Lorenzo diciotto anni dopo.

Lorenzo diciotto anni dopo.

Lorenzo diciotto anni dopo.

E’ con grande emozione e tanta gioia che riapro questa pagina dopo ben 18 DSCN2675-300x168anni, è già proprio la scorsa domenica, 26 dicembre 2011 abbiamo festeggiato la maggiore età di Lorenzo.

Abbiamo rivissuto con la mia carissima amica Letizia i nostri giorni con il pancione, poiché i nostri ragazzi sono nati con tre mesi e mezzo di differenza, a settembre la mia Silvia ed a dicembre il suo Lorenzo.

Quello che ha reso la nostra amicizia molto forte sono probabilmente quei mesi in cui abbiamo trepidato insieme per le nostre gravidanze, prima incerte, poi sempre più forti  dandoci forza a vicenda perché le cose si stavano normalizzando.

Al mattino facendo colazione insieme ed al pomeriggio riposando sdraiate sul suo o sul mio divano.

Poi finalmente la nascita della mia bimba Silvia dove accanto alle coccole del papà e della sorella Valentina e di me naturalmente Silvia poteva contare anche le braccia della zia Letizia.

A dicembre la nascita di Lorenzo, un’emozione grande, che ancora oggi  suscita in me un’infinita  dolcezza.

Ora poi sentirlo parlare della patente, vederlo lavorare con passione  nei momenti liberi dallo studio per acquistare questa benedetta moto è davvero una sensazione profonda.

E’ quasi inutile dire che l’amicizia tra le nostre famiglie si è intensificata nonostante il fatto che noi 2 anni dopo abbiamo lasciato la nostra casa di Roma di fronte alla loro e ci siamo trasferiti a Mentana.

Lorenzo e Silvia sono rimasti amici, grandi amici, i primi due anni trascorsi uno a casa dell’altro a giocare, a correre, a bisticciare, li ha veramente aiutati a crescere sereni  ed ora si vedono, si telefonano, si confidano e magari bisticciano ancora tra di loro. È  bello sapere che come noi due amiche Letizia ed io possiamo contare una sull’altra loro fanno altrettanto.

La cosa meravigliosa è sentire l’affetto incondizionato di un ragazzo così bello e simpatico che ho visto e in qualche modo ho aiutato a crescere insieme alle mie bimbe.

Grazie Lorenzo!!!

Il racconto di una esperienza

Il racconto di una esperienza

IL RACCONTO DI UN’ ESPERIENZA

Tra le tante storie di nascite delle quali sono stata testimone, ho scelto di raccontarvi quella che ho vissuto insieme ad una mia cara amica e vicina di casa, Letizia.letizia
Abbiamo trascorso insieme, tra gioie e paure, le nostre gravidanze (io ero tre mesi e mezzo avanti a lei) e quando è stato il suo momento, mi ha voluto accanto.

Ecco la cronaca di quel giorno memorabile!
8.30 : Letizia mi chiama, dice che durante la notte ha avuto delle perdite chiare miste a sangue. La raggiungo: capisco che si è rotto il “tappo” di muco che chiude l’utero. Lei si sente tranquilla e non ha contrazioni. Con il passare del tempo le perdite aumentano: alle 10 finiamo insieme di preparare la sua valigia e alle 11 siamo in clinica insieme a suo marito.

12.00 : Letizia è stata visitata da un’ostetrica, prima ancora che arrivi il suo ginecologo cominciano le contrazioni. Camminiamo per la stanza, ad ogni contrazione si ferma e respira. Di tanto in tanto le massaggio la schiena. Il marito preferisce restare fuori, perchè ha paura di vederla soffrire: ci scherziamo un po’ su. Poi il ginecologo la visita: siamo già a 4 cm di dilatazione! Letizia è spaventata, ma la tranquillizza il fatto che io sia lì. Le letiziaebambinoinfermiere la preparano: depilazione, disinfezione, poi le chiedono se ha bisogno di andare in bagno.

13.30: Le contrazioni sono piu’ forti e più ravvicinate. Letizia decide di sdraiarsi un po’ sul letto, cominciamo il rilassamento, mettiamo in pratica gli esercizi di respirazione che avevamo imparato insieme. Siamo a 7 cm di dilatazione e l’ostetrica le fa i complimenti per come si sta comportando!

