose sono un po’ più complesse, ma sempre risolvibili con un po’ più di pazienza.
Ritrovarsi sole, a casa, senza più il campanello accanto da poter suonare per avere un aiuto alle volte è destabilizzante e mette in atto delle crisi di panico che non si dimenticano facilmente.
Tornando alla depressione vorrei fare una precisazione; quando una donna ha avuto anche solo nella sua giovane età problemi di depressione, superati e magari anche quasi del tutto dimenticati nel momento in cui si affaccia alla maternità dovrebbe parlarne al suo medico di fiducia , o alla sua ostetrica e con la sua doula.
Questo per mettere alle persone che la affiancano di avere un atteggiamento più attento nei suoi confronti.
La depressione non è una vergogna da tenere nascosta,ma può essere una risorsa da cui ripartire.
Un altro aspetto da non sottovalutare in questo periodo è il fatto aver sofferto di disturbi alimentari quali anoressia o bulimia sono problematiche di cui parlare con serenità per ricevere supporto adeguato ed evitare altre sofferenze.
Infatti in un periodo così delicato come la gravidanza ed il parto possono riacutizzarsi anche se si sta bene con se stesse avere presente ciò significa permettere alle persone che si prenderanno cura della coppia madre-bambino di avere degli aiuti specifici.
Per concludere vorrei solo aggiungere un pensiero, impariamo a chiedere aiuto facendosi rispettare nella propria intimità, ma impariamo a chiedere, se siamo fortunate dalla nostra mamma, da una sorella, da una suocera, se ci sentiamo supportate, altrimenti facciamoci dare un aiuto economico per un aiuto esterno di un’educatrice perinatale, o doula, o aiuto madre e tutta la nuova famiglia ne trarrà gioia!!!
di Virginia Mereu | Feb 6, 2011 | Aiuto per la mamma, Articoli principali, Doula
Sono trascorsi 12 anni dalla mia apparizione nel web con il mio sito doula; ed allora mi sono detta, “perché non effettuare un bilancio di ciò che è stato da allora, cosa mi ha dato in più e se c’è stata una evoluzione nella mia professione grazie anche a questo strumento.
Devo dire che l’analisi non è stata poi così veloce come credevo fosse.
Prendere atto che sono trascorsi ben 12 anni è sicuramente un buon punto di partenza.
All’inizio la mia decisione di mettermi in gioco non è stata semplice, ma fui incoraggiata ed aiutata molto proprio da una mamma, divenuta un’ amica, in occasione del mio affiancamento per la nascita del suo bimbo.
Posso dire che ci siamo davvero aiutate a vicenda: lei con il suo bimbo mi spronava a mettere a disposizione di altre mamme la mia esperienza, e soprattutto far conoscere questa professione ad un’utenza allargata che poteva venire attraverso internet ,poiché se ancora oggi ci sono delle difficoltà a far comprendere alle persone cosa possa essere un’educatrice perinatale 12 anni fa era davvero un’ impresa pionieristica.
Io da parte mia credo di averla sostenuta proprio in una fase bellissima , ma altrettanto delicata ,di mamma inesperta e di moglie.
Così un po’ per gioco e un po’ per sfida ho iniziato il mio percorso!
Nella mia esperienza professionale ho partecipato a molti incontri, dibattiti, seminari che mi hanno dato molto, che mi hanno formato sotto un aspetto cognitivo per essere un supporto ed un ascolto attivo, ma ciò che più mi ha fatto crescere sono state proprio loro le mamme, le esperienze fatte accanto a loro.
Ognuna mi ha donato una parte di se, che mi ha permesso di crescere ed essere accanto a loro in modo speciale,unico.
Ho riscontrato che pur avendo problematiche simili c’è un approccio diverso per ognuna.
Fin dall’inizio ho dato importanza particolare agli incontri prima della nascita del piccolo o dei piccoli, visto che sempre più spesso mi capita negli ultimi anni di affiancare mamme con dei gemelli, prima di tutto per capire se c’è un feeling , se, come dico io, parliamo la stessa lingua, secondo poi perché la mamma ha sempre più bisogno di aprirsi e di parlare delle proprie esigenze.
Una tra le prime domande ,che mi pongono verso la fine della gravidanza durante i nostri incontri è,” io non mi sento affatto serena, mi vedo appesantita, poco attraente ed a momenti senza energie.
Cosa c’è che non va in me?.
Se altre donne sono riuscite perché io non riesco?Cosa mi sta accadendo?, è così per tutte? potrò mai tornare come prima?”
Altre volte invece,quando l’affiancamento avviene dopo la nascita, le mamme mi raccontano il loro parto ‘’naturale’’, poi, tracciandone il racconto,scopriamo insieme che di naturale ha avuto ben poco, ma c’è davvero un grande bisogno di ripercorrere quei momenti e comprendere al meglio ciò che è accaduto. Altre dopo un cesareo d’urgenza, scoprono che devono sorridere poiché il bimbo è sano e forte e poco importa se hanno voglia di piangere o rimanere sole:il loro compagno, i parenti, gli amici si aspettano questo e non altro.
No! non c’è posto per la tristezza, il palcoscenico è aperto, tutti si aspettano un atteggiamento di felicità ,e se la mamma non ha il tempo di fare una doccia, dare un’occhiata allo specchio o fare un pasto decente, allora le tornando alla mente le belle immagini delle modelle del giornale e mi chiede” allora sono io l’incapace?, sono davvero un’ingrata, cosa mi sta accadendo se non riesco a gioire fino in fondo per questo bimbo meraviglioso? Se non riesco a riprendere la mia vita.” Perché tutto ciò, mi chiedono.
Io non mi stanco di ripetere che siamo abituate, infatuate e rapite dalle pubblicità , dalle interviste con vip con il pancione sicure di sé, impegnate nella carriera, presenti ed efficienti in tutto, o neo mamme bellissime, attraenti, con dei bimbi splendidi, floridi all’interno di una casa magnifica, ordinata, dove tutto sembra naturale e la vita scorre meravigliosamente.
Ma la realtà è un’altra e non devono per questo sentirsi diverse o inadeguate, questo da modo di aprire veramente uno spiraglio e di sentirsi come sono realmente, senza veli e soprattutto senza essere giudicate .
Sono trascorsi 12 anni, le mamme sono cambiate in questo periodo,sono più mature e non solo perché la loro età è maggiore, ora sono più consapevoli che farsi dare un aiuto, un supporto non significa essere meno mamme, o non capaci ma semplicemente voler essere per i propri bimbi mamme migliori, più serene e attente e questa mi sembra un traguardo davvero speciale.
Naturalmente la strada è ancora lunga da percorrere, ma io non sono stanca, anzi le mamme, ogni giorno mi danno la forza nuova per poterla percorrere, sarebbe bello un giorno sapere che ogni mamma abbia accanto a se una doula con la quale condividere un tratto del suo percorso di vita.