Continuo a massaggiarla, le ricordo di lasciare arrivare le contrazioni senza irrigidirsi, respirando come ha appreso a fare. Ma il dolore è forte e Letizia si lamenta un po’: mi stringe la mano e non vuole più che mi allontani, neanche per uscire a parlare con suo marito, e fargli sapere come va. Le resto accanto ogni secondo, le suggerisco tempi e modi della respirazione, le parlo dolcemente cercando, quando è opportuno, di proporle immagini da visualizzare che la aiutino a rilassarsi: “Immagina di essere uno splendido fiore, guarda i tuoi petali di mille colori! Sentili che sbocciano, si aprono per portare alla luce il tuo piccolo!”

14.30: Ora le contrazioni sono davvero molto intense e ravvicinate. Il ginecologo la visita, il monitoraggio mostra che il piccolo sta bene.

15.30: La dilatazione è completa, andiamo in sala parto. Letizia mi dice che ha paura di non farcela, si sente esausta, non ne può più! la conforto, e cerco di rassicurarla quando sembra che il parto stia rallentando. Ci sembra di capire che il ginecologo potrebbe proporci una soluzione diversa, ci guardiamo, c’e’ un istante di incertezza, di paura. Ma 10 minuti dopo il piccolo nasce: con l’aiuto dell’ostetrica, che spinge sulla pancia di Letizia. E` nato!

L’ostetrica gli aspira il muco dal naso e dalla bocca, lo avvolge in un lenzuolo e me lo porge: Lorenzo mi guarda, i grandi occhi neri spalancati Mi avvicino a Letizia, ma lei non si sente ancora di prenderlo in braccio. Stremata e un po’ delusa, mi dice: “Ma è bruttino!” Allora lo stringo a me, lo coccolo un poco fino a quando l’infermiera non lo mette al caldo sotto la lampada.
Torno da Letizia, la abbraccio. Finalmente esplodiamo in un pianto liberatorio, un pianto di emozione e felicità. Letizia dice che senza di me non ce l’avrebbe fatta: non è vero, ma mi fa piacere. Le resto accanto durante il secondamento e mentre finiscono di darle i punti, poi riesco a lasciarla per pochi istanti e vado dal papa` per raccontargli tutto!ibambiniinsieme

Quando Letizia si è un po’ ripresa può tornare in camera. Le portano il piccolo, e li lascio tutti e tre mentre stanno insieme per la prima volta. Torno dalla mia piccina di tre mesi e mezzo : per lei, è nato un grande amico.

Gravidanza – Gestazione

Gravidanza – Gestazione

La gravidanza  e per cui la gestazione di una donna sono un periodo molto intenso nella vita e solo da pochi anni viene inteso come tale.

Un tempo le donne venivano cresciute per essere delle nutrici,  nessuna importanza veniva data alla loro educazione, e tanto meno alla loro formazione scolastica o alla loro cultura, tanto dovevano solo occuparsi della maternità e dell’allattamento dei loro bambini.

Naturalmente l’allattamento era esclusivamente un allattamento al seno e si protraeva nel tempo, anzi negli anni.

Oggi le cose sono molto cambiate, per lo più la gestazione e la gravidanza sono una scelta da parte della donna anzi della coppia, non avviene più in età  giovanile  ma in età avanzata a volte quasi alle soglie della fertilità e la scelta dell’ allattamento materno o l’allattamento artificiale, o l’interruzione dell’allattamento stesso, viene pensato, ed oserei dire deciso, con grande anticipo.

Io tengo sempre a far presente alle neo mamme che la gravidanza ed il parto non sono una passeggiata a Villa Borghese, che la natura impegna per una gestazione  nove mesi, o se preferite 40 settimane  per dare alla futura mamma la consapevolezza e la capacità di entrare in questa nuova veste, ed alle volte neppure questo tempo è sufficiente per essere pronte.

Questo però non vuol dire che non si è adeguate, anzi io penso esattamente l’opposto, che la sensibilità della persona, la ricerca di una perfezione o quanto meno il voler essere migliori per sé ed il proprio neonato implica un periodo di incertezza, di destabilizzazione ma che se aiutato può essere molto importante e trasformarsi in un punto di forza per la mamma.

Il pianto del neonato

Il pianto del neonato

Il pianto del neonato è senza dubbio una delle cause di grande stress da parte di neo mamme e la cosa non deve meravigliarci, lo stress della mamma è causato dall’impotenza, dal fatto che nonostante lei si prodighi per il benessere del suo neonato lui continui ad avere un disagio e che lo esprima attraverso il pianto.

Molte volte le mamme mi dicono, il neonato è pulito ha mangiato, ha fatto il ruttino, ma non riesco a  capire, piange e non riesco a consolarlo ed io mi sento completamente inadeguata.

Il pianto è l’unico mezzo che il  neonato ha per esprimere un disagio e le cause possono essere molte, un dolorino al pancino, una bolla d’aria che non riesce ad uscire, un problema di reflusso gastro- esofageo.

Un pediatra neonatologo mi diceva che negli ultimi anni l’incidenza di questo problema nei neonati è aumentato del 120%  una percentuale che indubbiamente fa riflettere.

Ma le cause del pianto del neonato possono essere anche non soltanto di origine fisica, può sentirsi solo.
Si, esattamente, può aver bisogno di coccole.

Io faccio sempre questa osservazione con le neo mamme durante tutta la gestazione, che come tutti sanno può terminare alla 40 settimana, il bimbo è all’interno dell’utero, dove può toccare le pareti e provare sicurezza, è continuamente massaggiato dall’acqua che ha intorno, pensiamo a noi nella vasca da bagno ed al piacere che proviamo, avvolto in una temperatura a lui congeniale.

Inoltre non dimentichiamo che ascolta il battito del cuore della mamma, la sua voce, tutto questo è per lui fonte di grande sicurezza, ed allora perché non dovrebbe sentirsi solo perché non dovrebbe esprimere un bisogno di stare tra le braccia della mamma, o del papà?.

Molti mi dicono: allora è già viziato, già ha compreso le braccia, cosa significa? Perché non dovrebbe essere più sereno se lo abbiamo in braccio? A pensarci bene, se noi dobbiamo affrontare un piccolo intervento o abbiamo un dolore cerchiamo di stringere una mano amica, tutto ciò non attenua il dolore vero e proprio, quello rimane, ma la nostra percezione cambia e lo sopportiamo meglio, perché per un neonato dovrebbe essere diverso.

Io quando affianco una neomamma ed il neonato piange disperato  le chiedo  di prenderlo e di parlargli con dolcezza, spiegandogli che lei è lì per lui che sta cercando di comprendere quale sia il problema e di aiutarlo di avere pazienza che insieme lo risolveremo.

Comprendo perfettamente che una neomamma, vorrebbe vedere risolto in un click, poiché oggi è così che siamo abituati, il pianto del suo neonato; vorrebbe che la stanchezza di una gravidanza e di un parto, a volte spontaneo altre cesareo, fossero subito alle spalle, ma non è così semplice e veloce, c’è bisogno di tempo c’è bisogno di aiuto da dedicare a se stesse per poter tornare ad essere serene oltre che in forma.

In fondo un neonato è tale fino a 40 giorni e cosa sono di fronte a una vita?

Racconta il tuo parto

Racconta il tuo parto

Proprio ieri parlando con una mamma che ho affiancato nel settembre del 2009, mi manifestava la sua esigenza di scrivere a proposito del suo parto immaginato in un certo modo e poi finito in tutt’altro modo, un cesareo d’urgenza con tutte le implicazioni psicologiche e fisiche che questo determina.Roman-300x200
Poichè non sempre le cose vanno come si vorrebbe, come si è sognato, e questo da origine a problematiche che vanno in qualche modo affrontate.
Allora anche poter fissare sulla carta ciò che è accaduto può essere di grande aiuto.
Aspetto per questo i vostri racconti belli ma anche le vostre esperienze sul parto che non sono andate come avreste voluto.
A presto dunque, questa è la vostra pagina.

La nascita di Joel

La nascita di Joel

LA MIA AVVENTURA

tutto e’ iniziato con 2 righine rosa, così piccole e deboli da non poter credere che miioel avrebbero cambiato la vita ed invece…
oh! …. 2 righine, una vita , 2 vite , la mia e la tua, piccolo essere ancora sconosciuto ma già forte ed imponente nella tua presenza.
sono una donna , fonte di vita , ora lo so, 2 righine, una vita, sono UNA MAMMA!
fiera ed emozionata nell’essere stata scelta per il viaggio che lo condurrà al mondo, mi preparo.
Ok, ce la posso fare.
Inizio il mio iter di analisi , ecografie, visite, ed ancora analisi ,ecografie visite e…
fermi tutti , sono una donna, culla di vita, casa e tempio del mio bimbo, non una ragazza che per sbaglio e’ incappata in una malattia, e allora?
Il magnifico viaggio di 9 mesi che viene illustrato nei libri e giornali e’ solo questo?
analisi , visite? ho una vita dentro di me, non un mal di pancia, UNA VITA.
Per ora sono sola con questo pensiero, lo tengo per me, quasi impaurita nel confessarlo, sarà si una vita, ma tra tante, di donne come me ce ne sono milioni e di vite come lui anche, i 30 minuti di visita bastano , ci sono altre donne che aspettano fuori, il bimbo cresce , e’ tutto ok, ci vediamo tra un mese.
Un attimo, ho mille domande da fare, ho bisogno di più tempo, di attenzione , ma non alla mia pancia, scusi dottoressa cosa mi succede dentro? intendo dire a livello emotivo, celebrale, cosa sono queste sensazioni, paura ,smarrimento, ricordi lontani e nascosti, di infanzie dimenticate un tempo ed ora cosi limpide, forti travolgenti, ho paura, so che ce la farò come molte prima di me, ma ho paura, devo avere paura della paura? e’ sbagliato? forse io sono sbagliata forse…
Signorina ci vediamo tra un mese, non si preoccupi il bimbo sta bene,
Grazie per il suo aiuto.
Ok vado in libreria, ne avranno scritti di libri sull’ argomento: lo stato emotivo della donna incinta, come vive il nuovo arrivato e come il nuovo arrivato vive lei.
Si ne hanno scritti, molti forse troppi, quale sarà quello giusto per me? quale?

Passano i mesi in maniera travolgente e veloce, ora sono al 7 °, la pancia si fa ingombrante, i pensieri pure, provo a renderli parte di me, delusa dal fatto di non potergli dare spazio perché incapace di comprenderli.
Sto andando nella strada giusta? forse no, forse mi sfugge qualcosa, non dovrei sentirmi sola ed incompresa, no non dovrei.
Ed ecco che arriva lei, la mia Zietta preferita così la chiamo
Una pancia,una mamma, una donna,
– e’ si una mamma, una donna, un po’ intimorita perché, vorrei capire ,vorrei chiedere , sapere
– senza fretta, con calma .
– senza fretta?
e’ iniziata cosi, un po’ per caso un po’ per destino, la mia “seconda gravidanza”, seconda perché da quel giorno e’ stata tutta un altra cosa.
Ad ogni dubbio, domanda o pensiero ho iniziato a chiedere a lei, forte ogni giorno che passava del fatto che in fondo le mie domande non erano stupide.
Ogni donna in questo periodo di evoluzione e’ assalita da dubbi, ricordi, sentimenti contrastanti , perché diciamolo, prima di mettere al mondo il nostro cucciolo ci sentiamo in dovere di analizzare la nostra vita, capire i nostri difetti. Fare silenzio intorno per comprendere meglio.
Il tempo per fare tutto questo c’è, sono sola nella fredda e grigia Milano io, il mio pancione e la mia tesi di laurea, il mio bimbo nascerà a primavera proprio a maggio e con lui affronterò il mio esame finale niente male no!….
Manca poco, e’ ora di prepararsi seriamente, anche perché fino ad ora a parte la teoria puramente ostetrica non ho in mano nulla, zietta ci sei?

Lei vive e lavora a Roma però è molto presente in questo periodo per cui quando arriverà il momento salirà da me.

Si parte!!!
Via allora : respirazione , contrazione, rilassamento, regole base per un buon travaglio,
Cosa ne pensi del parto attivo? travaglio in acqua? se mi fanno il cesareo ? vorrei il mio bimbo sempre con me, anche in ospedale, e’ cosa buona? si può fare? e se non riesco ad allattare?
– respirazione, contrazione, espirazione, rilassamento.
Il potere e’ realmente nelle nostre mani, o in questo caso nella nostra pancia,
Il parto e’ un processo estremamente naturale , che va avanti da milioni di anni, scritto in modo indelebile nel dna, nella nostra mente, nella nostra anima,
fidati di te , del tuo bambino e di me se vorrai.
non manca più nulla ormai, il tempo e’ finito
Partorirò a Milano, ci sarai anche tu ?
Sto arrivando
Sono con lei ora, e mi sento più sicura, forte e fiduciosa,
ha esperienza e gentilezza commovente se paragonata a quella dei miei dottori,
mi porta a rispondere alle mie stesse domande attraverso riflessione,
non impone mai le sue idee , e non boccia mai le mie, seppur strambe, non impone nulla di lei , ne nei modi ne nei pensieri, mi accompagna dentro e fuori i pensieri e nelle sensazioni in modo discreto, fluido , perfetto per me, ragazza strana, dalle idee folli, da tenere sotto controllo, dicevano i medici.
Sono dieci giorni che siamo insieme, e del grande evento non si vede ancora l’ombra.
Credevo di arrivare impaziente alla fine, ed invece… ho assaporato ogni singolo giorno di quell’ ultima attesa, insieme a lei, lunghe passeggiate per smuovere il mio pigro bimbo, chiacchierate rilassanti davanti ad una tazza di the, e la ricerca di un ospedale che abbia voglia di accogliermi.
Zietta vorrei partorire al Buzzi, li fanno parto attivo, posso tenere il bimbo con me 24 ore su 24 , c’è’una vasca per il parto in acqua
-Non ci sono i posti
-Ma io vorrei il Buzzi
– Troveremo il posto vedrai.
– Ok

A 9 mesi e 10 giorni la nostra tattica a avuto i suoi effetti.
Il 23 maggio alle 16.00 si presenti per il parto signorina.
– Ci siamo Zietta, ci siamo!…, io il bimbo, tu ed il Buzzi, sono pronta.
Per non rischiare di finire in balia dell’agitazione al mattino mi recai a scuola come di abitudine e
alle ore 15 esco da scuola, lei e’ li, con la valigia in mano ed un sorriso sicuro stampato sul viso
– andiamo?
-Si!
Alle 16 avviene il ricovero, con fare sicuro mi avvio al reparto, mi cambio, mi rilasso, non ricordo agitazione, ma tranquillità,
Non ricordo solitudine, smarrimento, paura.
Ricordo fiducia, piena dentro di me accanto a lei,
Con tutta l’ incoscienza che fa parte di me ho iniziato a non pensare ,
Il parto e’ cosa naturale, avverrà tutto da sé, ovviamente con mia partecipazione concreta quando sarà il momento.
Per il resto c’e’ lei, a ricordarmi ciò che e’ meglio e come farlo al meglio,
Sarà lei a guidarmi, sarà’ i miei occhi e le mie orecchie, perché nel tumulto che ci sarà sicuramente perderò eventi parole e sguardi.
Sarà lei a catturarli per me.
Lei e’ la persona giusta, perché non vivrà il turbine di emozioni tipiche di mamme, non si farà sopraffare dalla paura se ci dovessero essere complicazioni, e’ la mia zietta preferita ma è una persona esperta, sa ciò che vorrei per me e per il mio piccolo ne abbiamo parlato tante volte.
Sono in buone mani.
Passa la notte , il mio piccolo principe e’ ancora ancorato alle pareti del mio utero, lei mi è accanto , con un occhio chiuso ed uno aperto, pronta ad aiutarmi nel caso in cui ce ne fosse bisogno,
e’ ancora tutto tranquillo, dormo.
E’ mattina, ed e’ ancora tutto tranquillo, ma allora piccolo amore, che dobbiamo fare?

ore 12, inizio parto indotto, arrivano le prime contrazioni, lei e’ andata a cambiarsi, arriverà presto,
tranquilla arriverà.
altre contrazioni
Eccola!
Zietta stavolta ci siamo
– inspirazione , contrazione, rilassamento,
– oddio non mi ricordo più come si respira? come si fa?
– Facciamolo insieme, inspirazione , espirazione, gonfia la pancia , sgonfia la pancia
– ecco una contrazione , eccone un’altra, iniziano ad essere forti, molto forti…
Ero convinta, con molta presunzione, che io non avrei urlato come le altre donne, perchè io ero forte sopra ogni cosa.
Confesso: ho urlato, minacciato il suicido e trattato male qualche ostetrica ma a parte ciò vi dico che mi sono divertita, ho riso, molto insieme a lei, punto fermo in un grande via vai generale , ho riso per le mie uscite e per le sue risposte, ho riso del mio dolore e di come reagivo a ciò, ho riso del mio viso, un po’ provato , ho riso della forza che ho richiesto a lei per sorreggermi nei momenti più duri, non so quante volte mi sono aggrappata a lei, l’ho stretta e abbracciata per dar sollievo al mio dolore, e ridevo vedendo il suo, schiacciata da una donna stanca con un enorme pancione .
Ecco l’ostetrica che ricompare, ma mi sembra diversa, non che avessi prestato molta attenzione ma … a si la prima aveva finito il turno ed e’ andata via
Altra visita per dare modo di capire a che punto siamo
Sono sfinita penso non ce la faccio
– si vedono i capelli, ci siamo dice l’ostetrica vuoi vedere?
– portatemi uno specchio uno specchio.
Oh!… il primo sguardo posato su di lui … che riccioli meravigliosi ho pensato.
– ci siamo Raffaella mi sono detta ora devi iniziare a spingere, ora ? sono ore che sento il bisogno di spingere e me lo impedite, ed ora che sono stanca mi chiedete di farlo,
-coraggio, un ultimo sforzo,

vado in sala parto, mi appoggio a lei, mi sorregge , mi accarezza, mi massaggia,
mi dice quando spingere, quando rilassarmi, quando spingere ancora , è proprio ora,
-spingi mi dicono tutti
-sono stanca,
-un ultimo sforzo, ecco la contrazione, –
-spinga signora, spinga
– prendi l’orario appena tutto il corpicino e’ fuori, non mi fido di quello che scrivono i dottori,
– tranquilla
-spinga!
arriva la contrazione , io spingo o faccio finta, non so ero troppo frastornata per capire bene se lo immaginavo o lo facevo, lei e’ dietro di me , mi mette una mano dietro la nuca,
– spinga
mi alza la nuca e mi spinge il mento sul petto, il bimbo esce,
– 16.04 è nato JOEL annuncia la mia Zietta
io sorrido, mi porgono quel piccolo pargolo sul petto, sul seno, lo guardo,
il dolore e’ svanito, improvvisamente e meravigliosamente.
Lo guardo, e’ un piccolo alieno, gli do il benvenuto, gli conto le dita, devo dire che non mi importava nulla di quante dita avesse, ma dicono che tutte le mamme controllano queste cose , meglio non essere da meno.
Arriva l’ infermiera, vuole portarlo via per il bagnetto, non voglio che il mio bimbo si immerga nel primo contatto con il mondo tra le mani di una sconosciuta,
– signora può farlo la mia zia il bagnetto ?
l’ infermiera mi guarda un po’così ma non mi interessa, il bimbo e’ mio,
Zia va , mi giro per dare un occhiata, sono curiosa, la vedo attraverso lo specchio, vedo il suo viso, le sue espressioni di pura dolcezza, i sorrisi che rivolge al mio amore, posso imparare molto da lei , mi dico, trasmette dolcezza, tenerezza e sicurezza, Joel non le toglie gli occhi di dosso è tranquillo sereno.

Poco dopo torna, con il piccolo , vestito con il suo piccolo completino bianco, me lo fa vedere, mi chiede se lo voglio prendere, le chiedo un attimo di tempo per realizzare il nuovo stato, ora siamo due entità separate, ora sono di nuovo me, ho bisogno di un minuto.
Arriva l’ infermiera, lo deve portare a far la visita, non posso rifiutarmi,
Zia lo posa delicatamente tra le braccia dell’ infermiera,
In un momento di lucidità penso: ma Joel non ha pianto? guardo zia un po’ intimorita pronta a porgli la mia domanda quando sento il piccolo piangere, la guardo allora stupita,
Joel ha pianto solo ora, ora che e’ tra le braccia di una sconosciuta; non ha pianto con me , non ha pianto con lei, sono proprio fortunata mi dico compiaciuta di aver preso la decisione giusta il giorno in cui mi sono affidata a lei.
Mi portano nella ” sala di controllo “, arriva con me anche Joel, lo prendo in braccio, lei si avvicina lo sistema vicino al seno, il piccolo annusa e si attacca, con una spontaneità strabiliante, che cosa incredibile la natura!
Il latte arriverà mi dice, devi solo tenere accanto il bimbo.
Fa un po’ male all’ inizio ma poi vedrai che passa, è ora di andare in camera, decido di rifiutare la carrozzella, ho partorito non sono stata operata,
Raffy non c’e’ bisogno di fare l’ eroina,
Perchè no’!
inizio a camminare prendo l’ascensore mi avvivo per il corridoio, mi devo sedere , mi gira la testa, cavolo se solo ascoltassi di più!
Arrivo in camera, mi portano Joel, dorme tranquillo nella sua culla, anch’ io riposo.
Con un immensa gratitudine nel cuore, mi addormento, non ricordo se l’ho ringraziata abbastanza per tutto ciò che ha fatto per me.
Lo farò domani.

Pin It on Pinterest